Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA BEFFA DEI FONDI SOVRANI: FARE SHOPPING CON IL PETROLIO

PetrolioA me questa storia dei fondi sovrani proprio non va giù. Mi spiego meglio. I fondi sovrani, nati soprattutto nei paesi esportatori di petrolio (Emirati Arabi, Qatar, Kuwait) vengono utilizzati per investire i surplus fiscali derivanti dalla vendita del petrolio.  Che ci piaccia o no, con un patrimonio che sfiora i tre mila miliardi di dollari sono tra i pochissimi investitori liquidi in tempi di crisi come questo, e suscitano sentimenti contrastanti. Come una bella donna, che si vorrebbe corteggiare ma che si teme ci faccia soffrire, i fondi sovrani da una parte portano liquidità in un momento in cui le banche non stanno facendo il loro mestiere, dall’altra possono portare ad interferenze da parte dei governi stranieri (non sempre democratici) nella gestione delle imprese in cui investono.
Ora questi fondi stanno guardando con crescente interesse al nostro Paese pronti ad abbassare i target dimensionali dei loro investimenti. “Una manna per il Made in Italy” chiosa Il Sole 24 Ore. Mah, dipende dai punti di vista. La chiave di volta caro Il Sole 24 Ore e cari rappresentanti politici che andate a batter cassa in questi paesi, non è trovare il modo di essere credibili per attrarre i loro investimenti. Vi siete accorti che loro ci stanno comprando con i nostri soldi? Non mi è venuto il dubbio che forse sarebbe meglio cercare nuovi modi di produrre energia per non richiede a loro con una mano quello che gli diamo con l’altra?
Quando sento che il mercato dell’auto è fermo la prima cosa che penso è: “Per forza, perché dobbiamo comprare delle auto che sostanzialmente sono uguali a quelle che abbiamo già? Costruite delle auto ad energia solare o ad acqua di mare, che non inquinino e che abbiano costi accessibili, e vedrete come si impenneranno le vostre vendite!”
Sono finiti i tempi in cui l’auto era anche e soprattutto uno status symbol. Finito vendere l’anima al diavolo per potersi permettere un auto da 60 o più mila euro! Oggi per i giovani è “figo” ciò è Green e sta scemando sempre di più l’appeal della proprietà esclusiva a vantaggio di altre forme come il noleggio e la condivisione. Pensiamo al successo di Uber, che sta mettendo in crisi il mercato delle licenze dei tassisti. La società americana, attraverso un app scaricabile su smartphone, offre ai propri clienti una rete di trasporto che collega passeggeri e autisti. Ma non si tratta solo del tradizionale noleggio auto con conducente. Con un click la richiesta di un passaggio viene inoltrata ad un qualsiasi cittadino nei paraggi, il quale, avendo dato la propria disponibilità alla società, dietro corrispettivo si recherà dal richiedente per condurlo dove desidera.
Cari politici, se i costruttori di auto per miopia si ostinano a perseguire un concetto superato di mercato, invece di andare in Qatar a convincere qualcuno a comprarci puntate su un diverso sistema di viabilità. Perché in Olanda o nei paesi nordici, con un clima molto più rigido del nostro, è molto più diffuso l’utilizzo della bicicletta?
Le nuove generazioni sono molto ricettive nei confronti delle novità. Il cambiamento arriverà comunque dal basso, da tutti noi. Se aspettate che gli arabi ci abbiamo comprati come faremo poi a dirgli che non abbiamo più bisogno di loro?

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