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Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

QUANTO VALE IL LAVORO DEL CONTABILE?

Lavoro del contabile
Quanto vale il lavoro del contabile?

Spesso mi sono spesso imbattuta su Linkedin nelle lamentele da parte dei contabili su come il nostro lavoro non venga sufficientemente valutato dagli imprenditori.

Le frasi più ricorrenti sui contabili sono: non producono – sono un ostacolo –  sono solo un costo – sono i primi ad essere lasciati a casa in caso di difficoltà. Persone licenziate scoprono dopo anni di onorata carriera che la loro professionalità non vale un tubo ed entrano in crisi. L’idea che mi sono fatta in generale è che il tasso di frustrazione fra i contabili sia piuttosto elevato.

 

Cari colleghi, se questa è la situazione, prima di trovarci con le pezze al culo forse è meglio che ci facciamo delle domande.

 

Che gli imprenditori siano tutti dei cretini ne dubito, quindi bisogna cercare di andare all’origine del problema per analizzarlo e poterlo scardinare.

 

In passato la figura dello Scriba era molto apprezzata dalla società. Apparteneva ad una casta molto potente, ammirata e ben retribuita, che svolgeva compiti amministrativi e si occupava di scrivere e copiare testi religiosi.

 

Poi nel tempo cosa è successo? Piano piano la professione ha perso il suo appeal, forse a causa della troppa burocratizzazione che ne ha svilito i compiti. Sino ad arrivare ai giorni nostri e al famoso Rag. Fantozzi. Fantozzi è entrato nell’immaginario collettivo come esempio di uomo mediocre, privo di abilità e suddito psicologicamente del potere. Non è un caso che faccia il ragioniere, e di certo la sua parodia non ha aiutato la nostra categoria, che già da tempo non era più in cima alla lista delle professioni più ambite.

 

Ma cosa è diventato oggi il contabile? Ha ancora senso questa figura intesa come il classico ragioniere che registra le fatture, paga i fornitori e versa le imposte? Oppure si deve evolvere in sintonia con i cambiamenti economici e le evoluzioni sociali?

 

Da una parte noi percepiamo il nostro lavoro come un’attività di valore, ma dall’altra per l’imprenditore sembra non essere così. Allora forse tutto questo valore che ci vediamo noi probabilmente non c’è. Dove sta il valore allora?Non nella semplice registrazione di fatture (molte imprese stanno esternalizzando l’inserimento di dati in Bulgaria o in Polonia), ma nel fornire i numeri per la gestione.

 

Personalmente sono convinta che la contabilità tradizionale debba virare sempre più verso il controllo di gestione a tutti gli effetti.

 

Ecco allora, per come la vedo io, che se vuoi diventare un contabile 2.0 devi essere:

 

 1) Analistista e gestori di numeri. I numeri possono girare in tanti modi e la loro esposizione può dare luogo a diverse chiavi di lettura. Gestire vuol dire non solo trascrivere ma anche e soprattutto padroneggiare i numeri. Chi deve fare scelte strategiche deve poterli leggere.

 

Non basta tenere i conti in ordine, devi anche saperli presentare, e la tua conoscenza contabile può essere di supporto per meglio esporre nella reportistica determinate informazioni mettendo in risalto le voci più care ai vertici aziendali.

 

2) Architetto di sistemi, ovvero attivatore di processi strategici all’interno della struttura.  Per fare questo devi rimanere costantemente formato e informato, ed è indispensabile che ti apra al confronto con chi fa il tuo stesso mestiere, perché le idee e la consapevolezza di come puoi migliore la tua attività spesso vengono guardando l’orto del vicino.

 

3) Educatore nei confronti delle altre figure aziendali, senza peccare di presunzione ma aiutando la struttura e soprattutto i vertici a capire l’importanza dell’aspetto contabile.

 

4) Informatico, perlomeno quel tanto che ti basta per poterti interfacciare con la Software House. Per evolverti verso l’ambito più gestionale, devi avere un minimo di cognizione di causa sulla parte informatica, perché se conosci il sistema sai sempre come muoverti nella massa dei Big Data.

 

5) Gestore dei flussi di cassa e dei rapporti con le banche. Non c’è dubbio che in tempi di crisi di liquidità la parte finanziaria sia diventata sempre più importante per le aziende. Non per niente il classico ragioniere-tesoriere è sempre stato il braccio destro del piccolo imprenditore. A mio avviso devi curare sempre di più l’aspetto finanziario, soprattutto se la realtà è piccola e non c’è la divisione dei ruoli fra chi segue l’aspetto contabile e chi segue la finanza. Quindi se hai la possibilità di gestire i rapporti con le banche costruisci delle relazioni di qualità con i tuoi interlocutori. Presenta un bel bilancio, chiaro e completo, perché la forma è anche sostanza e dare “un bel vestito” ai numeri li fa parlare al meglio delle loro possibilità. Ho visto costruire carriere granitiche e pagatissime sulle relazioni con il sistema bancario.

 

Ecco, se vai a cercare quel plusvalore che puoi dare all’azienda e dai un reale contributo alla gestione, vedrai che te lo riconosceranno.

 

Poi l’imprenditore che non ti capisce ci sarà sempre, come ci sarà sempre l’imprenditore che farà finta di non capirti e sminuirà il tuo lavoro semplicemente per pagarti di meno. Ma tu non puoi dare per scontato che fare bene un lavoro che è percepito come adempiere ad un obbligo burocratico possa avere un valore in sè, perché l’imprenditore sa benissimo che se versa le imposte in ritardo al massimo rischia una multa e che oggi per il falso in bilancio non va  più in galera nessuno.

 

Allora fatti una domanda: quante volte sei stato soddisfatto per avere fatto una quadratura, o un lavoro preciso e ti sei gasato perché ti sei sentito bravo e competente? Ma era così importante per l’imprenditore quella quadratura o andava bene anche un lavoro meno accurato ma fatto nella metà del tempo, magari passando l’altra metà del tempo a fare qualcosa che gli dia degli strumenti di valutazione? Ti dedichi abbastanza a questo valore aggiunto che può fare la differenza?

 

Poi, in base alla regola aurea del “fai e fai sapere”, devi riuscire anche a dare enfasi alla tua attività e tirare fuori un minimo di anima commerciale per poter vendere bene il tuo prodotto. Devi trovare il modo di comunicare a colleghi e imprenditori che i numeri che estrapoli sono elementi utili per trovare soluzioni di risparmio o strategiche, per far sì che il tuo lavoro sia percepito come uno strumento utile dell’attività aziendale e non come un insieme di numeri e fatture chiuse in una stanza.

 

Altrimenti rischi di venire percepito come un semplice passacarte, come il Rag. Fantozzi.
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