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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

PERCHE’ A VOLTE INFRANGIAMO LA LEGGE SENZA ACCORGERCENE

Aggiornato il 18 settembre 2024

Quando non sappiamo di delinquere

 

Quante volte commettiamo un’infrazione senza che ce ne accorgiamo pensando che si possa fare?

La riflessione mi è venuta leggendo questo interessantissimo articolo  del Corriere della Sera, relativo ad una lettera aperta di una ricercatrice italiana che lavorava per il gruppo Volkswagen dal titolo “Se cerchi l’auto perfetta, fai la furbata. Poteva succedere pure a me”.

PERCHE INFRANGIAMO LA LEGGE

L’articolo mi ha colpito molto perché dimostra come a volte tutti noi possiamo infrangere la legge in funzione di quello che ci viene ordinato, della nostra scala di valori, o del famoso “fanno tutti così” che in cuor nostro giustifica qualsiasi infrazione collettiva.
Riporto il passaggio chiave dell’articolo, quello che mi ha fatto pensare parecchio: “OK, sto imbrogliando, ma non faccio male a nessuno. Chi non ha mai copiato a scuola? Io ho copiato tante volte ma nessuno mi ha mai accusato per questo motivo di associazione a delinquere. E chi ha spiegato a me, ingegnere, che questo sotfware non è legale? Perché la legalità non è ovvia. La legalità si spiega, si impara e si aggiorna tutta una vita e alla fine c’è sempre qualcosa che non si sapeva.”
Ecco un problema che viene a galla prepotentemente, quello di conformarsi a delle regole aziendali che magari non sono proprio corrette, o addirittura discostarsene pensando che sia un peccato veniale, senza rendersi conto fino in fondo che si sta commettendo un illecito, e magari anche abbastanza grave.

LA MANCANZA DI CONSAPEVOLEZZA

Appartengo ad un Organismo di Vigilanza, che ha il compito di verificare all’interno di una azienda che venga rispettato un codice di comportamento in prevenzione di alcuni reati previsti dalla legge 231/01, e spesso riscontro questa mancanza di piena consapevolezza. A volte il dipendente non si rende conto che il comportamento che sta adottando non è affatto lecito come pensa. L’azienda allora deve informare e poi controllare che tutti siano informati.

L’ESEMPIO DEI SUPERIORI

Ma oltre all’informazione ci deve essere il buon esempio, e tutto quell’insieme di norme non scritte, di usi e costumi, di “aria che si respira” che spesso e volentieri contano più delle parole e della carta. Mi riferisco in particolare al comportamento dei superiori, perché è capitato di sentirmi dire che “sì, lo sapevo che non andava fatto. Ma poiché i superiori non potevano non sapere, e non dicevano o facevano niente per evitarlo, allora voleva dire che si poteva fare”. Quando l’atteggiamento dei superiori è ambiguo, può essere molto difficile per i sottoposti capire con chiarezza che comportamento seguire.
Poi c’è la posizione di chi non è direttamente interessato all’illecito ma che non ha il coraggio, la forza o l’onesta di denunciare il collega, in un clima di omertà che diventa complicità senza piena consapevolezza, forse perché sin da piccoli ci hanno insegnato “che non si fa la spia”.

 

In Italia tra l’altro c’è una tendenza particolare a sottovalutare ogni comportamento non proprio ortodosso, e uno dei nostri maggiori demeriti è proprio quello di essere particolarmente abili nell’aggirare le norme, nel sottovalutarle, nel disconoscerle nel nome di un atteggiamento collettivo.

 

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