Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

CHE FACCIO: LO DICO O NON LO DICO?

DIRE O NON DIRE
Che faccio? Lo dico o non lo dico?
Un dilemma in cui si imbatte spesso un onesto lavoratore è il seguente: evidenzio una problematica che mi fa fare una bella figura ma comporta un maggiore impegno da parte mia, oppure me ne sto zitto zitto e faccio finta di niente per non avere la rottura di scatole di dover gestire un lavoro aggiuntivo?

 

Confesso che anche a me è capitato di rendermi conto che potevo procurare all’azienda un beneficio non previsto rompendomi le scatole nel reperire i documenti, e che ho avuto la tentazione di stare zitta per non avere una rogna in più. Poi però ho una mia etica professionale, e tengo molto all’azienda per cui lavoro che mi dà pane e soddisfazioni da più di 15 anni, per cui ho sempre fatto quello che dovevo fare, casomai cercando di mettere in evidenza quello che stavo facendo in più.

 

Ma ad un impiegato più operativo, magari un contabile che per l’imprenditore è considerato poco più di “un costo che non porta ricavi all’azienda”, chi glielo fa fare?

 

Da quando ho scoperto che ciascuno di noi tende a rimanere in quella che viene chiamata “la zona di comfort” non me la sento più di tanto di biasimare chi non si espone per non avere scomode conseguenze, visto che comunque fa parte della natura umana opporre resistenza al cambiamento, e la contropartita nel portare un vantaggio inatteso all’azienda purtroppo spesso è inesistente.

 

Tutto ciò dipende dal fatto che ancora oggi, nell’anno 18 Dopo Google, si pensa che la maggior parte dei lavori sia valutabile in ore lavorare anziché in obiettivi raggiunti o risparmi ottenuti. A parte alcuni settori aziendali, come ad esempio quello commerciale dove si danno obiettivi ed elasticità di orari a profusione, in molti altri ambiti lavorativi siamo ancora a livello di “Cina e Vietnam”.

 

Con il vecchio metro di misura è naturale che la maggior parte delle persone, se può, si adagia ed evita qualche complicazione in più. La culla di questi comportamenti senza dubbio è la pubblica amministrazione, e i disastri che ne conseguono sono sotto gli occhi di tutti. Ma anche nelle imprese private le sacche di inefficienze e i costi occulti dovuti a questo tipo di mentalità ormai non si contano più.

 

In assenza di stimoli esterni ci si affida alla coscienza dei singoli e alla loro motivazione intrinseca, ma più il livello del dipendente è esecutivo e più rifuggirà dai comportamenti virtuosi se non gli danno alcun vantaggio, né in termini economici, ne in termini di soddisfazione personale o approvazione sociale.

 

La soluzione? Staccarci sempre più da una visione di compitino a ore e lavorare sempre più per obiettivi anche per le mansioni meno qualificate, magari attraverso orari flessibili o lo smart working.

 

Sempre che i sindacati ce lo lascino fare.

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