Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA CASSIERA DEVE ESSERE DONNA?

LA CASSIERA DEVE ESSERE DONNA
La cassiera deve essere donna?

 

Non so se ci avete fatto caso, ma quando andate nei supermercati o nei centri commerciali solitamente alla cassa trovate delle donne. Personalmente le poche volte che sono incappata in cassieri uomini devo dire che mi sono pentita amaramente della scelta della fila perché spesso gli uomini sono più impacciati e meno precisi nel fare questo mestiere.
 
Ma il fenomeno non riguarda solo le varie Conad, Coop o Esselunga perché lo osservo in moltissimi altri settori, compreso quelli maschili come la termoidraulica dove lavoro io: anche se in reparto o nelle officine c’è una preponderanza di uomini, solitamente alla cassa si preferisce mettere una donna.
 
Perché? La risposta non può essere legata solo ai vantaggi dati da un orario elastico, o al fatto che la cassiera sia considerato un lavoro “figlio di un Dio minore” e quindi va bene per una donna perché si accontenta. No. La verità è che le donne sono più brave a svolgere un mestiere che richiedeun po’ di dimestichezza contabile e spiccate doti relazionali. E che malgrado questo ritengo sia ampiamente sottovalutato. Infatti negli esercizi più piccoli e meno strutturati alla cassa di solito ci sta il titolare o un parente.
 
Il fatto che alla cassa spesso ci sia un’esponente del mondo femminile mi fa pensare a quello che è il rapporto fra le donne e il denaro, e a come si è evoluto nel tempo.
 
Nelle mie riflessioni ho trovato alcune contraddizioni.
 
1) Quando si tratta di maneggiare il denaro dovendo fare solo “la conta” si preferiscono le donne perché sono più precise. Però se si tratta di nominare un CFO a capo della finanza di un’azienda, state sicuri che la gran parte delle volte la scelta ricadrà su un uomo. Eccezione fatta per Cristine Lagarde che è a capo del Fondo Monetario Internazionale, a riprova che anche una donna può gestire il denaro ad alti livelli se gliene viene data l’opportunità.
 
2) Nelle battute da bar c’è un luogo comune che vuole la donna spendacciona che ti chiede di “fare un giro sulla carta di credito”. Eppure se non fosse stato per le tante donne econome che hanno gestito egregiamente i bilanci familiari in tempo di crisi tante famiglie a quest’ora sarebbero sul lastrico. Forse la necessità aguzza l’ingegno, e in caso di bisogno la voglia di fare shopping cede il passo alla necessità di fare quadrare il bilancio. Oppure la spendita di denaro rappresenta un modo per “pareggiare i conti” all’interno della coppia e compensare il potere del capofamiglia. Ovvero: “Tu sei bravo a guadagnare il denaro ma io poi te lo spendo”, oppure: “Tu sei bravo a guadagnare il denaro ma io sono brava a risparmiarlo”.
 
Forse queste contraddizioni sono il frutto di una emancipazione femminile rimasta a metà. Nel momento in cui sarà compiuta completamente (se lo sarà mai) probabilmente le differenze nell’approccio verso il denaro si appianeranno. Tranne per il fatto che la donna sarà sempre più brava a contare i soldi e l’uomo sarà sempre più ingenuamente propenso a credere che tanto denaro corrisponda a tanto testosterone. Donald Trump insegna.
Forse ti può interessare anche:

Post Correlati

Leave a comment