Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

NON MANGIARE SALSICCE A MIE SPESE!

SE MANGI MALE DANNEGGI ANCHE GLI ALTRI
Se mangi male danneggi anche gli altri
Sino ad oggi quando andavi a cena con un amico particolarmente ingordo abituato a strafogarsi di cibo il massimo che potevi fare era sorridere o prenderlo bonariamente in giro compatendolo, ma alla fine ti limitavi a pensare che dopotutto la sua salute erano fattacci suoi.
 
Ma in un futuro non troppo lontano lo scenario potrebbe cambiare. Le prospettive economiche legate alla spesa sanitaria potrebbero indurci a pensare che la salute di ciascuno di noi non sia più un fatto privato bensì un fatto collettivo visto che influisce sul portafoglio di tutti quanti.
 
E forse non saremo più tanto benevoli ma piuttosto infastiditi nei confronti di chi si ingozza di cibo, che, se vorrà,  sarà costretto a farlo nel buio della propria cameretta.
 
Perché?
 
Con l’avvicinarsi della “tempesta perfetta” si sta facendo sempre di più strada la via della prevenzione per cercare di contenere la spesa sanitaria che sta per esplodere di fronte ad una serie di fenomeni economici, demografici e sociali:
 – riduzione delle risorse a disposizione;
 – invecchiamento della popolazione;
 – aumento della malattie croniche;
 – deterioramento dello stato di salute delle nuove generazioni a causa dei problemi di eccesso di peso, pressione alta, diabete e sedentarietà,
 – crisi economica, che ha diminuito la qualità del cibo e la spesa in salute soprattutto dei redditi più bassi.
 
In un contesto deteriorato dove fenomeni strutturali si sommano a fenomeni congiunturali, le politiche di prevenzione possono offrire una valida strategia in alternativa ad una costosa e spesso tardiva cura degli individui. L’introduzione di fondi sanitari integrativi e la lotta agli sprechi potrebbero non essere sufficienti, e comunque non devono essere considerate le uniche strategie. Aspettare che i cittadini si ammalino per eccessivo introito calorico e proteico, malnutrizione, vita sedentaria, alcool e fumo e che si rechino all’ospedale per curarli è una strategia perdente e costosissima.
 
Le prime simulazioni sull’ammontare dei risparmi che una prevenzione efficace può apportare alle casse dello Stato parlano di 8 miliardi di euro, equivalenti ad una riduzione di circa il 14% della spesa medica dedicata ai servizi sanitari. Sempre che ci sia sufficiente lungimiranza per vedere la prevenzione come un investimento, anziché come una spesa corrente. E in periodo di bilanci magri diventa ancora più complicato attuare una strategia economico-finanziaria di lungo respiro. La prevenzione inoltre (per il momento) non offre soldi a nessuno, mentre il mercato dei farmaci ha un giro di affari che offre miliardi di euro ed è soggetto a forti pressioni.
 
In quest’ottica ognuno di noi sarà sempre più responsabile e artefice della propria salute. Si prescriveranno sempre più App  per monitorare il comportamento delle persone anziché prescrivere medicine, e magari all’interno delle App, oltre ad un contatore di calorie, potrà essere inserito un contatore del risparmio dei costi in termini di farmaci per le nostre tasche e per quelle del servizio sanitario nazionale.
 
Si pagheranno polizze assicurative, versamenti a fondi privati e ticket sanitari differenziati in base allo stile di vita, e chi fumerà o sarà in sovrappeso dovrà pagare di più. Dalle ricerche effettuate emerge che già una quota relativamente alta di cittadini è favorevole a penalizzare o tassare punitivamente coloro che adottano comportamenti nocivi per la propria salute, iniziando a distanziarsi dalla consueta logica della solidarietà orizzontale che ha caratterizzato sino ad ora il servizio sanitario nazionale.
 
L’esasperazione sociale verso gli sprechi e il trasferimento di costi a carico dei cittadini rischierà di sfociare nella voglia di trovare un colpevole sul quel scaricare le colpe e i costi di quanto accade. E gli stili di vita salutari da strumento di più alta maturità civile rischieranno di diventare un veicolo per stigmatizzare il mancato conformismo.
 
E poi si porrà la questione della libertà individuale in merito a quale stile di vita adottare, libertà però che potrà essere condizionabile attraverso una adeguata informazione, cultura ed educazione (specie verso chi è incline a comportamenti pericolosi) in modo che ciascuno di noi possa interiorizzare e scegliere spontaneamente di aderire a modelli di vita virtuosi.
 
L’eccessiva attenzione alla salute potrebbe comportare il rischio di una eccessiva medicalizzazione, perché probabilmente non tutti saranno in grado di trovare la giusta misura fra controllarsi troppo e non controllarsi affatto. Per non parlare della genitorialità attenta ma forse a volte un po’ ansiosa che a volte spinge a tutelare i figli in eccesso rispetto ai pericoli reali. Tutti elementi che, dietro la spinta della ricerca di “corpi belli dentro e fuori”, può indurci a sentirci pazienti a priori, malati senza sintomi che passano l’esistenza a monitorarsi. Specialmente le donne.
 
Insomma, va bene la prevenzione ma lo strumento è da maneggiare con cautela, cum grano salis, altrimenti in un contesto sociale ed economico critico come quello attuale si rischia l’autogol.
 
Ogni anno a gennaio organizzo con gli amici “the Wedding Pig”, ossia “le  Nozze del Maiale“. Prendendo spunto dalla tradizione Romagnola, facciamo un pranzo con grigliata tutto a base di carne di maiale. Anche se è solo una volta all’anno, speriamo di poter continuare a farlo senza provare troppi sensi di colpa e senza dover pagare delle tasse aggiuntive!

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