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Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

MODELLI AL FEMMINILE: FRA LAVORO E MATERNITA’

MODELLI AL FEMMINILE FRA LAVORO E MATERNITA'“La sfida principale che oggi le donne devono affrontare in azienda, è quella di affermare un modello manageriale al femminile, che venga riconosciuto come un <modello di successo> per lo sviluppo delle persone e dell’organizzazione.”

Questo è l’incipit di un corso di Formazione che mi è arrivato via e-mail e che ha attirato la mia attenzione.
“ – Apprendimento creativo: smettere di imitare modelli che non ci appartengono,
  – Liberarsi dai sensi di colpa e dai condizionamenti esterni,”
L’attenzione mi è caduta principalmente sui “modelli che non ci appartengono”. Il pensiero va a quello che succede ad una donna nel momento in cui si verifica uno spartiacque nella sua vita: la nascita di un figlio. E’ soprattutto in quel momento che avverte la necessità di avere modelli di lavoro e produttività diversi da quelli precedenti con una maggiore elasticità negli orari, a prezzo di una osmosi fra vita privata e professionale che con la sua rigidità mal si addice ad una doppia gestione casa/lavoro.
Forse modelli di vita e di lavoro ancora da inventare, che tutelino le aziende e agevolino le donne, potrebbero essere favorevoli ad entrambi. Ad esempio un maggiore orientamento verso i risultati e meno verso il tempo impiegato in azienda, perché spesso il lavoro part-time può nascondere insidie più pericolose quando viene scelto dalle donne per rispondere al modello della “buona madre”.
Che significa?
Significa che quando una donna diventa madre si scontra con altri tipi di modelli ancora più subdoli, che riguardano l’idea della maternità.
Molto ci sarebbe da ridire sullo stereotipo di madre che viene veicolato dalla televisione, dalla pubblicità e dalla società in generale, per i quali sembra che una donna per essere felice debba necessariamente essere anche una madre felice. La crisi economica, con la perdita massiccia di posti di lavoro, relega per ragioni di convenienza le donne al ruolo tradizionale, che tanto viene esaltato e pubblicizzato. Una scelta che le donne compiono a volte volentieri, ma altre volte sono indotte a compiere a prezzo di insoddisfazioni e frustrazioni.
Anche le donne di spettacolo, da sempre punto di riferimento, si sono adeguate a questo stereotipo. In modo molto ipocrita viene ripetutamente proposta l’immagine dell’artista che mette i propri figli prima del cinema o della televisione. Non mi è chiaro se anche le donne di spettacolo si sono inconsciamente uniformate a questo concetto, o se hanno paura di proporsi in maniera diversa per non essere attaccate o screditate. Ad ogni modo mi sembra che un certo tipo di stampa spinga decisamente troppo su questo schema. E questo non mi pare corretto.
La maternità oggigiorno è considerata la più importante realizzazione della donna, pur essendo svalutata socialmente. Eppure nei paesi, come la Francia, dove il peso delle responsabilità materne è alleggerito, le donne ritrovano il desiderio di diventare madri o di replicarlo. Se ci sono troppe pressioni ci vuole una bel po’ di carattere per ignorarle.
 Anche la divisione del lavoro all’interno della coppia non favorisce una reale scelta per la donna. Ci vorrebbe un maggiore aiuto da parte degli uomini attraverso una predisposizione alla collaborazione domestica che deve partite dall’educazione nei confronti dei figli maschi. Che da adulti potrebbero trovarsi in forte difficoltà se si interfacceranno con donne più libere delle loro madri.
Con un atteggiamento mentale più distaccato potrebbe prendere piede anche in Italia, come già nei paesi anglosassoni, la cultura di accogliere una ragazza alla pari, che potrebbe aiutare moltissime donne che lavorano a gestire i figli anche se non hanno i nonni su cui contare o le risorse economiche per potersi permettere una babysitter. Ma tante altre soluzioni si potrebbero inventare.
Però per cambiare i paradigmi, oltre all’aiuto dei nostri uomini, delle aziende e dello stato, è importante capire che non più il momento di aderire a modelli che non ci appartengono senza almeno averci fatto una riflessione.
Allora, quali modelli?
Ecco, io penso che ogni donna debba poter scegliere di collocarsi in un continuum che va dal dedicare la propria vita alla carriera, al trovare la piena realizzazione di se stessa nella maternità, passando dal volere sia un figlio sia la professione. Scelta da compiere in base al proprio carattere e alle proprie caratteristiche, ma senza frustrazioni, sensi di colpa e condizionamenti esterni che  possono allontanare da se stesse.

 

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