Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA MOGLIE CHE NON LAVORA E’ VITTIMA O CARNEFICE?

Moglie che non lavora vittima o carnefice
Ci ho messo un po’ di tempo prima di affrontare questo argomento perché è molto delicato e venire fraintesi è un attimo.

 

Ritengo pertanto necessario fare prima una premessa:

 

1)     Da una parte sono un’accesa sostenitrice della parità dei diritti fra uomini e donne e mi indigno fortemente per i tanti femminicidi, stupri ed episodi di molestie che vengono compiuti quotidianamente nei confronti delle donne. Mi infastidisce la mentalità misogina e retrograda di cui credo che la nostra società sia fortemente permeata, a tale punto che spesso noi donne siamo più maschiliste degli uomini stessi. Mi ci è voluto un po’ prima di rendermene conto, ma quando ho iniziato ad aprire gli occhi mi sono accorta di tante cose che prima non notavo e che ora mi disturbano enormemente.

2)     Mi infastidiscono altrettanto le storie di uomini che con la separazione si sono trovati fortemente in difficoltà economica. Sono uomini risentiti verso il genere femminile, il cui risentimento influenza anche chi non ha avuto un’esperienza diretta di questo tipo perché lo spettro di incappare in una donna che con la separazione ti mette in difficoltà economica credo che aleggi un po’ sopra tutti loro.

Detto questo mi riallaccio alla sentenza della Corte di Cassazione arrivata il 10 maggio che in caso di separazione non prevede più che l’uomo debba garantire alla moglie il tenore di vita di cui la donna ha goduto durante il matrimonio. La sentenza ha rivoluzionato il diritto di famiglia, affermando di fatto che sposarsi non è più “una sistemazione definitiva” decretando la fine della “moglie di professione”. Alleluia alleluia.

 

Sino ad oggi la legge aveva tutelato principalmente le donne in caso di separazione, e questo ha avuto una sua logica visto che spesso e volentieri le donne hanno rinunciato ad una propria realizzazione professionale ed economica per sobbarcarsi il peso della famiglia e per investire nella carriera del marito dirigente o imprenditore. Fino a quando il matrimonio è stata un’istituzione che garantiva stabilità sociale con un numero di separazioni ancora contenuto, un “arrivederci e grazie, è stato bello finché è durato” nei confronti della donna casalinga da parte dell’uomo direi che era assolutamente impensabile.

 

Poi però il numero degli ex-mariti è aumentato e anche quello degli assegni che vanno ben oltre il livello del benessere. Nello stesso tempo sono cresciute anche le donne che dopo il divorzio hanno scelto di non lavorare o di non incrementare l’orario di lavoro per non perdere l’assegno di mantenimento ricevuto sino a quel momento. Chi non ne ha conosciute? Io sì. Per non parlare degli uomini che hanno dovuto lasciare la propria abitazione, magari di proprietà dei genitori, alla ex-moglie divenuta ormai un’estranea ma pur sempre madre dei propri figli.

 

Ben venga allora la sentenza se lancia un segnale alle giovani donne invitandole all’autonomia finanziaria, nella speranza che i giudici riescano a valutare con imparzialità caso per caso per non provocare grossi danni. E speriamo che quelle donne che sino ad ora hanno messo in campo impegno, arguzia e strategia per arpionare “un buon partito” facendo della propria vita sentimentale vero e proprio lavoro, non mettano le loro capacità al servizio delle aziende e dalla società. Sai che impennata del PIL!

 

Finita l’epoca del matrimonio come affare mi auguro che le donne si impegnino sempre di più per trovare una propria strada professionale e una propria indipendenza economica e che gli uomini, mariti e datori di lavoro, permettano loro di farlo. Altrimenti è inutile che si lamentino se in caso di separazione gli vengono tolte anche le mutande se non hanno mai collaborato al menage domestico dal punto di vista pratico oltre che dal punto di vista economico, precludendo di fatto la possibilità anche alle donne di intraprendere una propria strada anziché adagiarsi su allori apparentemente facili. O se non le hanno mai incitate all’autonomia economica in presenza di possibilità economiche per non avere rotture di scatole e problemi in più da gestire.

 

Visto che la capacità di guadagno dei coniugi sono strettamente correlate al ruolo che assumono entrambi nella divisione dei compiti familiari, sarebbe opportuno che uomini e donne si mettessero d’accordo in anticipo tramite i patti pre-matrimoniali come succede all’estero, per evitare che entrambi i sessi si scannino in caso di separazione sfogando le proprie frustrazioni e le proprie meschinità sull’altro sesso, o che si rassegnino a vivere una vita di sospetti e di riserve mentali.

 

Ricordiamoci donne che la parità non si ottiene mettendosi contro gli uomini ma facendoseli alleati. Se proprio ci hanno ferito meglio l’indifferenza alla ripicca, a patto di avere costruito per tempo una propria indipendenza economica. Sposate o no ormai dobbiamo sistemarci da sole.

Ecco due esempi opposti relativi a quanto scritto sopra:
Il comico di Zelig rovinato dalla separazione dalla moglie
I modi legali per non pagare gli alimenti in caso di divorzio

E sui patti pre-matrimoniali….

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