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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

I SOLDI NON MUOIONO CON NOI

Soldi che passano di mano

Siamo abituati a pensare ai soldi come se avessero la nostra stessa durata. Nascono con noi, crescono con noi, e quando finisce la nostra vita diventano “eredità” come se da quel momento in poi cambiassero natura.

Ma è davvero così?

Sto per darti un punto di vista inedito che forse ti aiuterà a capire meglio il tuo rapporto con il denaro e su come spenderlo.

 

IL PUNTO DI VISTA DEI SOLDI

Se ci pensiamo, i soldi sono immortali. Attraversano le generazioni, passano di mano in mano, di vita in vita e noi siamo solo un tratto del loro percorso.

I soldi non sono davvero “nostri”, siamo noi che li intercettiamo in un punto del tempo e siamo per loro una fase di transito, non il punto di arrivo. Di conseguenza non li possediamo davvero, ma li gestiamo per un tratto.

Provando a metterci dal punto di vista dei soldi ci rendiamo conto che i loro obiettivi sono due.

Il primo è conservarsi e, se possibile, crescere. Il secondo, che poi effettivamente è il primo per importanza, è quello di essere usati per migliorare la qualità della vita di chi li possiede e dei loro cari.

 

I SOLDI SPESI PER I PROPRI CARI

Questo pensiero mi è venuto mentre ragionavo sulle spese universitarie di mio figlio.

Se mio figlio può vivere meglio un’esperienza, ha senso negargliela per accumulare qualcosa che, comunque, andrà avanti dopo di noi? Risparmiare non sempre significa conservare valore. A volte non affrontare certe spese significa soltanto impoverire un’esperienza.

Quei soldi non spariscono se li spendo, ma semplicemente stanno cambiando forma.

Che si tratti di un viaggio, di un percorso di studi, di un’opportunità o di un’esperienza che può lasciare qualcosa, quei soldi non stanno scomparendo, stanno trasformandosi in qualcosa che produce valore in un modo diverso.

 

I SOLDI QUANDO DIVENTANO EREDITÀ

A volte, per ridere, quando spendo qualcosa di non programmato per mio figlio, gli dico: “Questo è un anticipo sull’eredità”, oppure “Questo me lo scalo dall’eredità che ti lascerò”.

In realtà non è soltanto una battuta. Perché investire su una persona, sulle sue esperienze, sulla sua autonomia, è già un modo di trasmettere valore, anche se non passa da un conto corrente o se lo andrà a decurtare.

Che senso ha lasciare un patrimonio un po’ più alto se nel frattempo hai tolto qualità a un pezzo di vita?

Più ci penso e più mi convinco che una parte dell’eredità non viene trasmessa dopo la morte, ma molto prima. Quando finanziamo uno studio, un’esperienza, un’opportunità o persino una scelta che migliora la qualità della vita di una persona, stiamo già trasferendo ricchezza da una generazione all’altra.

 

QUANDO I SOLDI VENGONO TRATTENUTI TROPPO A LUNGO Soldi vecchi e sporchi

Vediamola anche dal punto di vista dei figli.  Spesso i genitori anziani continuano a trattenere il proprio patrimonio per lasciarlo in eredità ai propri figli, senza accorgersi che nel frattempo stanno peggiorando la propria e la loro vita.

Penso a chi rinuncia a una badante, a un aiuto domestico, a cure migliori o a una casa più adatta alle proprie esigenze pur avendo le risorse per permettersele. Oppure a situazioni in cui i figli si trovano a sacrificare tempo, energie, lavoro e serenità per supplire a servizi che potrebbero essere acquistati utilizzando una parte di quel patrimonio.

In questi casi il denaro continua certamente a conservarsi, ma viene meno il suo secondo obiettivo, che forse è il più importante: migliorare la vita delle persone. Paradossalmente si rischia di lasciare ai figli qualche euro in più domani, dopo aver però sottratto loro qualità della vita oggi.

 

E SE I SOLDI NON BASTANO?

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che questo ragionamento ha senso soprattutto quando le disponibilità economiche sono sufficienti.

In parte è vero, perché è sicuramente più facile ragionare così quando le risorse sono abbondanti. Ma non è lì che nasce il ragionamento, perché anche quando i soldi sono pochi, resta vero che attraversano le vite, semplicemente cambia il tipo di scelta.

Non è più una questione di accumulare o spendere, ma di consumare subito senza direzione oppure indirizzare anche poco verso qualcosa che lascia un impatto.

Quando i soldi sono pochi, ogni scelta pesa di più e proprio per questo il loro significato diventa ancora più importante. E soprattutto non è detto che migliorare la vita significhi spendere di più, può voler dire spendere meglio, con intenzione.

Perché anche quando sono poche, le risorse fanno la stessa cosa: passano.

E la domanda resta identica: che traccia lasciano mentre passano?

 

QUANDO I SOLDI SONO TROPPI

Per completezza, però, bisogna riconoscere che esiste anche il problema opposto.

Quando i soldi sono pochi, il rischio è non riuscire a trasformarli in opportunità. Quando invece sono molti, il rischio è dimenticare il loro scopo originario.

Avere un patrimonio importante offre vantaggi evidenti: più libertà, più sicurezza, più possibilità di scelta e una maggiore capacità di proteggere sé stessi e le persone che si amano dagli imprevisti della vita. Ma il denaro, oltre una certa soglia, non è solo benessere. Diventa anche potere.

Il potere di influenzare le decisioni degli altri, di aprire porte, di creare opportunità che altrimenti non esisterebbero. E questo può essere un bene.

Allo stesso tempo può diventare una gabbia invisibile. Per chi lo possiede e per chi lo eredita.

Perché se da una parte un grande patrimonio può dare ai figli più libertà, dall’altra può togliere loro alcune delle motivazioni che aiutano a costruire autonomia, capacità di adattamento e fiducia nelle proprie risorse.

Non esiste una regola valida per tutti. Ci sono patrimoni che hanno permesso a intere generazioni di studiare, creare imprese, dedicarsi alla ricerca o all’arte. E ci sono patrimoni che hanno prodotto dipendenza, conflitti familiari e vite vissute all’ombra di una ricchezza ricevuta anziché costruita.

Anche in questo caso, quindi, la domanda non è quanti soldi lasciare, ma quale effetto quei soldi avranno sulle persone che li riceveranno.

Perché il denaro non trasmette solo ricchezza. Trasmette anche abitudini, valori, aspettative e, qualche volta, perfino pesi da portare.

 

IL VERO COMPITO DEI SOLDI

In conclusione, se i soldi non finiscono con noi ma sono un flusso che attraversa le generazioni e noi siamo semplicemente un punto di passaggio la vera domanda non è quanti soldi lasceremo, ma cosa avranno lasciato quei soldi mentre erano con noi.

 

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