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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

PERCHE’ L’ITALIA E’ IN CRISI?

PERCHE’ L’ITALIA E’ IN CRISI? SALARI, TASSE E FUGA DI TALENTI

L’Italia sta affrontando sfide economiche che colpiscono profondamente la vita quotidiana dei cittadini.

Molti italiani si trovano a dover fare i conti con salari insufficienti, una pressione fiscale percepita come ingiusta e una classe politica incapace di risolvere problemi strutturali.

A queste incertezze si aggiunge un crescente numero di giovani e professionisti che scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di migliori opportunità.

Quali sono i meccanismi che ci hanno portato a questa situazione?

E come viene percepita l’economia dall’italiano medio?

Ci sono alcuni argomenti sui quali si concentra la rabbia e la frustrazione di chi non ha particolari competenze economiche ma si rende conto che qualcosa non va nella propria vita e nel proprio Paese visto che fatica ad arrivare a fine mese con lo stipendio che percepisce.

Facendo divulgazione da tanti anni sui social ho intercettato alcuni argomenti particolarmente “caldi”, soprattutto da quando sono approdata un anno fa su TitTok.

 

SALARI E STIPENDI: LA CRISI DEL POTERE D’ACQUISTO IN ITALIA

Uno dei principali motivi di rabbia e insoddisfazione è la perdita di potere di acquisto degli stipendi.

L’inflazione negli ultimi anni ha eroso ancora di più gli stipendi degli italiani.

Molte persone subiscono il costo della vita troppo alto, gli affitti insostenibili per gli stipendi attuali e la difficoltà ad essere genitori viste le tante spese elevate e i pochi servizi di welfare.

In particolare mi ha colpito la protesta dei camionisti. E’ andato virale un mio video dove  parlavo della difficoltà da parte delle aziende di trovare camionisti. Mi sono ritrovata una marea di commenti di sfogo da parte di camionisti arrabbiati per il basso stipendio che ricevono a fronte delle tante ore di lavoro che impediscono loro di avere una vita sociale e familiare soddisfacente.

 

TASSAZIONE: UN SISTEMA PERCEPITO COME INGIUSTO

Di fronte a salari e stipendi troppo bassi, non sorprende che la tassazione venga percepita come ingiusta ed eccessiva.

Persiste ancora l’idea, profondamente radicata, che chi ha la possibilità di evadere le tasse faccia bene a farlo. Questo evidenzia la forte disparità tra chi riesce a sottrarsi al fisco e chi, come i lavoratori dipendenti o i pensionati, è costretto a versare fino all’ultimo centesimo.

Spesso, inoltre, si alimenta un livore diffuso verso alcune categorie considerate evasori cronici, come i tassisti, contribuendo a una percezione di ingiustizia e disuguaglianza nel sistema fiscale

A peggiorare il quadro c’è l’Amministrazione pubblica che spende male i soldi delle tasse. Nonostante la pressione fiscale sul reddito (IRPEF) sia molto elevata, i servizi offerti non sono adeguati rispetto alle aspettative dei cittadini.

I commenti ad un video che ho pubblicato su Sinner che ha preso la residenza a Montecarlo parlano chiaro. Decine e decine di persone pensano che abbia fatto bene a trasferire la residenza a Montecarlo dove il regime fiscale è agevolato, e che chiunque ne avesse la possibilità dovrebbe farlo.

 

SANITÀ: TRA CARENZE E FUGA DI COMPETENZE

Un altro tema caldo è rappresentato dalla sanità pubblica, afflitta da una serie di problemi strutturali. La mancanza di servizi essenziali si somma alla cronica carenza di personale medico e infermieristico, una situazione che si trascina da anni e che sembra peggiorare sempre di più.

Le lunghe liste d’attesa per una visita specialistica o un esame diagnostico stanno esasperando i cittadini, spingendoli spesso a rivolgersi a strutture private, con costi elevati che pochi possono permettersi.

A peggiorare il quadro c’è il fatto che molti medici e infermieri qualificati scelgono di andare a lavorare all’estero, attratti da stipendi più alti e condizioni lavorative migliori.

Anche in questo caso, è diventato virale un video in cui denunciavo la crescente tendenza di professionisti della sanità italiani a trasferirsi in Paesi come l’Arabia Saudita, dove vengono offerti incentivi economici e opportunità che qui sembrano impossibili da ottenere.

Questa fuga di competenze non fa che aggravare la già precaria situazione della nostra sanità, rendendo ancora più difficile per il sistema pubblico garantire cure tempestive ed efficienti ai cittadini.

 

ANDARE ALL’ESTERO: FUGA DI TALENTI E DISILLUSIONE

Giovani in fuga dall'Italia

Sempre più spesso si sente dire che l’Italia è un Paese senza prospettive, incapace di offrire ai giovani opportunità adeguate per costruirsi un futuro stabile e soddisfacente. L’idea che emigrare sia la scelta giusta, quasi obbligata, è ormai radicata in molte famiglie e comunità. Questo fenomeno colpisce soprattutto i giovani, che lasciano il Paese non solo per cercare salari più alti, ma anche per avere accesso a condizioni lavorative più dignitose, meritocrazia e possibilità di crescita professionale.

Ma ad andarsene non sono solo i giovani in cerca del primo lavoro, ma anche professionisti qualificati che, dopo anni di studio e sacrifici, non trovano in Italia un sistema in grado di valorizzare le loro competenze.

Dietro questa tendenza si cela un senso diffuso di disillusione e sfiducia nei confronti delle istituzioni, percepite come incapaci di affrontare problemi strutturali come la disoccupazione, il precariato e l’eccessiva burocrazia. Molti vedono nell’estero non solo una via di fuga, ma un’occasione per realizzare aspirazioni che in Italia appaiono impossibili, alimentando così l’idea che il nostro Paese stia lentamente “finendo” per mancanza di innovazione e di visione per il futuro.

 

LA CLASSE POLITICA: RESPONSABILITÀ E COLPE CONDIVISE

È ormai un luogo comune attribuire alla classe politica la responsabilità di tutte le disgrazie italiane, considerandola inadeguata, truffaldina e interessata solo al proprio tornaconto. Questa percezione diffusa dipinge i politici come figure mosse da interessi personali, pronte ad arraffare risorse e a ingannare i cittadini, oltre che profondamente incompetenti.

Tuttavia, raramente si riflette sulle responsabilità collettive che noi italiani abbiamo avuto dagli anni ’80 a oggi, tollerando e spesso avallando lo spreco di risorse pubbliche.

Quanti si sono davvero opposti a decisioni discutibili, come l’introduzione delle baby pensioni? Non ricordo una mobilitazione di massa per fermare provvedimenti che avrebbero gravato pesantemente sul futuro del Paese.

Forse, i politici di allora, più o meno consapevolmente, sono stati abili a non farci percepire insostenibilità del sistema nel medio e lungo termine. Ma anche noi in molti casi abbiamo preferito chiudere un occhio di fronte a promesse allettanti e irresponsabili, piuttosto che pensare alle conseguenze per le generazioni successive.

 

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