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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

PERCHE’ I LAVORI MANUALI NON VUOLE PIU’ FARLI NESSUNO?

Lavori manuali idraulico

Il web ha fatto nascere nuove professioni e nuove possibilità, come l’opportunità di fare l’influencer o di sviluppare un business on line.

Ma i lavori manuali non vuole più farli nessuno e presto gli artigiani e gli operai specializzati si estingueranno come i dinosauri.

Come mai succede questo e come si può invertire la tendenza?

 

QUESTIONE DI PRESTIGIO

Molti di noi sono cresciuti in una società che faceva una drastica distinzione fra tute blu e colletti bianchi. I premi erano gli operai della fabbrica, i secondi gli impiegati degli uffici.

Nella scala sociale i colletti bianchi erano posizionati al di sopra delle tute blu, e nell’immaginario delle mamme e dei genitori che vedevano nei figli l’occasione di riscatto sociale avere un figlio che faceva l’impiegato era considerato un onore.

Ma ancora senso questa mentalità in un mondo che è completamente cambiato e con l’ascensore sociale bloccato?

 

TUTTI I LAVORI SONO DIGNITOSI

Nella società attuale per fare l’idraulico devi prendere patentini e certificazioni, devi formarti continuamente ed essere al passo con i nuovi impianti e le nuove tecnologie. Non te la cavi sporcandoti le mani e facendo fatica: devi anche studiare.

E questo vale ormai per quasi tutte le professioni artigianali, dove la preparazione teorica affianca sempre di più quella pratica. Per non parlare della burocrazia che richiede a tutti i cittadini e a tutti i lavoratori sempre più tempo per riempire le scartoffie.

Viene così a cadere quella distinzione netta fra lavori dove si usano le mani e lavori dove si usa la testa. In una società così complessa, che ci piaccia o no, ormai la testa dobbiamo mettercela tutti.

 

C’E’ UN PROBLEMA DI STIPENDI

C’è un problema però che riguarda gli stipendi in Italia e che tocca tutte le professioni, da quelle meno prestigiose a quelle più blasonate, come il medico.

L’aumento dell’inflazione con il mancato adeguamento degli stipendi ci ha impoveriti sempre di più.

Ma mentre i lavori artigianali, vista la scarsità di manodopera, possono far guadagnare ancora molto bene, ci sono tanti lavori che sono poco qualificati e sottopagati. A Milano l’ATM  non trova conducenti di autobus ed è alla alla ricerca di 300 autisti. Per trovarli ha deciso di dare un contributo casa per i primi mesi di affitto e la possibilità di conseguire gratuitamente la patente. Poi però lo stipendio base è di circa 1.600 euro al mese e in una città come Milano 1.600 euro al mese significa vivere sotto la soglia di povertà. Considerando i rischi alti e turni festivi non deve stupirci se le persone preferiscono altri tipi di lavori. Siccome siamo ancora lontani dalla guida autonoma, se non troviamo una soluzione chi porterà i nostri figli a scuola?

 

IL MIO CALZOLAIO CON 30.000 LIRE LO FA MEGLIO

Il problema della scarsità di personale si riscontra anche in lavori con orari più adeguati e condizioni meno disagiate. Ho chiesto ai miei calzolai non più giovanissimi che hanno una fiorente bottega in centro città chi avrebbe fatto il loro lavoro nel momento in cui sarebbero andati in pensione.

Mi hanno risposto: “Chi lo sa.  Forse qualche cinese”

E’ questo quello che vogliamo? Abbandonare le nostre professionalità, la nostra artigianalità e regalarla ai “cinesi” che nel nostro immaginario sono diventati i tappabuchi di molte professioni? Ammesso e non concesso che vorranno fare determinati lavori, con quale qualità li faranno?

 

IL GIARDINIERE CHE NON ASSUME STRANIERI

Anche il mio giardiniere fa fatica a trovare personale. E’ appassionato del suo lavoro, che di certo non gli manca, ma dice che non può assumere stranieri perché, entrando nelle case delle persone, molti non gradiscono avere forestieri che gli girano per casa.

Quindi anche l’idea che “certi lavori li fanno gli immigrati perché non li vuole fare nessuno” in questo caso non regge se non siamo pronti ad accettarli.

Forse è il caso di iniziare ad affrontare la questione a monte.

 

GLI ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI

Si parla spesso di riformare gli Istituti Tecnici e Professionali perché formino ragazzi in grado di andare a ricoprire le posizioni che il mercato richiede.

Ma in Italia c’è ancora l’idea che i giovani capaci e di buona famiglia vadano al liceo. Chi sceglie gli Istituti Tecnici e Professionali generalmente ha poca voglia di studiare, o scarsa attitudine allo studio, oppure ha problemi economici. Col tempo queste scuole hanno acquisito la nomea di essere diventate di serie B e quindi hanno abbassato gli standard per venire incontro al tipo di studenti che le scelgono.

Abbiamo quindi un problema culturale dovuto alla convinzione che i lavori tecnici siano umili e con poche prospettive. Se non si inverte questa tendenza la situazione può solo che peggiorare.

 

LE PIATTAFORME SOCIAL E TIKTOK

Oltre a riformare gli Istituti Tecnici e Professionali è necessario lavorare sull’appeal delle professioni alle quali preparano, e bisogna farlo tramite strumenti “pop”, ovvero tramite la televisione, la radio e soprattutto tramite le piattaforme social che i giovani possono intercettare. TitTok in primis, perché è lì che si crea l’immaginario durante l’adolescenza.

Vedere raccontare dai diretti interessati come funziona una determinata professione e come farla con passione (e redditività) può far scattare la voglia di intraprenderla. Ogni lavoro, anche quello più semplice e umile può acquisire dignità e portare al successo. Penso al caso di New Martina che è diventata ricca e famosa cambiano le cover dei telefoni.

Io continuo a sostenere che si sottovaluta troppo questo aspetto. E così ci troveremo fra 20 anni in un mondo pieno di influencer dove non c’è più nessuno che viene a sturarti il water quando si intasa.

 

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