Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

I DANNI DEL MANCATO INSEGNAMENTO DEL BILANCIO FAMILIARE

Bilancio familiareIn base all’economia aziendale esistono due tipi di aziende: l’azienda di produzione (che ha come scopo il profitto) e l’azienda di erogazione, che ha come obiettivo il diretto soddisfacimento dei bisogni dei suoi membri. Quest’ultima è la famiglia
Mentre le prime sono chiamate anche imprese, queste termine non viene mai utilizzato per le seconde.
Eppure anche la famiglia è un’impresa a tutti gli effetti, e da un certo punto di vista andrebbe gestita con le stesse logiche.
Se questa consapevolezza fosse maggiormente diffusa si eviterebbero molti danni, economici e personali.
In particolare ritengo fondamentale l’apprendimento della gestione del bilancio familiare, ovvero del come devono essere gestite le uscite in relazione alle entrate. Se le entrate vengono superate dalle uscite bisogna essere consapevoli del “perché”, del “per quanto tempo” e del “come rientrare”.
All’apparenza l’economia aziendale è un affare secondario rispetto ad altri aspetti della propria vita, roba da contabili, da specialisti, da esperti conoscitori.
Però poi nella quotidianità ciascuno di noi volente o nolente si trova a fare i conti con la quadratura del bilancio familiare e se non si è in grado di gestirlo si moltiplicano i problemi, le ansie e paure.
L’educazione alla gestione del denaro dovrebbe partire dalla più tenera età. Negli Stati Uniti è frequente trovare decaloghi con le linee guida da utilizzare nei confronti dei bambini per impartire una educazione finanziaria. Si parte con la paghetta settimanale, solitamente quando il bambino frequenta le scuole elementari. Una volta concessa è importante discutere e fare capire al bambino la differenza fra quelle che sono le esigenze per vivere e quelli che invece sono desideri. Una corretta educazione in questa fase,  capace di spiegare la differenza fra bisogni indotti e bisogni reali, può impedire che in futuro si scateni l’ansia compulsiva da acquisto, che genera profondi conflitti interiori.
In questo modo si possono formare uomini e donne che un domani capiscano come funziona la moneta e l’economia di scambio, e che per questo ne siano liberi. Liberi di pensare che il successo nella propria vita non debba necessariamente dipendere da una improbabile vincita alla lotteria.
In tempi di spendig review le banche non si sono fatte sfuggire questa esigenza diffusa di tenere sotto controllo il proprio bilancio familiare. Così negli ultimi anni diversi istituti di credito anno lanciato o rafforzato un apposito servizio a pagamento, utilizzabile direttamente da home banking e dalle app scaricabili, che permette di impostare un budget mensile e di monitorare giorno per giorno l’andamento delle proprie uscite.  L’automatismo con cui le singole voci di espesa vengono automaticamente classificate facilita anche chi ha poca dimestichezza con i numeri. Sembra che fra due o tre anni, grazie anche al sempre maggiore utilizzo dei dispositivi mobili, si ipotizzi un utilizzo di massa di questi strumenti. Evidentemente le banche hanno intercettato un’esigenza molto sentita.
Ma se tablet e cellulari ci possono aiutare da adulti,  le basi per un corretto rapporto mentale con il denaro e con il ruolo che questo deve avere nella propria vita passa principalmente per un’educazione che parte negli anni della formazione. Ben venga allora la collaborazione fra Rai Educational, Ministero dell’Istruzione e Banca d’Italia che ha visto nascere in questi giorni un programma televisivo per ragazzi dove si punta a diffondere le conoscenze di base sul mondo della moneta, e si introduce all’introduzione all’educazione finanziaria attraverso l’abbinata comicità-divulgazione. Peccato che l’iniziativa sia relegata ad un canale tematico come Rai Scuola mentre nella TV generalista continuano a prevalere altri modelli e altri messaggi.

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