Aggiornato il 6 agosto 2023
E’ bene dare una paghetta ai figli? A che età bisogna iniziare? Come educare i figli all’uso consapevole del denaro?
Sono domande che ad un certo punto si pongono tutti i genitori, o per lo meno dovrebbero farlo.
E’ un tema che viene spesso affrontato dagli psicologi perché causa attriti fra genitori e figli, soprattutto adolescenti. Ma anche gli avvocati ne parlano a causa dell’obbligo dei genitori di mantenere i figli sino all’indipendenza economica.
Prima di dirti le tre regole ti racconto come si è comportata la mia famiglia con me negli anni ’80, e poi come mi sto comportando io qualità di contabile e mamma di un figlio adolescente.
CRESCERE CON CONSAPEVOLEZZA FINANZIARIA
Quando ero una bambina Internet non esisteva e non esistevano neanche tutte le discussioni sull’educazione finanziaria e la paghetta ai figli. Per questo mi stupì non poco quando mio padre, mentre andavo alle elementari, ad un certo punto decise di darmi una piccola paghetta settimanale.
Allora i bisogni non erano tanti, qualche gelato o qualche Topolino, perché a tutto il resto pensavano comunque i miei genitori. Ma l’idea di gestire del denaro mio mi procurava un certo eccitamento.
Da quel momento anche i soldi che ricevevo per le ricorrenze li vedevo in modo diverso. La voglia di accantonarli per avere un mio gruzzoletto da gestire mi allettò da subito. C’è da dire che in famiglia sin da bambina i miei genitori mi mettevano al corrente di quale era la situazione finanziaria, di quanto denaro c’era nel conto corrente e di come veniva investito. Una famiglia normale, senza particolari tensioni finanziarie ma neanche senza somme ingenti da preservare.
E ARRIVO’ L’ADOLESCENZA
Quando è arrivata l’adolescenza avevo già da parte qualche soldino che mi piaceva gestire. I miei genitori continuavano a coprirmi molte spese e a darmi una paghetta settimanale che a me comunque avanzava. Iniziai anche a prestare denaro a mio padre che, da artigiano, aveva momenti in cui per non andare allo scoperto prima di un incasso si rivolgeva a me che lo finanziavo per qualche giorno. Mia madre non voleva ma io mi sentivo importante.
Mio padre fu uno dei primi in Italia ad investire in Titoli di Stato e in azioni, quando i primi risparmiatori iniziavano ad affacciarsi su questi mercati. Cresciuta in questo modo per me fu naturale frequentare prima Ragioneria e poi Economia e Commercio. Studiavo finanza aziendale e con mio padre esaminavamo i bilanci delle società e le notizie che venivano pubblicate su Milano Finanza.
Non so se è stata l’eduzione ricevuta o una mia attitudine personale fatto sta che sono finita a fare un lavoro, quello di contabile-controller, che è stato il naturale proseguimento di quello che avevo vissuto in famiglia.
DA FIGLIA A GENITORE
Quanto è stato il momento di diventare madre sin da subito mi sono posta il problema di come impostare l’educazione finanziaria di mio figlio, in accordo con il padre.
I principi ai quali mi sono ispirata sono stati i seguenti.
1) PRECOCITA’
Ricordando quanto sia stato importante per me avere un gruzzoletto da gestire sin da bambina ho iniziato ad accantonare già alla nascita di mio figlio i contanti regalati da colleghi e parenti per il lieto evento. Volevo sin da subito che ci fosse una somma accumulata per lui, anche se non era ancora in grado di capirla e di gestirla.
E’ stato però intorno alla terza elementare che abbiamo iniziato a elargire una somma, minima, settimanale che si andasse ad aggiungere a quella già accumulata. In questo modo l’incremento di denaro non era più legato alle festività e ai compleanni ma aveva una periodicità settimanale, e in quanto tale poteva aumentare ma anche diminuire. Perché a questo punto mio figlio avrebbe iniziato anche a sostenere alcune spese per conto proprio.
Si ma in che modo?
2) COERENZA
A mio avviso la cosa più importante quando si inizia a dare una paghetta è di stabilire delle regole e di attenersi a queste regole con molta coerenza. Non ha senso dare una volta il denaro a richiesta, tipo Bancomat e la volta dopo dire “Te lo devi pagare da solo”.
Nel nostro caso la regola è stata: se l’oggetto o l’esperienza siamo noi a proporla o se nasce da un’esigenza organizzativa la spesa è a carico della famiglia, se sei tu a chiederla la paghi di tasca tua. Ad esempio se in pausa pranzo devi comprarti qualcosa al bar perché al pomeriggio devi ritornare a scuola allora hai diritto al rimborso del costo del pranzo. Se sei tu che vuoi andare a mangiarti una pizza con gli amici te la paghi da solo.
Quando era più piccolo la regola era: se vediamo un gioco che ci piace e siamo noi a proporti l’acquisto allora lo paghiamo noi, se invece sei tu a chiederlo lo paghi da solo.
Devo dire che mio figlio non chiedeva quasi niente, per cui la paga era molto bassa perché la maggior parte delle volte la proposta veniva da noi. Crescendo piano piano la situazione è cambiata perché le esigenze di un figlio adolescente sono maggiori di quelle di un bambino.
A seconda del carattere e dei bisogni specifici il metodo e la somma si possono impostare diversamente, ma l’importante è non si generi confusione. La regola e l’importo possono cambiare crescendo, ma deve sempre esserci un principio guida che indichi cosa è compreso e cosa no.
3) RESPONSABILITA’ e rendicontazione
Nel trovare la misura si deve cercare un equilibrio che comporti una responsabilizzazione da parte del figlio, che all’inizio può anche sbagliare prima di prenderci le misure. Ci vorrà un po’ di tempo prima che impari la distinzione fra spese correnti e risparmio, l’importante è accompagnarlo in questo percorso che può durare anche alcuni anni.
Il denaro destinato alle sue esigenze non deve servire a continui ricatti o contrattazioni. L’obiettivo deve essere imparare a gestire autonomamente il denaro. E’ importante anche individuare la cifra giusta perché dare troppo denaro non aiuta a responsabilizzarsi e darne troppo poco può essere frustrante.
Ha poco senso minacciare di togliere la paghetta a fronte di un comportamento negativo, però ha senso il contrario, ovvero dare un incentivo crescente a fronte di un impegno superiore a quello “dovuto”, anche a prescindere dal risultato (come ad esempio un maggiore impegno scolastico o l’aiuto a sgomberare una cantina ).
ORIGINE
A queste tre regole vorrei aggiungere una quarta regola (per chi se la sente di applicarla) che è l’origine.
Da contabile che si occupa di controllo di gestione a me viene naturale contare, incasellare e riclassificare i numeri che esprimono il denaro.
Nel momento in cui ho iniziato ad accumulare il denaro per mio figlio segnavo su un foglio excel anche la provenienza, ovvero volevo che da grande sapesse chi doveva ringraziare per quei soldi: i nonni, i parenti o i genitori. Nel mio caso non c’erano disparità economiche fra “i donatori” che potessero creare imbarazzi per cui ho potuto farlo. Ma sapere da dove viene il denaro che ti è stato regalato e che ti ritrovi senza aver fatto fatica secondo me aiuta a darlo meno per scontato e ad apprezzarlo di più.
OGNI SCARAFFONE E’ BELL’A MAMMA SOJA
Per concludere voglio condividere una riflessione che nasce dalla mia esperienza personale.
Mi sono resa conto che per quanto si abbia un’educazione finanziaria e un’elevata consapevolezza di come gestire il denaro (con tutti gli aspetti pratici ed emotivi) ogni figlio è un individuo diverso che cresce in un’epoca diversa da quella dei genitori.
Imparare a capire e accettare queste differenze è necessario. Io pensavo fosse più facile dare un’educazione finanziaria invece mi sono resa conto che non è così. E più sono le risorse che si hanno a disposizione e più è difficile.
In ogni caso è bene non scoraggiarsi e continuare a seminare consapevolezza finanziaria con la fiducia che ogni piccolo gesto prima o poi darà i propri frutti. La paghetta da sola non basta se non si fa anche un lavoro di eduzione, partecipazione e informazione sull’origine del denaro e sulla sua gestione. Rendere i figli partecipi del bilancio familiare, spiegare da dove proviene che il denaro che si utilizza per fare le spesa, cercare di non legare il denaro a sentimenti negativi o a qualcosa di sporco sono passi che portano nella direzione giusta.
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