Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

HAI LETTO “UN UOMO TEMPORANEO” DI SIMONE PEROTTI?

Un uomo temporaneo

Io sì, anzi, credo di essere stata una delle prime, perchè Simone Perotti, da quando l’ho scoperto circa 4 anni fa, è diventato il mio scrittore preferito di sempre. Forse l’avrai sentito nominare per il suo famosissimo saggio “Adesso basta” con il quale ha divulgato in Italia il concetto del downshifting, dello scalare marcia, avendo abbandonato il suo lavoro di manager strapagato senza avere una “alternativa concreta” (secondo il pensiero vigente), ma per inseguire le sue passioni che sono scrivere e navigare.

Ero molto curiosa di vedere come affrontava in un romanzo il tema molto attuale della paura di perdere il lavoro con relativa attività di mobbing. Conosco perfettamente il suo pensiero a riguardo, ma mi ha colpito come lo ha affrontato dando vita ad un personaggio Gregorio, che all’inizio non si capisce se è stupido o un genio, ma che ti colpisce per come reagisce di fronte alle tattiche che mettono in piedi le aziende quando vogliono lasciare a casa un dipendente. Gregorio è un quadro intermedio in una grande azienda multinazionale, che una mattina riceve una lettera di sospensione palesemente pretestuosa. Rimasto senza scrivania, quindi senza un “ruolo” definito, Gregorio riesce a rovesciare la situazione volgendola a proprio favore. All’inizio il suo comportamento, così inusuale, forse è un meccanismo di difesa di fronte a quello che gli è accaduto, poi andando avanti diventa molto di più, ma ciascuno di noi ci vede quello che crede, perché il protagonista si presta ad essere interpretato in tanti modi diversi a seconda del proprio vissuto personale.

 

Ma cosa fa di tanto particolare Gregorio? Piano piano inizia tessere una tela come un ragno, e nel suo zigzagare all’interno dell’azienda riesce a darle un anima, a scrostare le rigidità e le abitudini di chi ci lavora, sino all’esondazione che diventa una metafora della vita. E ti viene voglia di imitarlo, o almeno di provarci. Perche il lavoro non è e non deve essere semplicemente qualcosa di meccanico, perché la somma dei dipendenti di un’azienda in realtà è un organismo vivente che per sopravvivere ha bisogno di linfa, ovvero di idee, partecipazione, creatività, complicità, altrimenti rinsecchisce come una pianta che qualcuno si è dimenticato di innaffiare. Ma quel qualcuno non è una mano esterna, quel qualcuno spesso siamo noi.

 

Probabilmente anche tu avrai un amico o un collega che si è trovato in una condizione simile, a cui andrebbe regalato il libro, per esortarlo a vedere le cose da un altro punto di vista, e a rimboccarsi le maniche rimettendosi in gioco. Perché ormai il mondo è cambiato e le vecchie regole che imponevano la fedeltà all’azienda sino alla pensione (?) non esistono più, e anche a 50 anni può capitare di doversi inventare una nuova vita. E’ a quel punto è bene avere i muscoli mentali allenati altrimenti sono guai. E il libro su questo può aiutare, perché rovescia il focus da fuori a dentro di noi.

 

Un appunto particolare merita il modo in cui Simone Perotti tratteggia i personaggi femminili. Simone ha un’abilità straordinaria nel vedere le donne con la testa delle donne ma con lo sguardo di un uomo. E’ talmente bravo a cogliere il mondo femminile da avere scritto un libro di successo, “Dove sono gli uomini”, ma a mio avviso si esprime al meglio nel suo rapporto con le donne quando le descrive nei suoi romanzi. E di Betta, la protagonista femminile, riesce a descrivere perfettamente i turbamenti.
A volte ci vogliono molti anni per un autore prima di dare alle stampe il proprio libro, come è successo in questo caso a Simone Perotti. Anni di convivenza, di condivisione, di colloqui con il proprio personaggio, che si concludono in poche ora di lettura da parte di chi lo acquista. Poi però di Gregorio ti rimane qualcosa dentro che te lo porti per tutta la vita, perché certi libri non finiscono mai, e la storia del personaggio continua in quel pezzettino che rimarrà per sempre dentro ciascuno di noi.

 

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“E lei che ci fa qui?” gli aveva chiesto l’uomo in tuta da lavoro.
“Io? Be’…mi do da fare” aveva riposto Gregorio.
da “Un Uomo Temporaneo” di Simone Perotti

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