Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

MEDITERRANEO: MARE NOSTRUM?

L’Italia, asse del Mare di Mezzo, è stata per molti secoli il paese più ricco del mondo, fino a quando con la scoperta dell’America la prospettiva atlantica ha progressivamente preso il posto di quella mediterranea e ora molti dei paesi della sponda sud sono fra le aree più depresse del pianeta.
Da centro del mondo a periferia.
Con la nascita dell’Unione Europea, l’Italia ha volto lo sguardo sempre più a nord. La mia generazione, quella dei quarantenni, è cresciuta con il mito dell’Europa Unita e ci siamo focalizzati su questa prospettiva, orgogliosi di appartenervi. Ora ci rendiamo conto che forse non è questa l’Europa che avevamo in mente. Molti sospettano che sia opportuno recuperare una dimensione mediterranea e che il nostro futuro vada legato a questa prospettiva.
Anche le tristi vicende accadute sulle nostre coste a Lampedusa ci hanno fatto capire che il libero scambio di persone e di merci esiste solo all’interno dell’Europa, mentre all’esterno i confini sono ancora nazionali e l’Italia si sente sola nell’affrontare problemi che vanno al di là della propria dimensione.
Eppure dalla nascita dell’Unione Europea sono stati fatti diversi tentativi di costruire un’area euro-mediterranea come regione strategica nel contesto economico mondiale.
In particolare nel 1995 a Barcellona si sono riuniti gli allora 15 paesi membri dell’UE con altri 12 paesi del Mediterraneo per dare vita ad una strategia comune per la regione mediterranea chiamata Partenarito euro-mediterraneo, al fine di creare “una zona di stabilità, pace e di prosperità con l’impegno di accrescere e incrementare le risorse umane e di promuovere la comprensione tra le culture e il riavvicinamento dei popoli nella regione euro-mediterranea”. Il partenariatoeuro-mediterraneo si basava su tre diversi campi di intervento: politico e di sicurezza, economico e finanziario, sociale e culturale.
Tra i vari obiettivi proposti quello che senza dubbio rivestiva la maggiore importanza era la realizzazione di una zona di libero scambio nel Med, che avrebbe costituito una delle più grandi e importanti aree commerciali a livello mondiale.
A quasi 20 anni dalla sua creazione il Processo di Barcellona, benché rilanciato a più riprese con iniziative analoghe, ha conseguito risultati modesti. Il progetto è fallito principalmente per l’instabilità politica dell’area, ma anche la crisi economico-finanziaria non ha aiutato il processo di riavvicinamento.
Rimane però la sfida di riuscire a mantenere e intensificare il legame con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, con i quali c’è una vicinanza geografica, storica e culturale. Di creare uno spazio economico collettivo, similmente a quanto avvenuto nel processo di integrazione europea, recuperando la dimensione mediterranea attraverso la riscoperta di un passato comune che abbiamo dimenticato.
In un momento di crisi come questo, dove si mettono in discussione i vecchi schemi e si alzano sempre più voci a sostegno dell’uscita dall’euro, potrebbe nascere l’occasione giusta per rilanciare l’unità del mediterraneo, per guardare un po’ più a sud e compensare lo squilibrio che ci ha portati negli ultimi anni sempre più ad est, sino all’Ucraina, in competizione con la Russia.
Per questa regione infatti è in atto una crescente competizione con nuovi attori come la  Russia, la Cina, l’India e i Paesi del Golfo, per i quali il Mediterraneo è un’area dalle potenzialità enormi, e quindi estremamente interessante.
Ben vengano allora le iniziative come quella di Simone Perotti, scrittore di straordinario talento, noto per aver tradotto in diversi libri di successo il suo downshitfing,  (ossia il suo scalare marcia da manager di successo a scrittore e marinaio),  che si appresta a navigare a vela per tutto il Mediterraneo.
Il suo amore per il mare e la sua voglia di mettersi in gioco lo porteranno a percorre circa 15.000 miglia in 5 anni con una spedizione nautica, culturale, ambientale e scientifica chiamata “Progetto Mediterranea”, per connettere le gente, i luoghi, i sapori e le storie del nostro mare.
A lui il merito di avermi aperto gli occhi su questa nuova prospettiva, nella speranza che con la sua impresa possa contribuire a rompere gli schemi mentali e i pregiudizi anche di altre persone.

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