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Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

SERVONO ANCORA I VOTI ALTI A SCUOLA?

Aggiornato il 9 marzo 2026

Servono ancora i voti alti a scuola?

Per la generazione dei nostri genitori la risposta era semplice.

Studiare e avere voti alti a scuola significava avere un’opportunità in più nella vita. Molti non avevano potuto farlo fino in fondo e vedevano nell’istruzione una possibilità concreta di miglioramento sociale e andare bene a scuola era una porta che si apriva.

Per chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90 il messaggio era rimasto sostanzialmente lo stesso: impegnarsi a scuola, prendere buoni voti, arrivare fino in fondo agli studi aumentava le possibilità di trovare un buon lavoro. Non era una garanzia assoluta, ma rappresentava comunque un vantaggio competitivo.

Oggi però molti genitori iniziano a porsi una domanda diversa per i propri figli: ha ancora senso andare bene a scuola come lo intendevano le generazioni precedenti?

Non perché lo studio abbia perso valore, ma perché nel frattempo è cambiato profondamente il contesto in cui i ragazzi crescono e si preparano al futuro.

IL TEMPO DEI RAGAZZI NON È PIÙ SOLO SCUOLA

Una volta il pomeriggio era piuttosto lineare: compiti, un po’ di gioco all’aria aperta e poco altro.

Oggi il tempo dei ragazzi è molto più articolato. Sport organizzato, musica, attività artistiche, volontariato, scoutismo. Esperienze che contribuiscono a sviluppare autonomia, relazioni, spirito di gruppo e capacità di stare nel mondo.

Sono attività preziose e formative, ma inevitabilmente entrano in competizione con il tempo dedicato allo studio.

LE COMPETENZE CAMBIANO PIÙ VELOCEMENTE

Per molti anni la scuola è stata il luogo principale in cui si acquisivano conoscenze difficilmente reperibili altrove.

Oggi viviamo in un mondo dove le informazioni sono sempre disponibili e dove gli strumenti digitali e di intelligenza artificiale permettono di trovare risposte in pochi secondi.

In questo contesto non è più importante solo sapere delle cose, ma saper selezionare le informazioni, collegarle, comprenderle e usarle in modo critico.

La memoria resta utile ma non è più l’unico centro del sistema educativo.

la SCUOLA sta diventando aziendalista

Negli ultimi anni la scuola è diventata molto più strutturata. Registri elettronici, verifiche frequenti, programmi serrati, recuperi puntuali.

Questo ha portato maggiore continuità e controllo del percorso scolastico, ma anche una conseguenza meno evidente: il ritmo è diventato più difficile da rallentare.

Un’assenza, anche breve, spesso significa recuperare rapidamente compiti, verifiche e argomenti. E questo rende più complesso conciliare lo studio con tutte le altre attività che fanno parte della crescita dei ragazzi.

IL MONDO DIGITALE FA PARTE DELL’APPRENDIMENTO

Videogiochi, social network, piattaforme online vengono spesso considerati soltanto distrazioni.

In parte lo sono, ma fanno anche parte dell’ambiente cognitivo in cui i ragazzi crescono. Attraverso questi strumenti entrano in contatto con lingue straniere, dinamiche collaborative online, nuove forme di comunicazione e problem solving.

Non sostituiscono lo studio, ma contribuiscono a costruire un bagaglio di competenze diverso da quello delle generazioni precedenti.

IL MERCATO DEL LAVORO È PIÙ INCERTO

Per molto tempo il percorso era relativamente chiaro: scuola, eventualmente università, ingresso nel mondo del lavoro.

Oggi la transizione è più complessa: stage, lavori temporanei, percorsi professionali meno lineari, mobilità internazionale.

Questo non significa che studiare non serva più. Ma rende meno scontata l’idea — molto diffusa in passato — che andare bene a scuola sia di per sé sufficiente per garantirsi un buon futuro professionale.

HA ANCORA SENSO Avere voti alti a scuola?

In questo contesto cambiato ha ancora senso avere voti alti a scuola? Probabilmente sì, ma non nello stesso modo di prima.

Non tanto come accumulo di voti o di nozioni, quanto come allenamento alla curiosità, alla disciplina mentale e alla capacità di comprendere il mondo puntando all’eccellenza.

La domanda allora non è più soltanto se andare bene a scuola sia importante.

La domanda è se la scuola riesca ancora a insegnare le competenze, le conoscenze e il modo di pensare di cui i ragazzi avranno davvero bisogno nel futuro.

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% Commenti (4)

Cara Monica,
personalmente penso che il rincorrere i voti alti sia un falso obiettivo e lo sia stato anche nel passato.
Anche se, alle fine degli anni settanta, il 110/L mio e di mia moglie fu determinante per avviare la nostra carriera professionale (mia moglie in banca, io in azienda). E devo dire che, per la mia esperienza, il voto di laurea è ancora rilevante.
Ho sempre creduto molto nell’impegno e nella ricerca sistematica (ma non logorante) dei propri limiti. Mia moglie ed io abbiamo provato a trasmettere alle nostre figlie questi valori ed alla fine, dopo qualche incidente di percorso (una delle mie ragazze è stata anche bocciata al liceo) ci siamo ritrovati due figlie che per loro esclusivo merito si sono laureate con 110/L.
Quindi, nessun’ansia da voto ma tanto impegno e ricerca della “propria” eccellenza.
Un caro saluto
Giovanni

Grazie. Mi incuriosisce il fatto che una delle figlie dopo essere stata bocciata al liceo si sia laureata con 110 e lode.

A mio parere sono due questioni diverse: da una parte non è il voto alto quello che conta. Nel mio piccolo non ne ho mai avuti, mi sono diplomato con 46/60 al classico. Il voto è una misura secondo criteri, oggi diremmo KPIs, scelti da altri. Sappiamo che le intelligenze sono molte di più e diverse.
Altro è alimentare e costruire una cultura che possa fare in futuro da serbatoio, da fondamento, da trampolino: tre parole con tre sensi diversi e tutti importanti.
Purché non diventi nozionismo. Che è altro.
Serve quindi sicuramente studiare, non solo le materie scolastiche, senza inseguire i voti.

Si sono due questioni diverse, a volte vanno di pari passo a volte no. Ma anche io mi ero domandata quando fosse importante il sapere con Google sempre a disposizione ed ho ricevuto diversi feed back in linea con il tuo pensiero che mi hanno rincuorata.

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