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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

DOVE SI IMPARA LA PARTITA DOPPIA

Aggiornato il 23 settembre 2026

Dove si impara la partita doppia

 

Nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione siamo sicuri che chi impara la contabilità oggi sia ancora in grado di padroneggiare la partita doppia?

Nei moderni programmi contabili molte registrazioni vengono generate automaticamente. I dati arrivano dalle fatture elettroniche, dall’home banking e dagli altri strumenti collegati alla contabilità, aggiornando libri e registri senza bisogno di inserire manualmente ogni movimento.

Le scritture che si originano nei gestionali possono avere le sembianze della partita doppia, con il dare e l’avere facilmente riconoscibili, ma non sempre la visione del mastrino è così immediata. Con l’automazione e l’intelligenza artificiale una parte sempre maggiore del lavoro contabile può essere svolta senza vedere, e qualche volta senza conoscere, la registrazione che sta dietro a ogni operazione.

 

L’INSOSTITUIBILITA’ DEI MASTRINI

Ricordo una chiacchierata al bar di qualche tempo fa fra quattro contabili esperti proprio su questo argomento.

Tutti e quattro ci siamo detti che in caso di una scrittura contabile particolarmente complessa dobbiamo prendere carta e penna e fare i mastrini, o almeno scrivere su carta il dare e l’avere, per riuscire a capire come impostare la registrazione nel gestionale.

Ci è venuto il sospetto che a forza di semplificare e automatizzare la contabilità, oggi anche attraverso l’intelligenza artificiale, le nuove generazioni perdano il senso di quello che stanno facendo, tanto da non essere in grado di riconoscere un errore concettuale o di impostare correttamente una registrazione articolata.

  

LA PARTITA DOPPIA SI IMPARA A RAGIONERIA

In base alla mia esperienza, la partita doppia si impara veramente negli Istituti Tecnici Commerciali. Solo studiando per diversi anni la contabilità, esercitandosi continuamente e sviscerandola in ogni suo aspetto si riesce veramente a impadronirsi della sua logica.

Se nelle registrazioni di base, come l’acquisto o la vendita della merce, la partita doppia fondamentalmente non è difficile, quando l’evento economico ha più sfaccettature o esula dalla norma riuscire a tradurlo in una registrazione contabile non è per niente facile.

Sempre per la mia esperienza, con gli esami universitari a Economia e Commercio non si impara la contabilità. Si impara piuttosto a interpretare un bilancio, ad analizzarlo o a fare controllo di gestione. In altre parole, si impara a fare l’architetto e l’ingegnere, ma non il muratore. E questo è un grande limite, perché per capire davvero come è costruito un bilancio bisogna sapere anche come nasce.

Naturalmente i casi e le eccezioni possono essere tanti. Ci sono ragionieri che non hanno ancora imparato la differenza fra un rateo e un risconto e laureati in Economia e Commercio che hanno fatto il liceo e hanno imparato perfettamente la partita doppia. Ma, nella mia esperienza, rimangono eccezioni e non la regola.

  

I LIMITI DELLA CONTABILITA’

La contabilità è nata migliaia di anni fa, quando l’uomo ha iniziato ad organizzarsi in società sempre più complesse. La necessità di tenere traccia delle tasse e degli scambi commerciali ha fatto sì che le prime forme di scrittura fossero proprio di tipo contabile.

La partita doppia è arrivata più tardi e, grazie anche alla possibilità di controllare gli errori, è diventata nel tempo il sistema contabile di riferimento per le imprese.

Ma con l’aumentare della complessità delle aziende è aumentato anche il bisogno di informazioni che la contabilità da sola non è in grado di fornire.

La contabilità non registra i costi occulti, non misura da sola l’impatto ambientale e i parametri ESG, non tiene monitorato il livello di soddisfazione del cliente e non sempre consente di misurare direttamente il rendimento di una singola filiale o linea produttiva.

All’ossatura contabile di base si sono quindi aggiunti altri strumenti capaci di misurare aspetti diversi della vita di un’impresa.

 

IL FUTURO DELLA PARTITA DOPPIA

C’è da pensare che ad un certo punto la partita doppia non sarà più necessaria?

L’intelligenza artificiale e l’automazione saranno sempre più in grado di leggere documenti, interpretare operazioni, proporre registrazioni contabili, riconciliare i conti e individuare anomalie. Chi utilizzerà questi strumenti potrebbe quindi non avere più bisogno di vedere il dare e l’avere e, tanto meno, di disegnare un mastrino.

Ma questo non significa che la partita doppia scomparirà. Potrà diventare invisibile, ma continuerà ad essere la spina dorsale della contabilità.

Ed è proprio qui che nasce un paradosso: meno avremo bisogno di registrare manualmente in partita doppia, più sarà importante comprenderne la logica. Perché se una macchina esegue una registrazione, qualcuno deve essere in grado di capire se quella registrazione ha senso.

Per questo, secondo me, la partita doppia andrebbe insegnata almeno nei suoi concetti di base, non solo negli Istituti Tecnici Commerciali ma in tutte le scuole di grado superiore.

Non servirà a tutti saper costruire una scrittura contabile complessa. Ma capire la differenza tra un costo e un’uscita, tra un ricavo e un’entrata, tra un debito e una perdita significa possedere un inquadramento mentale di tipo contabile. E questo serve non soltanto a chi lavora in un’impresa, ma a qualsiasi cittadino voglia avere una maggiore consapevolezza economica e finanziaria.

 

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