Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

IL PRESTITO VITALIZIO IPOTECARIO: ROBA DA VECCHI?

Prestito vitalizio ipotecario

Battezzato come “una concreta alternativa alla vendita della nuda proprietà” il prestito vitalizio ipotecario, modificato con una legge del 6 maggio 2015 , ha subito trovato fans e detrattori. La prima volta che ne ho sentito parlare è stato da Guido Brera, autore del romanzo I Diavoli e socio fondatore di un’importante società di gestione patrimoniale, dove è a capo del settore investimenti, quindi “uno che se ne intende”.  

Siccome lui non ne ha parlato a favore, io ho voluto approfondire.

 

Ma innanzitutto che cos’è il prestito vitalizio ipotecario, e soprattutto può riguardare anche te?

 

Dipende da quanti anni hai, perché è uno strumento di finanziamento che riguarda i proprietari di abitazioni over 60, che ora possono trasformare parte del valore teorico della loro casa in contanti ottenendo un finanziamentoda parte di una banca o una finanziaria. Il finanziamento è garantito dall’ipoteca di primo grado iscritta sull’immobile, di cui il richiedente mantiene la proprietà.

 

Il prestito non prevede alcuna rata: il capitale viene erogato in un’unica soluzione, e gli interessi sono capitalizzati fino alla scadenza, ovvero la morte del soggetto finanziato. Eventualmente si può optare per il pagamento annuale degli interessi in modo da ridurre il valore finale di rimborso, che può diventare molto ma molto salato nel caso in cui si abbiano i geni della longevità.

 

E così un arzillo vecchietto che non riuscirebbe ad ottenere un mutuo o a contrarre un prestito, ora può ottenere un finanziamento per le proprie esigenze di spesa trasferendo il problema del rimborso ai propri eredi. Se alla scadenza questi saranno in grado di rimborsare il debito potranno riscattare l’immobile, diversamente la casa passerà in mano alla banca o alla finanziaria.

 

E così sono finiti i tempi in cui la principale preoccupazione di nonni e genitori era quella di lasciare il tesoretto accumulato sotto forma di “mattone” alla propria stirpe, perché ora si corre il rischio di lasciare solo dei debiti. D’altra parte c’è la crisi, le entrate familiari spesso non bastano e quelle dei genitori vanno ad integrare con sempre maggiore frequenza quelle dei figli.

 

Oltretutto non vedo molta differenza fra questa iniziativa e l’anticipo sul TFR in busta paga varato da poco: entrambe sono modalità per anticipare i flussi di cassa futuri, spostando il problema finanziario in avanti nel tempo.

 

Certo, se uno la vede come un’ulteriore opportunità allora può salutarla con favore. Se l’alternativa è chiedere i soldi agli usurai o a svendere la propria abitazione allora forse è meglio che adotti questa formula. Però i miei dubbi sono:
 – quanti sessantenni saranno tentati di intaccare un capitale che altrimenti non avrebbero toccato?
 – cosa succederà quando le abitazioni si accumuleranno nei bilanci di banche e fondi immobiliari? A chi le venderanno? Avremo tutti vicini di casa con gli occhi a mandarla?
 – perché lo Stato, che non riesce più ad assicurare il welfare attraverso pensioni adeguate,   sta prostituendo se stesso e tutti noi ricorrendo a trucchi e trucchetti per continuare a fare la quadra dei conti, rovesciando sulle famiglie i problemi finanziari che non riesce a risolvere?

 

D’altra parte non sono neanche così favorevole all’adagiarsi di tanti giovani sul gruzzoletto accantonato da mamma, papà, nonni o zii, e ho ammirato molto la scelta del cantante  Sting di non lasciare nulla in eredità ai propri figli. Solo che poi quei figli dovrebbero avere la possibilità di costruirsi un futuro con le proprie mani come succede all’estero, mentre in Italia per il momento questo non accade, per cui il massimo della fortuna che si può augurare ad un giovane è quella di avere un nonno-salvadanaio. Che però non abbia né grilli per la testa, né badanti avvenenti.
Forse ti può interessare anche:

Post Correlati

Leave a comment