Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

TU A CHE ETA’ VORRESTI ANDARE IN PENSIONE?

INPS e pensione
Finalmente si torna a parlare di pensioni e di flessibilità dell’età in uscita, dopo la batosta della legge Fornero e le iniquità che ha portato.
Nel mio ufficio ci sono due cinquantasettenni con gli stessi anni di contribuzione ma una è nata ad aprile e una a novembre, e a causa dei 3 mesi di allungamento dell’aspettativa di vita la seconda andrà in pensione fra 6 anni, mentre la prima .…… fra un mese!
Purtroppo la seconda non è rientrata nella possibilità concessa alle donne di 57 anni di età e 35 di contributi di ritirarsi anzitempo dal lavoro con una penalizzazione, perché lo Stato ha deciso che vivrà 3 mesi in più della collega.
I sindacati si mettono di traverso
E’ evidente che questo meccanismo deve essere rimesso in discussione, con buona pace della signora Camusso che non appena ha sentito parlare di pensione anticipata, avendo fiutato la possibilità di rompere le palle, ha già fatto sapere di non essere d’accordo. Senza neanche approfondire le proposte fatte dal neo Presidente dell’INPS Boeri, ha subito detto che la penalizzazione sarebbe troppo alta per le pensioni più basse. Sta di fatto che è la seconda volta che una donna, che per definizione dovrebbe capire di cosa stiamo parlando, si mette di traverso nella strada del pensionamento.
Forse la Camusso perdendo i suoi attuali “clienti” teme di non trovarne altri, visto come sta andando il mondo del lavoro?
Libertà, libertà e ancora libertà
Allora, la mia opinione è questa, e sinceramente credo proprio di essere in buona compagnia.
La parola d’ordine dovrebbe essere LIBERTA’, nel rispetto della sostenibilità dei conti.
Diciamoci la verità, il modello:
nascita – sacramenti – diploma/università – posto fisso – matrimonio – pensione – cimitero
è andato un pochino in crisi negli ultimi anni.
Quindi a mio avviso sarebbe corretto che, posto un limite minimo di anni contributivi, da un certo punto in poi dovrebbe essere ciascuno di noi a decidere quando vuole andare in pensione, perché le situazioni della vita possono essere tante e disparate per cui sarebbe giusto e opportuno che ciascuno scegliesse la propria possibilità, accettando per contro un assegno più o meno sostanzioso, in base ai contributi effettivamente versati. Punto.
Il fallimento dello Stato
Anche perché, avendo lo Stato delegato alle famiglie buona parte del welfare, spesso c’è la necessità di accudire genitori o nipoti, oppure possono esserci problemi di salute, voglia di barattare la libertà con un po’ di soldi e di oggetti in meno, passioni, hobby o volontariato.
Certo, se sei un barone universitario, un magistrato, un megadirigente ultrastipendiato e non vuoi schiodarti dalla poltrona perché “senti che hai ancora molto da dare alla società”, pur con alcuni paletti la possibilità di rimanere un po’ di più al lavoro rispetto ad un metalmeccanico ce la devi avere.
Ma se sei un carpentiere che con 40 gradi in estate deve salire su un’impalcatura, beh, mandarti in pensione a 68 anni sarebbe omicidio di Stato.
Il rapporto con il tempo
E poi c’è la questione del rapporto con il tempo. Perché nell’ ”età di mezzo” si corre come matti fra lavoro, famiglia e voglia di godersi quel po’ di tempo libero che rimane. Allora mi piacerebbe prendere in prestito ora un po’ di quel tempo che spero di avere in futuro in abbondanza, quando non avrò più le energie fisiche e mentali per sfruttarlo al meglio, ma non sarò ancora pronta per il posto fisso alla panchina del parco o alla bocciofila.
Benvenuto pensionamento flessibile
Ben venga allora il pensionamento flessibile di cui si sta parlando, con la possibilità di lavorare part-time negli ultimi anni favorendo l’ingresso dei giovani. L’importante è che anche questo non si trasformi in una imposizione da parte dello Stato o da parte delle imprese, ma che rimanga una scelta reale del singolo che, alleggerito psicologicamente, deve potere decidere liberamente se e fino a punto restare al lavoro, dando il massimo che può per se stesso e per la propria azienda.
E questo dovrebbe accadere durante tutta la carriera lavorativa, sempre che si riesca ad infrangere il tabù del part time, che ad esempio in Olanda interessa la metà della popolazione attiva di tutte le età.
La famosa busta arancione
Nell’attesa che il Governo valuti le proposte di Boeri nella legge di stabilità, ho rispolverato il PIN che avevo chiesto per accedere ai servizi del sito INPS e sono andata a sbirciare nel calcolo della mia futura pensione, in base alla simulazione messa a disposizione da pochi mesi. Il servizio calcola la pensione che si avrà al ritiro, stimando la crescita futura e proiettando lo stipendio attuale, ma con la possibilità di cambiare alcuni parametri tranne…… l’età della pensione, se non come ipotetica “sospensione del lavoro”.
Nel mio caso l’età della pensione non può essere prima dei 68 anni.
Sperando che non mi venga l’altheimer prima.

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