Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

E’ GIUSTO “FARE LA SPIA”?

E' GIUSTO FARE LA SPIA?
E’ giusto fare la spia?

 

Una volta ti chiamavano spia e oggi ti chiamano whistleblower (letteralmente “soffiatore di fischietto”).
Una volta la canzoncina per bambini ti diceva che se facevi la spia “non eri figlio di Maria” (così sin da piccolo capivi subito da che parte dovevi stare), oggi invece si discute se darti o meno un premio.
 
Il passaggio in Parlamento della legge sul whistleblower, ha riacceso i riflettori sulla ferita culturale del nostro paese in merito a come si atteggia la società italiana davanti a chi denuncia un illecito. Questa volta grazie alla nuova legge speriamo di avvicinarci un po’ di più alla mentalità anglosassone che tende a premiare e non a punire chi “evidenzia un errore o un comportamento scorretto riscontrato durante lo svolgimento delle proprie mansioni professionali”.
 
Nel nostro paese è sempre prevalsa una forma di garantismo riservata alle persone accusate, spesso anche per la connivenza degli alti funzionari e degli organi deputati al controllo. Fenomeno particolarmente evidente nella Pubblica Amministrazione (si pensi al famoso dipendente comunale che timbrava in mutande), ma anche nel settore privato dove spesso si compiono abusi che i dipendenti fanno fatica a denunciare, sia per paura di perdere il posto di lavoro, sia per paura della disapprovazione sociale, perché fino a l’altro giorno chi denunciava era una spia e non un eroe.
 
Appena passata la legge alla Camera una parte politica si è subito ribellata parlando di barbarie giuridica perché “rischia di introdurre negli ambienti di lavoro pubblici e privati un clima invivibile di accusa segreta”. Mi sembra una considerazione piuttosto pretestuosa, infatti è grazie a questi atteggiamenti che sino ad oggi ha prosperato l’impunità e personalmente non condivido affatto queste obiezioni. Però siamo sempre italiani e probabilmente qualcuno avrà la tentazione, non tanto di denunciare il falso (perché se la denuncia dell’illecito non è comprovata e in buona fede il denunciante rischia il licenziamento), quanto piuttosto di una ritorsione camuffata nei confronti del segnalante da parte dell’azienda.
 
Ci sarà tempo e modo di apportare i correttivi necessari all’applicazione della legge all’italica mentalità, l’importante è che d’ora in poi chi denuncia possa guardare colleghi e familiari a testa alta e trovi un consenso sociale, anziché rischiare di essere messo all’angolo per il proprio gesto, se altera equilibri più o meno leciti su cui molti poggiavano il proprio orticello.
 
Ricordiamo che è dalla segnalazione di un semplice impiegato che possono emergere numerose ed evidenti irregolarità che possono creano disastri a livello economico, sociale e ambientale, come è successo alla scalata della Banca Antonveneta da parte della Popolare di Lodi o ai due gravi incidenti per difetto di manutenzione avvenuti in Ferrovie dello Stato qualche tempo fa.

Allora pensiamoci bene di guardare in cagnesco un collega che ha compromesso qualche nostro privilegio, magari legato alla timbratura del cartellino o alla pausa caffè. Se per questa mentalità strisciante di omertà saltava una banca o si schiantava un treno poteva andare peggio.

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