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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

E’ GIUSTO “FARE LA SPIA”?

Aggiornato il 1 ottobre 2024
E' GIUSTO FARE LA SPIA?

Un tempo chi rivelava informazioni riservate veniva definito spia; oggi, lo stesso ruolo è riconosciuto con il termine whistleblower (letteralmente ‘colui che soffia nel fischietto’) e gode di una protezione giuridica.

La recente normativa legata al Whistleblowing, il D.Lgs. 24/2023, che recepisce la direttiva europea 2019/1937, rafforza le tutele per chi “fa la spia” segnalando illeciti, estendendole anche al settore privato.

Da dicembre 2023 le aziende con più di 50 dipendenti, oltre a quelle operanti in specifici settori (come servizi finanziari o mercati pubblici), sono obbligate ad attuare canali di segnalazione interni, garantendo anonimato e protezione contro ritorsioni.

DAL DISPREZZO ALL’APPREZZAMENTO DI CHI FA LA SPIA

La legge ha riacceso i riflettori sulla ferita culturale del nostro paese su come si atteggia la società italiana davanti a chi denuncia un illecito. Grazie alla nuova legge speriamo di avvicinarci un po’ di più alla mentalità anglosassone che tende a premiare e non a punire chi “evidenzia un errore o un comportamento scorretto riscontrato durante lo svolgimento delle proprie mansioni professionali”.

Nel nostro paese è sempre prevalsa una forma di garantismo riservata alle persone accusate, spesso anche per la connivenza degli alti funzionari e degli organi deputati al controllo. Fenomeno particolarmente evidente nella Pubblica Amministrazione (si pensi al famoso dipendente comunale che timbrava in mutande), ma anche nel settore privato dove spesso si compiono abusi che i dipendenti fanno fatica a denunciare, sia per paura di perdere il posto di lavoro, sia per paura della disapprovazione sociale, perché fino a l’altro giorno chi denunciava era una spia e non un eroe.
 
Appena è passata la legge alla Camera una parte politica si è subito ribellata parlando di barbarie giuridica perché “rischia di introdurre negli ambienti di lavoro pubblici e privati un clima invivibile di accusa segreta”. Mi sembra una considerazione piuttosto pretestuosa, infatti è grazie a questi atteggiamenti che sino ad oggi ha prosperato l’impunità e personalmente non condivido affatto queste obiezioni. Però siamo sempre italiani e probabilmente qualcuno avrà la tentazione, non tanto di denunciare il falso (perché se la denuncia dell’illecito non è comprovata e in buona fede il denunciante rischia il licenziamento), quanto piuttosto di una ritorsione camuffata nei confronti del segnalante da parte dell’azienda.

FARE LA SPIA A TESTA ALTA

Finalmente d’ora in poi chi denuncia potrà guardare colleghi e familiari a testa alta e trovare un consenso sociale, anziché rischiare di essere messo all’angolo per il proprio gesto, se altera equilibri più o meno leciti sui quali molte persone fondano i propri interessi.
Ricordiamo che è dalla segnalazione di un semplice impiegato che possono emergere numerose ed evidenti irregolarità che possono creano disastri a livello economico, sociale e ambientale, come è successo alla scalata della Banca Antonveneta da parte della Popolare di Lodi o ai due gravi incidenti per difetto di manutenzione avvenuti in Ferrovie dello Stato qualche anno fa.

Segnalare condotte illecite non solo tutela l’integrità dell’organizzazione, ma può prevenire conseguenze ben più gravi. Grazie a chi decide di parlare, è possibile evitare disastri e garantire che eventuali abusi o comportamenti scorretti vengano tempestivamente corretti, proteggendo così l’interesse dell’azienda e della collettività

Con la nuova legge sul whistleblowing i segnalatori sono protetti da ritorsioni e discriminazioni. La normativa garantisce la riservatezza dell’identità di chi denuncia, offrendo anche tutela legale per chi agisce in buona fede, rendendo la segnalazione un atto sicuro e protetto.

 

Ma anche al di fuori del contesto aziendale, il cosiddetto “fare la spia” non deve essere visto come un gesto disonorevole, ma piuttosto come un’espressione di integrità personale. Segnalare comportamenti illeciti risponde a un forte senso etico e rappresenta un’azione di responsabilità sociale, contribuendo al benessere della comunità e al rispetto delle regole condivise.

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