Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

NON TOCCARE IL DENARO CHE E’ SPORCO!

Non toccare denaro
Con mio grande rammarico sono cresciuta con l’idea, inculcata da mia madre, che non potevo toccare i soldi senza correre a lavarmi le mani. Mia mamma ha sempre avuto un’idiosincrasia verso il denaro fisico perché pensava che fosse portatore di germi e di malattie.

 

Tuttora si priva del piacere di mangiare un crescione in uno dei tanti chioschi della piadina che sono in Romagna perché “chi vende la piadina tocca i soldi e poi tocca l’impasto”

 

Sarà che ha vissuto gli anni del dopoguerra quando la trasmissione delle malattie era una questione più complicata rispetto ai giorni nostri, ma anche ora che tante malattie sono state debellate, le cure sono migliorate, le occasioni di contagio sono diminuite, quest’idea del denaro sporco non riesce a togliersela dalla testa. Le maggiori norme igieniche che prevedono l’utilizzo dei guanti per chi maneggia gli alimenti (che puntualmente vengono disattese) non l’hanno comunque aiutata a liberarsi di questa fobia.

 

Fortunatamente l’atteggiamento di mio padre verso il denaro ha abbondantemente bilanciato quello di mia mamma, perché crescere con l’idea che il denaro sia qualcosa di sporco è quanto di peggio possa capitare nell’educazione finanziaria di un figlio.

 

Quello che pensiamo sul denaro è frutto di un indottrinamento risalente all’infanzia, così radicato da impedirci di avere una visione aperta e diversa da quella inculcata dai genitori. Peccato che molti di noi non si rendono conto di quanto i figli siano influenzati da quello che viene detto da mamma e papà sull’argomento.

 

Spesso noi genitori facciamo un lavoro straordinario per aiutare lo sviluppo dei figli a livello atletico, scolastico e spirituale, facendoci in quattro per onorare tutti gli impegni presi nei vari campi della vita sociale dei nostri figli, ma a livello finanziario quanti sono quelli che riescono a dare un valido sostegno ai propri eredi?

 

Pensare che i bambini non debbano “preoccuparsi” dei soldi perché troppo piccoli (un “troppo piccoli” che spesso si allunga fino alla laurea) spiana la strada a future e reali preoccupazioni per la mancanza di capacità nel gestire un bilancio familiare. Insegnare già da piccoli ai bambini ad avvicinarsi al denaro con naturalezza e giocosità li aiuterebbe a gestirlo adeguatamente nel loro futuro.

 

Invece l’orientamento educativo più diffuso tra le famiglie italiane tende a trasmettere un archetipo negativo e teso nei confronti del denaro, facendo passare il concetto che il denaro risolve qualsiasi problema ma senza spiegare come. Bisognerebbe invece trasmettere un approccio più rilassato, insegnando per contro che il denaro non costituisce  garanzia di benessere interiore se non si hanno buone relazioni, intense passioni e progetti in cui credere.

 

Che dire poi del vuoto creato dall’assenza dei genitori che viene colmato attraverso l’acquisto di oggetti materiali? Il paradosso è che poi si tenta di spiegare la propria assenza per andare al lavoro con la necessità di guadagnare denaro per comprare quegli oggetti che li educhiamo a diventare necessari. Non sappiamo dedicare a loro il nostro tempo, privandoli del “dono del volere” che invece andrebbe trasmesso a prescindere dalla condizione finanziaria. Anzi, andrebbe trasmesso soprattutto nei casi di benessere economico.

 

In questo modo il denaro viene associato a qualcosa di negativo, che costa fatica e comporta il dolore dell’abbandono. Invece fare soldi potrebbe essere anche divertente se si trovasse il modo per farci pagare per quello che ci piace fare.

 

Per quel che mi riguarda i miei genitori mi hanno sempre resa partecipe della situazione economica e finanziaria familiare sin da bambina. Io mi sentivo grande e appagata a tal punto che poi “la conta del denaro” l’ho fatto diventare il mio lavoro, ma certamente non è necessario arrivare sino a questo punto.

 

Ora con mio figlio tendo a comportarmi nello stesso modo, dandogli una paghetta settimanale minima da quando ha sette anni, e facendogli usare i suoi soldi quando la richiesta di comprare qualcosa deriva direttamente da lui. Se invece la proposta di prendere qualcosa viene dai genitori o dai nonni allora rientra nella voce “regali”. Parallelamente sin dalla nascita gli abbiamo accantonato i soldi extra ricevuti nelle festività e nei compleanni in un conto ad hoc, visto e considerato che di regali e di giocattoli ne ha sempre avuti in abbondanza (come gran parte dei bimbi di oggi, grazie anche a ricicli e cineserie), e utilizzare quei soldi in più per comprare altri regali sarebbe stato indubbiamente uno spreco.

 

In questo modo mi auguro che quando entrerà nell’età dell’adolescenza sarà sufficientemente “attrezzato” per gestire il proprio denaro “Cum Grano Salis”

 

 

Il post è stato ispiratodalla lettura del libro “Il denaro spiegato ai miei figli” di Alfio Bardolla

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