Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

L’AUTOMAZIONE CI RENDE VULNERABILI?

L'AUTOMAZIONE CI RENDE VULNERABILI

Il passaggio ad un’automazione sempre più spinta dovrebbe semplificarci la vita rendendola più comoda e perfomante, tuttavia ci rende incredibilmente più esposti ad ogni soffio di vento.

Faccio alcuni esempi che mi hanno aumentato questa percezione.

 

CASO 1 – L’AUTOMOBILE PRENDE IL SOPRAVVENTO

E’ estate, sono in auto e fa caldo e l’aria condizionata non funziona. Tiro giù il finestrino ma…. anche il finestrino non scende perché c’è un problema con l’impianto elettrico.

Mentre faccio la sauna e rimpiango la vecchia manovella mi suona il telefono.

Siccome ho appena acceso l’automobile il bluetooth non parte e sento qualcuno che mi parla da dentro la borsa.

Nel frattempo si accende il Mirror che mi fa ascoltare la mia playlist dalle casse, ma copre ancora di più la voce che dalla borsa inizia a urlare sempre più forte.

Inizio a spippettare per far partire il bluetooth ma ormai è la partita è persa perché non avendo compiuto le azioni con la sequenza perfetta l’automobile ha preso il sopravvento e fa quello che gli pare.

Risolvo spegnendo l’auto, aprendo la portiera per respirare e richiamando la persona che mi aveva cercato con il motore spento.

 

CASO 2 – IL CELLULARE DELLA MIA AMICA

Si rompe il cellulare in vacanza, un’amica me ne presta uno ma mi rendo conto che molte funzioni, compresi i bonifici bancari, sono legate al dispositivo anziché al numero.

Non me la sento di collegare il telefono prestato all’app della mia banca perché nel momento in cui ho messo la mia scheda nel telefono della mia amica le chat e i social miei e suoi si sono mescolati in un modo a me incomprensibile.

Devo aspettare di rientrare dalle ferie e di acquistare un altro apparecchio per ritornare pienamente in possesso di gran parte della mia vita tecnologica.

 

CASO 3 – SUL LAVORO OGNI SANTO AIUTA

Excel non riesce più a supportare le funzionalità sempre più complesse del controllo di gestione, passo ad un sistema più complesso che è una figata perché fa tutto da solo anche il caffè.

Ma ancora sono inesperta, modifico una selezione apparentemente banale ed ecco che si incasina tutto.

Per fortuna c’è l’assistenza pronta a darmi una mano, facendomi comunque ripiangere le vecchie e care tabelle pivot.

 

POTREI CONTINUARE ALL’INIFINITO

Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che potrei fare per descrivere una situazione che si sta sempre più verificando.

Se domani venisse a mancare l’energia elettrica, se entrassimo nel mirino di un hacker, se ci si rompesse il cellulare, se ci dimenticassimo una password, se in un attimo di distrazione spingessimo il bottone sbagliato ecco che la nostra vita perfetta e automatica improvvisamente verrebbe messa in discussione.

La tecnologia ci semplifica le abitudini, ma ogni passaggio che facciamo verso l’automazione alziamo sempre più l’asticella, nel senso che non appena recuperiamo tempo per qualcosa subito troviamo il modo di riempirlo aumentando il numero e la complessità delle cose da fare.  Quindi alla fine invece di vivere più rilassati e liberati da impegni gravosi finisce che viviamo ancora di più sotto tensione.

 

I MIEI DUBBI SONO ANCHE I TUOI?

Forse prima di automatizzare bisognerebbe pensarci un attimo e magari fare anche dei passi indietro se vediamo che non è la strada giusta.

Forse più di 100 click per aprire un conto corrente come richiesto da alcune banche ci fanno capire che l’automazione spesso è pensata più per l’azienda che offre il servizio che per il cliente.

Forse quando si intraprende la strada dell’automazione senza arrivare fino in fondo ci si trova spesso in mezzo ad un guado che è peggio di quando eravamo partiti, e finché non si fa il salto si sta peggio di quando si faceva tutto a mano.

Mentre ci poniamo questi dubbi cerchiamo di non perdere la password del file excel dove abbiamo salvato tutte le altre password, compresa quella della carta di credito, perché altrimenti rischiamo di saltare la cena se non abbiamo in tasca almeno gli spicci per comprarci un panino.

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% Commenti (2)

Ciao Monica,
Come ben sai sono riuscito ad eliminare la dipendenza dalla tecnologia senplicemente usandola il meno possibile.
Ad esempio, uso una Punto del 1994 solo ed esclusivamente per fare i 4 chilometri che mi separano dal lavoro. Non ha i finestrini a manovella ma non ha nemmeno l’aria condizionata. E mi costa pochissimo. Per il resto uso il treno e compro i biglietti alla biglietteria umana.
Ho un j3 2017 che fa da televisione, radio, telefono e messaggi.
Usando solo contanti, mi devo ricordare solo il pin del bancomat.
L’affitto e il mantenimento li ho messi come bonifici continuativi e la luce è domiciliata.
Facendo il libraio mi ricordo quasi sempre a menoria dove sono i libri e uso pochissimo il computer.
Leggo ancora libri di carta e giornali.
E sono fuori da tutti i social.
È un processo che dura da anni e ho eliminato passo passo una tecnologia alla volta sino ad arrivare a questo risultato. Se non dovessi usare WhatsApp per lavoro, sarei già tornato al vecchio Nokia 3310.
Certo, ci metto più tempo a fare le cose, ma almeno decido io quando farle. Se consideriamo tecnologia anche la televisione, bene, non ho nemneno quella.
Un affettuoso saluto.
Max da Nola

Ciao Max, sembrano scelte fuori moda ma sono convinta che andando avanti saranno sempre di più le persone che le faranno. O per lo meno che ne faranno una parte. Dopo anni di ubriacatura tecnologica bisognerebbe veramente iniziare a fare decluttering della tecnologia tossica e superflua. Ci arriveremo. Le scelte che sembrano più indietro in realtà sono più avanti 🙂

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