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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

L’ECONOMIA SPIEGATA AD UN FIGLIO

L'economia spiegata ad un figlio

Tra i tanti libri che ho letto sull’economia, ce n’è uno che mi è rimasto particolarmente impresso perché riesce a spiegare l’economia in modo semplice e accessibile. Si tratta di L’ECONOMIA SPIEGATA A UN FIGLIO di Fabrizio Galimberti.

Per “figlio” si intende almeno un ragazzo delle superiori perchè, pur utilizzando un linguaggio semplice, si tratta di temi piuttosto complessi per ragazzi più giovani.

Questo libro mi ha dato l’occasione di riprendere in mano in modo piacevole e leggero alcuni elementi di Macro e Micro Economia che avevo studiato all’Università. E’ una lettura scorrevole, mai pesante, e proprio per questo la consiglio a chi vuole avvicinarsi ai principali meccanismi dell’economia senza troppi approcci tecnici.

Di seguito riporto i passaggi che mi sono piaciuti di più con i miei commenti.

i principi dell’economia

1) La formazione dei prezzi:La gente <vota con i piedi> andando a cercare un altro supermercato”. In un mondo dominato sempre più dal mercato, contano di più le preferenze che si esprimono ogni volta che si fa un acquisto piuttosto che il voto che si dà nell’urna una volta ogni 5 (o meno) anni. Ogni scelta di consumo, anche la più piccola, orienta prezzi, offerte e strategie delle imprese molto più di quanto spesso immaginiamo.

2) La divisione dei compiti e la specializzazione nel lavoro (da cui è partita gran parte della storia economica dell’uomo): “Un’economia è una comunità in cui ognuno fa qualcosa e questi ‘qualcosa’ vengono scambiati in modo da permettere ad ognuno di vivere: mangiare, bere, avere un riparo, guardare la televisione. Tutto questo funziona!”. Ultimamente però questo meccanismo, in cui ognuno fa ciò che gli riesce meglio e poi lo scambia con gli altri, sembra mostrare dei limiti, viste le tante disuguaglianze che ha contribuito a creare nel mondo. Probabilmente andrebbe corretto con regole più eque, maggiore mobilità sociale e una distribuzione più equilibrata delle opportunità.

3) Il ragionamento sul margine: Spesso ci dimentichiamo un principio che sembra banale. Quante volte perpetuiamo sacrifici, buttiamo via tempo e denaro solo perché guardiamo a quanto abbiamo già speso? Quello ormai è andato. Invece: “In economia si ragiona spesso a margine: se lavoro un’altra ora qual è il mio sacrificio e qual è il mio beneficio? E si prendono le decisioni soppesando costi e ricavi “al margine”.”

risorse, crisi e fragilita’

4) Le risorse scarse e gli sprechi:C’è un naturale orrore degli sprechi nella nostra psicologia: in un mondo con risorse limitate l’evoluzione premia le specie che fanno buon uso di queste risorse scarse”. I desideri sono tanti, ma i mezzi per realizzarli sono limitati. Per questo è importante farne buon uso, così da soddisfare il maggior numero possibile di bisogni. In fondo l’economia studia proprio come utilizzare risorse scarse per fini alternativi.

5) Le crisi economiche: Ritornando indietro nella storia: “Secondo i classici, cioè gli economisti dell’epoca, le crisi erano dovute a fatti esterni all’economia: guerre, inondazioni, carestie, epidemie, terremoti… Ma non ci potevano essere crisi dovute ai meccanismi interni all’economia”. Gli economisti classici evidentemente dovevano capire ancora molte cose. La crisi del 2008 ci ha ricordato quanto anche l’economia possa generare squilibri al proprio interno. E negli anni successivi abbiamo visto come finanza globale, debito, supply chain e shock geopolitici possano amplificare ancora di più queste fragilità.

I LIMITI E LE regole DEL sistema

6) Economia e valori:L’economia è un modo di ragionare, non è un codice di comportamento. I valori ce li metti tu”. Purtroppo abbiamo visto che questi valori spesso non ce li mette nessuno. Ed è proprio qui che nasce il problema: strumenti efficienti e logiche razionali, senza etica e responsabilità, possono produrre risultati molto lontani dal bene collettivo.

7) Pubblico e privato: Sull’annosa questione della contrapposizione fra pubblico e privato, tornata molto attuale dopo che il liberismo sfrenato dei mercati, specie finanziari, ha innescato la crisi mondiale: “Nella storia dell’umanità non si è mai trovato, per creare benessere, un meccanismo più efficace di un mercato accanitamente difeso e presidiato da istituzioni volte ad assicurare la concorrenza e la libertà di impresa”. Abbiamo visto che la teoria keynesiana, che propone l’intervento pubblico a sostegno della domanda, talvolta è stata applicata oltre misura, contribuendo all’espansione della spesa pubblica. Per l’autore si tratta allora di trovare un equilibrio: un’economia di mercato dinamica, accompagnata da un forte sistema di sorveglianza, regole e tutela della concorrenza.

disuguaglianze, politica e futuro

8) Disuguaglianze e politica: Infine la riflessione più amara, che richiama anche il senso stesso della politica, se davvero le disuguaglianze sono ineluttabili: “Periodicamente i paesi emergenti sfidano gli altri paesi su questo o quel settore. Periodicamente queste sfide portano ad aggiustamenti anche dolorosi nei paesi sfidati, ma alla fine un nuovo equilibrio si ristabilisce, ad un livello più alto di benessere sia per lo sfidante che per lo sfidato. La disuguaglianza dei redditi è figlia di un processo disomogeneo e non viene mai meno perché questo processo si ripete nel tempo, man mano che cambiano i fattori che incorniciano lo sviluppo. La disuguaglianza è quindi connaturata all’espansione dell’economia. La politica può attenuarla, non può appiattire le disuguaglianze perché queste sono parte del modo in cui l’economia cresce”. Una visione realistica, forse scomoda, che ricorda come il compito della politica non sia eliminare ogni differenza, ma governarla senza lasciare indietro troppe persone.

A più di vent’anni dalla prima edizione questo libro ha ancora il merito di ricordarci che  l’economia non riguarda solo numeri e mercati, ma il modo concreto in cui viviamo, scegliamo e immaginiamo il futuro.

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