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Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

L’ECONOMIA SPIEGATA AD UN FIGLIO

L'Economia spiegata ad un figlioHo scelto di aprire l’anno con la recensione di un libro che ho trovato molto stimolante.

L’ECONOMIA SPIEGATA AD UN FIGLIO di Fabrizio Galimberti l’ho acquistato dopo aver letto su Il Sole 24 Ore alcuni articoli molto interessanti e sagaci dello stesso autore, sottotitolati per l’appunto “L’economia spiegata ad un figlio”. Per figlio si intende almeno un ragazzo delle superiori in quanto, pur essendo spiegati con parole molto semplici, si tratta comunque di temi piuttosto complessi per ragazzi più giovani. Mi era tornata la voglia di rileggermi i testi di Micro Economia e Macro Economia dell’Università per approfondire e rispolverare alcune tematiche economiche che sono diventate purtroppo molto di attualità, ma non trovavo mai il momento e la voglia di farlo, essendo testi piuttosto impegnativi e ricchi di formule e grafici, così attraverso questo testo ho saziato comunque la mia voglia di riprendere in mano alcuni argomenti economici ma in modo molto più piacevole e divertente, perché il libro è molto gradevole.

 

Di seguito voglio riportare le frasi che mi sono piaciute di più su alcune tematiche:
1) Sulla formazione dei prezzi: “La gente <vota con i piedi> andando a cercare un altro supermercato”.  In effetti, in un mondo dominato sempre più dal mercato, contano di più le preferenze che si esprimono ogni volta che si fa un acquisto piuttosto che il voto nell’urna che si da una volta ogni 5 (o meno) anni.

 

2) Sulla divisione dei compiti nel lavoro, da cui è partita tutta la storia economica dell’uomo “Un’economia è una comunità in cui ognuno fa qualcosa e questi “qualcosa” vengono scambiati in modo da permettere ad ognuno di vivere: mangiare, bere, avere un riparo, guardare la televisione. Tutto questo funziona!” Ultimamente però non sembra funzionare così tanto.
3) “L’economia è un modo di ragionare, non è un codice di comportamento. I valori ce li metti tu”. Purtroppo abbiamo visto che questi valori spesso non ce li mette nessuno.

 

 4) Sull’annosa questione della contrapposizione fra pubblico e privato, ritornata molto di moda dopo che il liberismo sfrenato dei mercati, specie finanziari, ha innescato la crisi mondiale. “Nella storia dell’umanità non si è mai trovato, per creare benessere, un meccanismo più efficace di un mercato accanitamente difeso e presidiato da istituzioni volte ad assicurare la concorrenza e la libertà di impresa”. Abbiamo già visto che la teoria Keynesiana, che propugnava un intervento pubblico a sostegno della domanda, è stata  applicata anche quando non era richiesta, portando a continui ingrandimenti della spesa pubblica.  Per l’autore si tratta allora di ricercare quel giusto mix fra pubblico e privato, ovvero una economia di mercato con un forte contrappeso di sorveglianza e regolazione.

 

5) Spesso ci dimentichiamo un principio che sembra banale, ma quante volte continuiamo a fare sacrifici, buttiamo via tempo e denaro perché guardiamo a quanto abbiamo già speso? Quello ormai è andato, invece “In economia si ragiona spesso a margine: se lavoro un’altra ora qual è il mio sacrificio e qual è il mio beneficio? E si prendono le decisioni soppesando costi e ricavi “al margine”.

6) “C’è un naturale orrore degli sprechi nella nostra psicologia: in un mondo con risorse limitate l’evoluzione premia le specie che fanno buon uso di queste risorse scarse” Ecco perche gli sprechi proprio non li sopporto!!

7) Ritornando indietro nella storia “Secondo i classici, cioè gli economisti dell’epoca, le crisi erano dovute a fatti esterni all’economia: guerre, innondazioni, carestie, epidemie, terremoti… Ma non ci potevano essere crisi dovute ai meccanismi interni all’economia”. Gli economisti classici evidentemente dovevano capire ancora molte cose!!!

 

8) Infine la riflessione più amara, che porta con se anche il senso della politica se proprio le disuguaglianze sono ineluttabili……. “Periodicamente i paesi emergenti sfidano gli altri paesi su questo o quel settore. Periodicamente queste sfide portano ad aggiustamenti anche dolorosi nei paesi sfidati, ma alla fine un nuovo equilibrio si ristabilisce, ad un livello più alto di benessere sia per lo sfidante che per lo sfidato. La disuguaglianza dei redditi è figlia di un processo disomogoneo e non viene mai meno perché questo processo si ripete nel tempo, man mano che cambiano i fattori che incorniciano lo sviluppo. La disuguaglianza è quindi connaturata all’espansione dell’economia. La politica può attenuarla non può appiattire le disuguaglianze perchè queste sono parte del modo in cui l’economia cresce”

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