Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA LEPRE E LA TARTARUGA, OVVERO GLI SVANTAGGI DEL MERITO

Ho sempre ammirato Piero Angela per la sua capacità di parlare di argomenti scientifici con freschezza e con un linguaggio accessibile a tutti. Anche quando affronta argomenti legati all’economia, riesce a dare spunti di riflessione interessanti. E successo anche con “A cosa serve la politica” (Mondadori 2012) che mi ha colpito soprattutto per un concetto ripetuto più volte all’interno del libro: i danni della de-meritocrazia in Italia. All’apparenza è un pensiero scontato, un dato di fatto al quale ci siamo ormai abituati perché è risaputo che il nostro non è un paese meritocratico. Ma Angela riesce ad andare oltre.

Innanzitutto parte dalle considerazioni sulla scuolae di come la scuola, cercando giustamente di aiutare e integrare ragazzi che hanno problemi e disabilità, non cerchi di valorizzare gli studenti particolarmente brillanti dando loro l’opportunità di svilupparsi al meglio con iniziative e occasioni ad hoc. Sarebbe il modo migliore per premiare il merito e l’impegno, e soprattutto per creare una emulazione verso l’altro che può essere da stimolo anche per gli altri studenti.
 
Invece capita spesso che il più bravo non è il più ammirato della scuola, che deve vedersela con le invidie dei compagni e magari per venire accettato deve appiattirsi verso il basso anziché contribuire ad innalzare il livello dei compagni.
 
C’è una cultura diffusa che tende a puntare l’obiettivo sull’uguaglianza sociale. Ma l’uguaglianza deve essere quella delle opportunitàe non quella dei risultati. Se anziché premiare l’appartenenza si riconosce e si premia il merito di chi ha talento e si è impegnato per esprimerlo, il vantaggio è di tutta la collettività.
 
Oltre a non essere sufficientemente premiati per l’onestà, il merito e la competenza, non si è neppure sufficientemente puniti per gli illeciti, la corruzione e gli abusi di ogni tipo. In una scuola italiana è normale che ci si passi il compito in classe, e a nessuno viene l’idea di fare la spia. All’esterno non funziona così. Solo che questo comportamento domani, usciti dalla scuola, diventa cultura della furbizia e del sotterfugio giustificata dal fatto che tutti lo fanno.
La soluzione? Per me sono i modelli da proporre. Deve passare il concetto che se non ti impegni, se fai il furbo, se non rispetti le regole della collettività sei uno “sfigato”, e non il contrario. La mia idea è che si dovrebbe presentare ai bambini e agli adolescenti l’immagine che sia giusto essere studiosi e di non preoccuparsi delle pressioni dei compagni a non esserlo.
Vasco Rossi l’aveva già capito più di 30 anni fa. Dall’ “alto” della sua “vita spericolata” nel 1979 cantava “Ti piace studiare, non te ne devi vergognare.”. E se lo dice Vasco…..

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