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Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA NOTTE ROSA E IL MARKETING “PIADINA E SANGIOVESE”

Notte rosa
La Notte Rosa in Romagna

 

Sta per partire “La Notte Rosa”, la grande festa dell’estate, “Il Capodanno Estivo della Riviera Romagnola”, come recita il claim pubblicitario.

Durante il fine settimana della Notte Rosa, che fino a qualche anno fa si svolgeva a partire dal sabato e che negli ultimi tempi è stato abilmente anticipato al venerdì sera per attirare i turisti un giorno in più, i 110 chilometri di costa della Riviera Romagnola si tingono di rosa dal tramonto sino all’alba.

 

Ma cos’è la Notte Rosa per un abitante della riviera? Innanzitutto una buona parte dei romagnoli la evita come la peste, semplicemente perché, per chi non è in vacanza, la Notte Rosa significa chilometri di fila in auto per raggiungere il mare, difficoltà nel trovare parcheggio, ristoranti pieni ovunque e un grande caos, per cui molti finiscono per passare la serata a casa o in collina. Gli altri si armano di santa pazienza e si buttano nella mischia, magari con tanto di orecchie rosa luminose in testa (come la sottoscritta) per terminare la serata a bere un drink in uno dei tanti bagni eccezionalmente aperti per l’occasione.

 

Di fatto la Notte Rosa non è altro che un grande evento di comunicazione. Buona parte degli spettacoli in programma si svolgono abitualmente in ogni week-end romagnolo, la differenza è che ad un certo punto qualcuno ha pensato di sincronizzarli, di aggregarli, di impacchettarli, di condirli con fuochi di artificio e di proporli con un filo conduttore comune: il colore rosa.

 

Quello che è venuto fuori è veramente una grande festa dove il protagonista non sono tanto gli eventi in sé (a parte i concerti molti in realtà sono micro-eventi), ma il clima di festa e di euforiache si respira attraverso tutta la riviera e la grande voglia di divertirsi e di fare baldoria. In realtà sono in turisti i veri protagonisti della Notte Rosa.

 

Sono tanti anni che questo esempio così ben riuscito di sinergia a livello turistico è sotto gli occhi di tutti, eppure non capisco perché a nessuno sia ancora venuto in mente di trasportarlo, anche sono un minimo, su scala nazionale. Perché non si prende spunto dalla Romagna per presentare con la stessa organizzazione il nostro paese all’estero? Oscar Farinetti, patron di Eataly,  aveva proposto di fare del Sud Italia un unico Sharm El Sheikh dove tutto il mondo avrebbe potuto venire in vacanza. Per tutta risposta invece due domenica fa a Pompei i dipendenti (pubblici) facevano l’assemblea sindacale lasciando in fila sotto il sole 500 turisti.

 

Certo, i romagnoli hanno un mix di caratteristiche che ha permesso la creazione di questo evento-sogno collettivo: spirito imprenditoriale, voglia di lavorare e al tempo stesso voglia di divertirsi, capacità di accoglienza e ospitalità nei confronti del turista, impossibilità di puntare sulle bellezze naturali. La riviera, si sa, di per se è piatta, i fondali sono sabbiosi e il mare non è un granché (anche se molto più attraente e pulito rispetto agli anni della mucillagine), e competere con altri territori sullo stesso piano sarebbe stato impossibile. Ma quando ci si adagia su quello che si ha non si aguzza l’ingegno, come invece è successo a noi. Anzi, spesso purtroppo si depreda a man bassa a spese della collettività.

 

La Romagna invece negli anni si è trasformata in un Luna Park a cielo aperto. Non paga di quello che aveva costruito, si è spinta oltre ponendosi per un fine settimana al centro della ribalta nazionale come grande palcoscenico di un rito collettivo, dove il protagonista è il divertimento.

 

Ho una proposta: sotto l’ombrellone, oltre ai corsi di piadina, perché per la Notte Rosa non si fanno anche corsi di marketing e comunicazione per gli operatori del settore?

 

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