Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA GOVERNANCE DI PAPA FRANCESCO

La Governance di Papa Francesco
Il Papa contro il “Vaticanocentrismo”
Accostare argomenti divini alla gestione di una organizzazione o del denaro può sembrare un’eresia, ma in realtà ci sono molte similitudini fra le dinamiche che regolano le attività aziendali e le dinamiche che regolano la struttura clericale.

 

Essendo molto affascinata dalla figura del nuovo Papa, mi piace seguirne le vicende e vedere come passo dopo passo sta scardinando il sistema di regole, scritte e non, che governano la Chiesa. Cosa non semplice da fare perché, pur avendone il potere, le lobby e le resistenze interne sono comunque molto forti.

 

Per i non addetti ai lavori stabiliamo che la “governance” è quell’insieme di regole che disciplinano la gestione e la direzione di una società o di un ente, pubblico e privato. Da questo punto di vista la Chiesa Cattolica è una monarchia teocratica assoluta elettiva, guidata dall’autorità del Papa, che ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Per l’amministrazione del territorio vaticano il Papa si avvale di un Governatorato, mentre per il governo della Chiesa cattolica il primo collaboratore del Papa è il Cardinale Segretario di Stato.

 

Essendo dotato di un potere assoluto, un Papa ha molta più liberta di manovra di un qualunque Presidente del Consiglio o della Repubblica. Con il “Motu proprio” può emettere un documento o prendere una decisione di propria iniziativa, senza che sia stata proposta da alcun organismo della Curia romana.

 

Ma cosa mi ha colpito di questo Pontefice? 3 punti in particolare:

 

1) Papa Francesco ha dimostrato di apprezzare la differenza fra responsabilità penale e responsabilità manageriale quando ha agito nei confronti dei prelati sospettati di aver eseguito o di avere coperto abusi sessuali nella loro diocesi allontanandoli dai loro incarichi. Ogni cittadino ha il diritto di venire considerato innocente fino a prova contraria, tuttavia una organizzazione non ha il dovere di tutelarne la posizione fino a sentenza definitiva. C’è sempre un giudizio di opportunità sul fatto di occupare una certa posizione. In Italia abbiamo dovuto fare una legge per evitare l’eleggibilità dei condannati in via definitiva a pene superiori ai due anni, mentre di fronte a comportamenti palesemente inopportuni non si dimette più nessuno da un qualunque incarico pubblico. Nelle aziende il principio di responsabilità si applica ancora di meno. Spesso prevale un falso buonismo che sembra tutelare soprattutto i vertici, che dovrebbero essere i primi a rispettare il principio di responsabilità e che invece sono i primi a svincolarsi, specie nelle grandi imprese.

 

2) Papa Francesco un anno fa ha lanciato un sondaggio fra i fedeli delle parrocchie di tutto il mondo sul divorzio, il controllo delle nascite e i matrimoni gay. La decisione di Francesco di ascoltare, su temi così delicati, le voci dei fedeli è assolutamente inedita. 38 domande, più una a tema libero per raccogliere le opinioni, hanno dato vita ad un sondaggio “mondiale” tra i fedeli per capire come le parrocchie di tutto il mondo vedono e affrontano le tematiche più scottanti, con l’obiettivo dichiarato di diminuire quel “Vaticanocentrismo” che secondo il Papa negli ultimi anni ha allontanato troppa gente dalla Chiesa. Con questa iniziativa il Pontefice conferma la sua linea di apertura all’opinione dei fedeli, chiedendo direttamente al popolo il proprio punto di vista sulle questioni più dibattute all’interno dalla Chiesa cattolica.
Credo che le aziende abbiano molto da imparare sotto questo punto di vista. Al di là dei sondaggi interni sul clima aziendale, più di apparenza che di sostanza, troppo spesso non c’è contatto fra i vertici e la base, che non ha strumenti per fare ascoltare la propria voce. Se una delle strutture più verticistiche del mondo sente la necessità di dialogare con la base vuol dire che qualcosa sta cambiando. Dopotutto siamo nell’era di internet, delle relazioni orizzontali e alla pari.  A mio avviso vertice e base non possono più essere scollegati.
3) Papa Francesco ha dimostrato di avere una attenzione particolare nei confronti della gestione dei conti e delle finanze. Ha avviato un lavoro di riforma delle finanze vaticane  che ha fatto scoprire centinaia di milioni di euro che non comparivano nei bilanci ufficiali della Santa Sede. Sino ad ora le finanze della Santa Sede erano poco regolate e autorizzate a “sbandare” ignorando i principi contabili moderni. Le modifiche apportate sulla Governance Finanziaria (trasferimenti di competenze, nascita della “Segreteria per l’Economica” per il controllo economico e la redazione del budget, istituzione di un Revisore Contabile) stanno portando le finanze vaticane nel ventunesimo secolo, rendendo il loro funzionamento trasparente e con piena responsabilità. Gli accantonamenti extra-bilancio per importi rilevanti, che venivano concessi dai Papi ai Cardinali di Curia in nome di un principio di indipendenza, costituivano delle sacche all’oscuro dell’amministrazione centrale che potevano dare occasione a possibili abusi, come in effetti è accaduto.

 

Questo Papa sta dimostrando di avere le idee molto chiare sulla gestione finanziaria di un patrimonio consistente come quello della Chiesa, nel rispetto delle regole contabili. Ma soprattutto mi colpisce la sua volontà di fare prevalere sempre la sostanza sulla forma. Nel discorso fatto ai partecipanti al Congresso Mondiale dei Commercialisti di qualche giorno fa a Roma ha ribadito che “dietro ad ogni carta c’è una storia”, e che “bisogna esercitare quella creatività che ti permette di trovare soluzioni in situazioni bloccate, far valere le ragioni della dignità umana di fronte alla rigidità della burocrazia”. Come dire: va bene il rispetto delle regole, ma non facciamoci imbrigliare troppo dalle norme quando vanno oltre al senso per il quale sono state create.
Come dargli torto, in un paese asfissiato dalla burocrazia come il nostro?

 

Credo che Papa Francesco in quasi due anni di pontificato abbia dato insegnamenti importanti sulle regole morali e materiali che si devono mettere in atto quando si gestisce un’organizzazione.
Mi auguro che a livello politico e a livello aziendale qualcosa nelle coscienze si sia mosso.

Nell’attesa che prima o poi arrivi un Papa Francesco anche da questa parte del Tevere.

Forse ti può interessare anche La Chiesa, la contabilità e la partita doppia

Post Correlati

Leave a comment