Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA MENTALITA’ CONTABILE IN VATICANO

Contabilità e Vaticano
“Se non sappiamo custodire i soldi, che si vedono, come custodiamo le anime dei fedeli, che non si vedono?”

Da quando ho letto il libro “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi sulle difficoltà contabili e finanziarie all’interno del Vaticano, confesso di essere ancora più fiera e orgogliosa di fare la contabile.

Il mio lavoro, spesso bistrattato, all’improvviso mi fa capire che sono “depositaria” di un tecnicismo che rimane misterioso ai più, ma che è così importante e prezioso da fare sì che anche una istituzione con 2.000 anni di storia come la Chiesa ora rischia di saltare in aria anche e soprattutto per mancanza di una “cultura contabile”.

Il punto è questo: Papa Francesco, preoccupato per la mancata tenuta dei Santi Conti, sta mettendo in atto un rinnovamento al quale ci sono forze che si oppongono perché vogliono preservare i loro privilegi. Per mettere i bastoni fra le ruote alla Commissione formata dai revisori esterni che sta indagando sulla struttura economico-amministrativa della Santa Sede (Cosea), i detrattori utilizzano un modo facilissimo, ovvero non forniscono le informazioni e i documenti richiesti per le indagini. E così la riforma voluta da Bergoglio rischia di impantanarsi fra mille difficoltà perché è impossibile ricostruire una situazione contabile e finanziaria aggiornata.

Ma il principale problema a mio avviso non è soltanto la mancanza di purezza di alcune anime cardinalizie che fanno ostruzionismo, quanto la mancanza di capacità tecnica trasversale da parte di chi è chiamato a gestire ingenti somme di denaro.

A ben pensare essere un buon pastore non significa necessariamente essere anche un buon gestore, e la Chiesa ha molte comprensibili difficoltà a risolvere il problema aprendosi a funzionari laici esterni per la gestione delle finanze vaticane. Allora sarebbe opportuno che in seminario si insegnasse anche una cultura manageriale, gestionale e amministrativa per fare in modo che chi tiene i cordoni della borsa in Vaticano si comporti come se dovesse gestire un’azienda, ovvero chiedendo preventivi, facendo accordi quadro, chiedendo sconti, preparando budget, mettendo a reddito il patrimonio mobiliare e immobiliare, e anche tenendo aggiornati degli elenchi clienti e fornitori visto che allo IOR sono ancora aperti diversi conti intestati a Papi defunti con decine di migliaia di euro.

Un po’ come succede nell’esercito dove c’è un corpo speciale formato sull’aspetto amministrativo. Perché in Vaticano no?

Inoltre la Chiesa dovrebbe rendicontare chiaramente ai suoi principali azionisti, ovvero ai FEDELI, su come viene utilizzano il loro denaro. Non si dona più solo “per i poveri”, ma si ha anche diritto di sapere quanta parte di quello che viene donato va a finire in opere di bene e quanta parte finisce invece alle dispendiose amministrazioni della Santa Sede. Ancora di più da quando libri come “Via Crucis”  hanno messo il luce che la gestione dell’obolo di S. Pietro rimane un mistero, coperto dal più impenetrabile segreto, perché molto probabilmente soltanto una piccola parte di quanto viene donato finisce in opere di carità.

Se la Chiesa non cambia registro il suo patrimonio verrà eroso inarrestabilmente, visto che da una parte la crisi sta abbassando la disponibilità a donare, mentre dall’altra le spese interne continuano ad aumentare.

Perché se è vero che il denaro è “lo sterco del diavolo”, lo è soprattutto se non si è capaci di amministrarlo. La malafede prospera nell’incapacità e nell’ignoranza.


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 La Governance di Papa Francesco
 – La Chiesa, la contabilità e la partita doppia

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