Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

QUANTO COSTA LA SALUTE? UN SISTEMA AL COLLASSO

Costo della salute
Quanto costa la salute?

Ero ancora laureanda in Economia e Commercio quando nel 1993 iniziai a girare l’Italia con un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna per andare a formare coloro che lavoravano nelle Unità Sanitarie Locali, che per la prima volta sentivano pronunciare la parola “azienda”applicata alla loro realtà.

Mi ricordo ancora le facce schifatequando parlavamo di controllo dei costi, di contenimento della spesa, di costi di degenza, di bilanci e soprattutto di parametri di valutazione in un periodo in cui nella sanità c’era il Far West. Devo dire che a quei tempi ce n’era veramente bisogno perché gli sprechi erano tanti, tali, e soprattutto inutili, che un po’ di conti in ordine certo non guastava.

 

Sono passati più di venti anni e mi sembra che adesso siamo passati dalla parte opposta. Ora le valutazioni eco-fin la fanno da padrone, e malgrado la stretta ai cordoni della borsa gli sprechi e le inefficienze del passato (in alcuni casi anche del presente) stanno portando la sanità al collasso.

 

Il Sistema Sanitario Nazionale sta vivendo (come la gran parte dei Servizi Sanitari europei) una profonda crisi dal punto di vista economico-finanziario: i costi crescono rapidamente e le risorse oggi disponibili non saranno più in grado, nel prossimo futuro, di sostenere la crescente domanda. Secondo la Banca Mondiale, la spesa pubblica per i Servizi Sanitari nell’UE potrebbe salire dall’8% del PIL del 2000 sino al 14% del PIL del 2030.

 

La vita media si è allungata, e con questa sono aumentate le malattie. I controlli aiutano a prevenire le patologie ma hanno un costo. Le tante cause intentate verso i medici hanno portato ad un proliferare di esami che ora, per contenerli, si rischia che non vengano più fatti neanche quelli necessari.

 

Mi ha messo una grande tristezza leggere  questo articolo del Corrieresulle nuove cure tumorali, che hanno preso una direzione opposta rispetto all’universalizzazione della cura come era avvenuto con la chemio, ma a caro prezzo. Ora si cerca di colpire la singola mutazione genetica con farmaci miratissimi ma di conseguenza costosissimi,  potendo raggiungere solo una fascia ristretta di malati. E così si rischia che vengano negate cure al malato che potrebbe guadagnare anni di vita perché le nuove medicine hanno costi insostenibili per il sistema sanitario. Tristemente diventiamo merce di scambio per evitare la bancarotta del Welfware.

 

Volenti o nolenti il Servizio Sanitario Nazionale creato in un periodo di relativa prosperità (1978) e sviluppato in un periodo di massima incoscienza (anni 80-90), è destinato alla riduzione dell’intervento pubblico.

Bisogna prendere atto che il tempo del “tutto a tutti” è tramontato e lo scenario plausibile che si propone è quello di parametrare l’assistenza al benessere individuale. Le classi vulnerabili dovranno necessariamente rivolgersi al SSN che fornirà un’assistenza di base che molte volte non è un eccellenza e con tempi di attesa molto lunghi. Chi se lo può permettere è già scappato verso direzioni diverse, sostenendo oneri di tasca propria recuperati spesso tramite fondi integrativi, in un sistema “all’americana”. Personalmente devo dire grazie al fondo integrativo contrattualedel commercio che mi ha permesso in questi anni di rivolgermi con tranquillità a professionisti e a strutture private, rimborsandomi buona parte del costo.

Non trovi anche tu che la differenza fra medicina per i poveri e medicina per i ricchi sia già diventata una triste realtà? Esiste veramente ancora il Servizio Sanitario Nazionale?
Mi farebbe piacere conoscere la tua opinione, vista l’importanza del tema “salute”. Oppure, se ti va, potresti andare a leggere i seguenti post:

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