Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

SI PUO’ ESSERE AMICI DEL FISCO?

ESSERE AMICI DEL FISCO
Quando il fisco “chiede l’amicizia”

 

C’era una volta l’accertamento fiscale in azienda, con gli uomini della Guardia di Finanza che una bella mattina si presentavano all’uscio e si precipitavano a sigillare gli armadietti dei direttori amministrativi, finanziari e delle segretarie prima di richiedere i faldoni necessari per i loro controlli. La leggenda narra che ci fosse anche la corsa dei pubblici ufficiali a chiudere le porte dei gabinetti perché gli scarichi spesso si intasavano di fogli indesiderati strappati a pezzettini.

 

Quando ho iniziato a lavorare come segretaria di un IperMega Direttore Finanziario, mi ricordo che mi ripeteva spesso di non portare a casa nemmeno un foglio di carta perché in caso di accertamento sarebbero venuti a casa mia a controllare anche i cassetti dove mettevo le mutande.

 

Tutti ciò fra qualche anno potrebbe diventare un lontano ricordo.

 

La tendenza in atto, a giudicare anche dai tanti articoli che Il Sole 24 Ore sta dedicando all’argomento, è quella di avvicinarci ad un modello più Nord Europeo di “compliance” fra le azienda e il fisco.

 

Dopo l’abolizione degli studi di settore in favore dei più miti “indicatori di fedeltà”, arriva finalmente anche in Italia il TAX RISK MANAGEMENT, ovvero la gestione del rischio fiscale nelle imprese. In pratica si cerca di gestire e prevenire i rischi connessi alla variabile fiscale al fine di anticipare la nascita di eventuali controversie con le autorità fiscali.

 

Ora, che le aziende in linea di massima non vogliano correre dei rischi fiscali che porterebbero ad un significativo esborso in caso di verifica mi sembra cosa antica. E pure che si siano dei comportamenti borderline dovuti soprattutto alle incertezze nell’applicazione della normativa.

 

La novità è che le “aree di incertezza” vanno conosciute, catalogate e gestite. Che va deliberatamente trovata la quadra fra la capacità di minimizzare il rischio e massimizzare il business dichiarando verso dove si vuole spostare l’asticella. Che bisogna adottare protocolli e strumenti di gestione e controllo interno collaudati per verificare che si stia facendo quello che ha dichiarato il Consiglio di Amministrazione sulla propria propensione al rischio fiscale. Un approccio un po’ diverso dalla gestione ”informale” che avviene tipicamente nelle aziende italiane, sul genere “ha da passà ‘a nuttata”.

 

E così un domani anziché temere la classica presentazione “siamo dell’Agenzia delle Entrate” ogni volta che due sconosciuti si presentano in azienda chiedendo del Direttore Finanziario, ti ritrovi a chiamarli tu quando hai bisogno e ad aprire le porte di casa tua facendoli accomodare, in cambio di una minore sanzione nel caso in cui si rendano conto che qualcosa non va.

 

Sì perché la contropartita di “fisco amico” al momento non è l’eliminazione di tutte le sanzioni se non si è proprio “a posto”, ma soltanto una riduzione, oltre alla possibilità di interpellare preventivamente l’AF con una procedura abbreviata in caso di dubbi interpretativi sulle leggi. C’è da sperare però che in futuro, quando decideranno di abbassare le soglie per accedere a questa “amicizia speciale” con il fisco (che per ora è limitata alle aziende di maggiori dimensioni), lo strumento sia un po’ più appetibile di adesso, visto che al momento, per prudenza, l’Amministrazione Finanziaria è stata un po’ di “braccino corto” sui vantaggi da elargire alla controparte. Un po’ di prudenza prima di sbilanciarsi troppo, perché se poi tutte le aziende “chiedono l’amicizia” finisce che l’AF non ha abbastanza persone da gestire le risposte alle domande di tutti i suoi “follower” e allora sono guai e figuracce.

 

Ma cosa ci guadagna l’Amministrazione Finanziaria a diminuire le sanzioni e a fornire un’assistenza adeguata ai bisognosi? Pare che la dote più appetibile che può portare un’azienda al Fisco siano le informazioni in proprio possesso, il vero oro nero dell’era di Internet.

 

Invece di chiedere elenchi, elenchini ed elenchetti di clienti e fornitori che sono la dannazione di tutti i contabili, l’Amministrazione Finanziaria potrà prendersi direttamente le informazioni che gli servono. Probabilmente nella speranza di riuscire nel lodevole intento di fare pagare meno tasse ma di farle pagare a tutti.

 

E chissà che se questa pace ritrovata con le aziende porterà i propri frutti, non venga in mente al fisco di diventare amico anche di tutti i suoi cittadini. E che fra qualche anno la fatidica domanda “Scusi ma le serve proprio la fattura?” che un qualsiasi cittadino si sente fare da un qualsiasi artigiano che gli faccia un qualsiasi lavoretto non diventi un lontano ricordo. Come i sifoni dei bagni intasati dai pezzettini di carta.

Leggi anche: “Tanto i bilanci sono tutti falsi”

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