Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

“TANTO I BILANCI SONO TUTTI FALSI”

I BILANCI SONO TUTTI FALSI
Tutti Pinocchi?
Questa frase, pronunciata da due nostri magazzinieri che hanno deciso di andare a lavorare per la concorrenza, mi ha fatto molto pensare sulla percezione che ha del bilancio “l’uomo della strada”.
 
In pratica due magazzinieri hanno scelto di andare a lavorare in un’altra società ritenendola più solida della nostra. Il Capo Area, avendo cercato dissuaderli, ha chiesto: “Ma perché andate a lavorare da loro? Come fate a dire che sono più solidi di noi? Ma li avete visti i bilanci?” “I bilanci lo sanno tutti che sono tutti falsi e che i numeri si possono cambiare a piacimento. Noi invece andiamo a lavorare nella tale azienda perché è della famiglia più ricca della città”.
 
Peccato che l’Italia sia piena di imprese con i portafogli vuoti e con le tasche dei proprietari piene, e che la nostra azienda, oltre ad essere la più grande del settore, probabilmente è anche una delle più solide dal punto di vista economico-finanziario. In una situazione economica come quella attuale, scegliere in base a considerazioni semplicistiche potrebbe equivalere ad un suicidio.
 
Auguro ai due magazzinieri che vada tutto bene, perché di società sane per fortuna ce ne sono ancora parecchie, ma quali elementi ha un dipendente senza cultura contabile e senza visione globale per fare una valutazione sulla solidità di un’azienda? Si fida delle voci, delle percezioni e poi sceglie con la pancia. In questo caso loro hanno visto dei cambiamenti all’interno della filiale, dovuti a motivi gestionali e non certo a problemi economici, ma questi cambiamenti hanno evocato il fantasma delle problematiche che avevano vissuto con l’azienda precedente (che poi è fallita), e hanno avuto paura.
 
Ecco allora che il bilancio, che in base al diritto commerciale dovrebbe essere l’elemento principe per fare una valutazione sulla situazione di un’azienda, purtroppo è stato talmente “sputtanato” da contare nell’immaginario collettivo come il due di coppe quando comanda bastoni.
 
Scandali come quello della Parmalat, con bilanci certificati che valevano come carta igienica, hanno provocato un danno che probabilmente va ben oltre la perdita finanziaria di chi ci ha rimesso del denaro. Nemmeno la certificazione di una società di revisione è percepita come sinonimo di garanzia, visto che è il controllato a pagare il controllore
 
La depenalizzazione del falso in bilancio certo non ha aiutato. Dopo il periodo di “mani pulite” (1992/93), dove il falso in bilancio era lo strumento per creare i fondi neri finalizzati al pagamento delle tangenti, ed era il “grimaldello” attraverso il quale la procura poteva arrivare a contestare il reato di corruzione, nel 2002 di fatto il falso in bilancio è stato di fatto depenalizzato. Anche se la riforma del 2015 ha riscritto totalmente il reato, eliminando la depenalizzazione del 2002, nell’immaginario collettivo questo cambio di rotta non è mai stato percepito. Sarà perché ci sono stati dubbi interpretativi sulla riforma, oppure a causa delle successive modifiche nel pacchetto depenalizzazioni di gennaio 2016, fatto sta che l’uomo della strada continua a pensarla nello stesso modo.
 
Quando poi si dice: “Eh, ma il bilancio è un documento pubblico e si può trovare in Camera di Commercio” vorrei sottolineare che non tutti hanno l’abitudine di cercare bilanci sul web o alla Camera di Commercio. Magari sono gli stessi che comprano tranquillamente su Amazon, ma di andare nel sito del Registro delle Imprese per cercare un bilancio non ci pensano nemmeno.
 
Allora vorrei lanciare un appello a chi fa il mio stesso mestiere di contabile, per fare in modo che le persone abbiamo più fiducia nella contabilità, che a mio avviso dovrebbe essere materia riabilitata e maggiormente fruibile, visto che la lettura di un bilancio depositato richiede delle competenze tecniche, ma che alcune informazioni potrebbero diventare alla portata di molti se solo venissero spiegate, magari nelle scuole. Più persone capiscono, più sarà difficile “barare”.
 
Facciamo in modo che a qualche profano, prima di  prendere una decisione importante dal punto di vista professionale o finanziario, venga almeno in mente di richiedere un bilancio o di farlo vedere a qualcuno che se ne intende. Forse si potrà evitare qualche guaio.

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