Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

IL CONTROLLER DEVE DIFENDERSI DALLA COMPLESSITA’

 

Capita spesso nella vita professionale di chi si occupa di controllo di gestione sentirsi fare le richieste più disparate da parte di altri colleghi o dai propri superiori. Succede infatti che nel momento in cui si decide di installare in un’azienda il controllo di gestione viene fatta un’analisi di quelle che sono le esigenze del momento, e poi si parte da una determinata impostazione che però nel tempo è soggetta a diversi cambiamenti.

Piano piano l’azienda diventa più grande, le cose si complicano, nascono nuove esigenze e capita che si aggiungono pezzi che si sommano continuamente ad altri pezzi. Un giorno arriva l’imprenditore e ti chiede una nuova funzione, un altro giorno arriva un manager e ti chiede di monitorare anche i costi che interessano a lui, un altro giorno arriva il direttore commerciale che ha bisogno di nuovo report o di una nuova informazione e così piano piano ci si trova a dover rispondere alle esigenze delle varie funzioni sommando, sommando, sommando e cercando di fare le acrobazie per far stare uniti tutti i pezzi.

 

Se si usa Exel si iniziano a creare collegamenti, formule, sotto collegamenti, ripartizioni, che rischiano di mandare in confusione. Se si ha un gestionale ad hoc si iniziano a chiamare i tecnici per chiedere personalizzazioni su personalizzazioni allargando sempre di più i cordoni della borsa e rischiando di impiccarsi da soli.
Tutto questo è molto, molto, molto pericoloso.
È pericoloso innanzitutto perché il rischio di errore diventa troppo alto, è pericoloso perché le persone non capiscono la difficoltà che sta dietro ad un lavoro e rischiano di perderne il senso, è pericoloso perché se il controller se ne va o se si rompe una gamba nessuno nel breve periodo è in grado di mettere le mani sul suo lavoro senza stuprarlo, è pericoloso perché si rischia di creare un Frankestein che non corrisponde nemmeno più lontanamente a quello che era l’idea originale.

 

Cosa bisogna fare in questi casi?

 

Se il sistema si ritiene che fondamentalmente tenga ancora, che sia ancora coerente con quelle che sono le esigenze dell’azienda, allora bisogna dire di NO alle nuove richieste. Magari dispiace perché si va in contrasto con colleghi stimati o capi increduli, però bisogna avere chiaro in testa che a volte dire di no equivale a mettere in sicurezza il proprio lavoro. Se poi si vive la propria funzione come un servizio, allora dire di no dispiace ancora di più ma diventa ancora più importante. Eventualmente si può dire di SI’ a qualcosa di aggiuntivo a patto di togliere qualcosa che a ben guardare non serve più, oppure facendo presente che la richiesta aggiuntiva per essere accolta richiede un allungamento dei tempi di elaborazione dei dati, e che per il “tutto e subito” bisogna rivolgersi a Padre Pio.

 

Invece se invece si ritiene che il controllo di gestione ormai sia superato dalle continue richieste di aggiustamenti e modifiche allora bisogna buttare giù tutto il castello di carte per costruirne uno nuovo che sia confacente alle nuove esigenze aziendali.

 

La cosa importante e rischiosa è quella di non fossilizzarsi su un’idea di controllo di gestione pensando che sia l’unico possibile senza neanche fermarsi a fare un’analisi per capire se ci può essere qualcosa di completamente diverso per risolvere il problema, a costo di stravolgere tutto.

 

Fondamentalmente bisogna essere in grado di valutare se il vestito va ancora bene, magari con qualche aggiustatina qua e là, oppure se è il caso di passare ad una taglia più grande (o più piccola) ma cambiando anche foggia e colore. Il controller deve avere l’acume e il giusto distacco dal proprio lavoro per non innamorarsi “del tempo che fu”, ma non deve neanche correre dietro alle pseudo-novità del momento propinate da qualche un sedicente guru.

 
Una sensibilità non da poco.

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