Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA FIGURA DEL MANAGER ATTIRA ANCORA LE DONNE?

IL MANAGER ATTIRA LE DONNE
Fascino intramontabile o appeal in declino?

 

Non c’è ombra di dubbio che negli anni 80, gli anni dello yuppismo, degli status symbol, della “Milano da bere”, la figura del manager fosse molto gettonata. Proposto dai media come modello di successo, non poteva non attrarre la donna per la prospettiva di vita che poteva offrirle. Piaceva talmente tanto alle donne che molte di loro hanno iniziato ad assumere atteggiamenti simili all’interno delle aziende, perché rappresentava l’unico riferimento in termini di successo, non essendoci modelli di leadeship al femminile. E giù allora di tailleur con le spalline imbottite per assomigliare anche fisicamente a “l’uomo che non deve chiedere mai”.

 

Perché il manager piaceva? Al di là delle mode del momento era garanzia di una certa solidità e quindi di prosecuzione delle specie. Gli atavici modelli femminili prevedono che la donna sia alla ricerca di qualcuno che le dia la possibilità di accudire la propria prole, e il manager indubbiamente era figura appetibile sia in termini di status sociale sia in termini di guadagno economico.

 

Poi c’era il fascino intramontabile della divisa, perché di fatto la giacca e la cravatta rappresentava una divisa, che dava sicurezza e sanciva l’appartenenza al gruppo dei maschi alfa.

 

Poi piano piano la società è cambiata, c’è stata la crisi finanziaria, i modelli di riferimento si sono sgretolati, e la figura del manager è andata un po’ giù. Molti di loro hanno perso il lavoro e si sono dimostrati fragili patendo la perdita di ruolo. Altri si è capito che erano degli  psicopatici di successo che per arrivare dove sono arrivati hanno calpestato tutti quelli che gli stavano attorno dimostrando una totale mancanza di empatia.

 

Ecco allora che l’avere investito troppe aspettative sulla propria professione, l’avere sbilanciato troppo la propria vita verso la carriera si è dimostrato fattore di scarsa garanzia della capacità di adattamento.

 

Caduto questo modello su cosa puntano ora le donne?

 

L’appeal sembra dirigersi verso un uomo più empatico verso le esigenze femminili, più centrato e meno in balia degli eventi esterni. Un uomo che sia in grado di procurarsi un reddito dignitoso anche attraverso nuove strade e nuove idee. Un uomo capace di uscire dai percorsi codificati del lavoro dove è protetto dalle convenzioni sociali e che non patisce la perdita di identità legata alla perdita di ruolo. Di fatto un genere di uomo in via di costruzione.

 

Poi, intendiamoci, la donna che utilizza la propria avvenenza per cercare di “sistemarsi” c’è e ci sarà sempre. Ma poiché le disuguaglianze aumentano e il ceto medio si sta riducendo a discapito dei molto ricchi o dei molto poveri, occorrerà una bellezza fuori dalla norma per poter accedere ad una ricchezza fuori dalla norma. Melania Trump insegna.

 

Tutte le altre donne, francamente sempre meno interessate a fare da spalla, si orienteranno verso altro. Le donne sono darwinianamente rapide a cogliere i cambiamenti sociali, e l’aria che tira porta a pensare che l’“uomo sociale” che avrà il sopravvento dovrà avere una mentalità più elastica e fuori dagli schemi. Con la società liquida, il crollo dell’articolo 18, l’avvento di Internet e dello smart working ci saranno nuovi modi di vivere il lavoro e l’uomo dovrà sapersi reinventare se vorrà veramente fare colpo su una donna che non sarà più disposta a idealizzarlo dandogli il bonus del ruolo. Anche senza un’azienda che gli dia il bollino da manager.

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