Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

FINALMENTE IL CALCIO APRE ALLE DONNE

IL CALCIO APRE ALLE DONNE
Nel mondo 30 milioni di donne giocano abitualmente a calcio

 

Sempre più di frequente mi capita di sentire che bambine delle elementari chiedono ai genitori di poter fare calcio come attività extra scolastica e i genitori sono dubbiosi perché temono che facendo questo sport la bambina possa perdere la propria femminilità. Nessun problema invece a mandare le figlie a pallavolo o a basket.

 

Sto parlando della realtà di Cesena, una città dove il calcio è molto sentito perché ogni tanto si respira l’aria della Serie A che illumina i sogni di molti genitoridisposti a fare sacrifici pur di dare una speranza calcistica ai propri discendenti di genere maschile.

 

Malgrado questo condizionamento noto che fra i “Pulcini” ogni anno spuntano sempre più bambine. Normalmente giocano con i maschi, salvo poi non condividere lo spogliatoio, ma iniziano anche a formarsi squadre femminili, pur essendo miste per età.

 

Questo a riprova che malgrado i condizionamenti le bambine sono sempre più attratte dal calcio. Pur avendo chiesto a molti addetti ai lavori sinceramente non ho ancora capito quale sia il problema delle femmine riguardo a questo sport, perché sinceramente mi sembra che sia più una questione di condizionamento culturale che di motivazioni tecniche vere e proprie.

 

Eppure in altri paese del mondo la situazione è molto diversa.

 

Negli Stati Uniti, dove il testosterone maschile è più attratto dal Super Bowl del Football americano che dal calcio tradizionale vero e proprio, le donne possono togliersi le loro belle soddisfazioni, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista dell’immagine.

 

E’ dell’altro giorno la notizia che la Bomber da 3 milioni di dollari Alex Morgan, che guadagna 30 volte più del marito calciatore, giocherà nel Lione, con grande disappunto dei tifosi della madrepatria che sperano di rivedere presto la loro beniamina in campo ma anche di alcuni tifosi del Lione che speravano piuttosto che il Presidente investisse sulla squadra maschile.

 

Ma lo sbarco della Morgan in Europa è soltanto l’inizio. Il calcio si è accorto che deve guardare anche alle donne se vuole continuare a fare sognare gli uomini, e questo semplicemente per un motivo: business.

 

Già, perché i bilanci delle società di calcio urlano vendetta, sono più rossi del drappo di un torero e per continuare a sopravvivere difficilmente potranno permettersi di ignorare a lungo l’altra metà del cielo perché è il settore dove ci sarà il più ampio margine di crescita per il sistema calcio.

 

E così, dopo che nei programmi sportivi le donne sono passate da “vallette accessorio” a giornaliste (a patto che siano fighe oltre che essere brave), finalmente i rettangoli verdi aprono alle gambe femminili.

 

Già nel 2015 la Figc ha inserito fra i requisiti necessari ai Club per partecipare alla Serie A e B maschili l’impegno a tesserare almeno 20 nuove calciatrici Under 21 o ad acquisire il controllo di un team femminile. Un primo passo che in realtà mi fa più pensare alle “quote rosa” che ad una vera e propria educazione calcistica femminile.

 

Anche se non mi toglie dalla testa nessuno che sono i consigli di amministrazione delle società di calcio che dovrebbero aprirsi al mondo femminile. Sono anni che continuo a chiedermi come mai con tutti i soldi che girano intorno al pallone la maggior parte dei Club paghi ancora stipendi altissimi, pur non avendo i conti in regola e con l’indebitamento fuori controllo. Ma si sa, quando si parla di calcio gli uomini hanno la testa nel pallone. Anche quelli che dovrebbero fare quadrare i conti.

 

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