Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA RIVINCITA PROFESSIONALE DEI CINQUANTENNI

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C’era una volta, tanto tempo fa e prima della riforma Amato del 1992, un tempo in cui le donne andavano in pensione a 55 anni e gli uomini a 60. Quando si arrivava alla soglia dei 50 era normale per le donne mettere la parte le ricette delle torte da cucinare ai nipotini e per gli uomini iniziare a guardarsi intorno per valutare se era meglio darsi alla caccia, alla pesca, alla raccolta funghi oppure iscriversi alla bocciofila.

 

 

 

Poi i tempi sono cambiati, l’aspettativa di vita si è allungata, i cordoni della borsa si sono stretti, sono passate diverse riforme sotto i ponti sino ad arrivare alla legge Fornero che ha allungato ulteriormente l’età di permanenza al lavoro, con buona pace di molti (ma non di tutti).

 

Poiché l’economia è governata da una serie di pesi e contrappesi, l’effetto dell’allungamento dell’età lavorativa in una situazione di mercato stagnante ha comportato l’incremento della disoccupazione giovanile, ma anche la paura di faticare a ricollocarsi nel caso in cui si rimanga senza lavoro in un’età non più giovanissima.

 

Ed ecco che su Il Sole 24 Ore leggo una bella notizia per i cinquantenni: dall’inizio dell’anno 2017 si è consolidato il trend del superamento delle assunzioni “over 50” rispetto a quelle dei giovani. Pare quindi che i cinquantenni siano tornati di moda.

 

 Perché?

 

Certamente il fatto che si vada in pensione più tardi è uno dei motivi, ma non è il solo. Ciò che rende particolarmente interessanti i cinquantenni è che sono persone tendenzialmente più equilibrate e con più esperienza.

 

 
Praticamente il cinquantenne è un frutto già pronto per essere colto, una risorsa che in qualche mese porta già qualche movimento positivo sul conto economico, e che garantisce un’operatività pressoché immediata grazie anche alle relazioni consolidate che ha o alle nuove relazioni che impara velocemente a gestire. Inoltre il cinquantenne spesso ha una stabilità che non richiede la presenza continua in famiglia.

 

 
Esperienza, relazioni, equilibrio sono preziose soprattutto per le PMI che si affacciano sui nuovi mercati e possono fare tesoro dell’esperienza (senza investimenti in formazione) di manager usciti da aziende più grandi e strutturate “pronti all’uso”. Praticamente questo è uno di quei casi in cui le spietate leggi dell’economia “usa e getta” possono girare a favore di chi ne sa approfittare.

 

 
Certo, la vita non è una scienza esatta, e capita di rimanere senza lavoro a 50 anni e avere difficoltà a ricollocarsi. A volte passano alcuni mesi prima di trovare la ricollocazione giusta. Chi può permetterselo e non ha voglia di stare con le mani in mano scopro che nel frattempo si dedica ad un’esperienza di volontariato strutturata che fa curriculum e che porta altra esperienza e altre relazioni.

 

 

Invece chi nella propria vita tutta “Casa e Chiesa” non hai mai messo il naso fuori dall’ufficio, non ha mai stretto relazioni, non ha mai partecipato a un corso di formazione, ha sempre pensato che i social fossero un giochino da ragazzi, e ha letto sempre e soltanto La Gazzetta dello Sport o Novella 2000, ha meno probabilità di ricollocarsi. Chi per primo si vive come un pezzo da Museo come potrà farsi stimare e apprezzare dagli altri?

 

 
Oltretutto oggigiorno grazie a Internet e alle tante possibilità di connessione e di formazione “auto-didatta” che offre, non c’è più l’automatismo fra età anagrafica ed età mentale/fisica. Personalmente posso dire che a 30 anni vivevo molto più di rendita sotto tutti i punti di vista, poi con l’assottigliarsi del “tesoretto” dato dalla giovinezza ho dovuto impegnarmi sempre di più per “restare al passo”. Forse sotto alcuni aspetti ero più antica diversi anni fa rispetto ad oggi, ma comunque sono tanti gli “anagraficamente giovani” che vedo a 30 anni essere già vecchi dentro. Da qui la mia personale conclusione che a 20 anni siamo tutti giovani, dopo rimane giovane solo chi lo vuole veramente.

 

 
Anche per questo vorrei dare un consiglio a chi si crogiola nel fare la lista della spesa ad amici, colleghi e parenti di tutti gli acciacchi che vengono fuori con l’età. Ricordatevi che si possono avere piccoli disturbi anche da giovani, la differenza è che a quell’età si hanno cose più interessanti da dire e da fare. E’ quando non si ha più niente di stimolante da raccontare che scatta la tiritera “vedrai che quando arrivi ai cinquanta diventi un catorcio”. Ma non dicevate così anche per i quaranta? 

 

 

 

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