Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

NON DIRE “NON HO TEMPO” QUANDO NON HAI VOGLIA

Non avere tempo e non avere voglia
 
Viviamo in una delle epoche con maggiore tempo libero a disposizione e con una durata di vita sempre più lunga eppure siamo sempre affamati di tempo. Questo fatto è sorprendente se consideriamo che, misurando il tempo in ore e in anni, oggi ne abbiamo molto di più di tutti gli esseri umani del passato.

 

Perché abbiamo questa errata percezione? Una prima spiegazione risiede nelle tante, troppe cose che desideriamo fare e che si dilatano in maniera proporzionale rispetto al tempo che abbiamo a disposizione. La mancanza di tempo è il prezzo che paghiamo per un numero sempre crescente di offerte alle quali non siamo pronti (né spinti) a rinunciare.
Ma c’è una spiegazione ancora più profonda della quale mi sto accorgendo con l’avanzare dell’età: ancora più importante della mancanza di tempo è la mancanza di VOGLIA di fare le cose, ovvero quella spinta interna che porta ad eseguire una determinata attività senza sentire alcuna fatica, incurante dei minuti che passano.
Fateci caso. Se avete frequentato un blasonato corso di Time Management, di quelli che vanno tanto di moda e che riempiono i cataloghi, sentirete una vocina dentro di voi che ripeterà “devi pianificare le tue attività, non devi ragionare per urgenze ma devi occuparti delle attività strategiche, quelle che ti permettono di risparmiare tempo perché avrai insegnato ad altri un compito che gravava su di te”.
Tutto bello e corretto. Peccato che all’atto pratico spesso non si riesca a tener fede ai buoni propositi, un po’ come la dieta del lunedì, e che si finisca a farsi fagocitare dal cosiddetto lavoro “a Matrioska”,quello in cui interrompi un’attività perché ne sopraggiunge una più urgente, che a sua volta interrompi perché devi rispondere ad una mail che ti è arrivata, che interrompi nuovamente perché ti squilla il telefono. E così via.
I corsi di time management servono sì a dare una maggiore consapevolezza di come viene gestito il tempo, però gli algoritmi da umanoide incespicano quando devono essere applicati ad un umano in carne e ossa. L’umano non sempre è programmabile e spesso agisce su uno stimolo che non tutti riescono ad auto indurre. Persino io, che sono molto determinata e che pianifico sempre i lavori con largo anticipo, capita che fatichi non poco a dedicarmi ad un’attività strategica per la quel mi sono ritagliata il tempo se non ho una spinta interna a farlo. E la spinta spesso nasce da un’urgenza o da una richiesta esterna, che ci dà ansia ma che ci mette il turbo, a tal punto che per qualcuno è l’unico modo in cui riesce a lavorare.
La faccenda si complica e non poco quando andiamo ad incastrare i tempi del lavoro con quelli della vita privata.
Se torniamo a casa dopo una giornata di lavoro, dove già abbiamo dovuto organizzare i carichi di lavoro, gestire le urgenze e pianificare le attività strategiche, che facciamo nella nostra “vita privata”?
Passare la serata sul divano come una balena spiaggiata e accusare la mancanza di tempo per le troppe ore in ufficio è un atteggiamento che da più frustrazione che altro. Spesso più che il tempo manca la voglia di fare qualcosa, quindi la giornata finisce che non sembra di aver fatto altro oltre al lavoro. Da questo punto di vista le donne sono più “fortunate” in quanto abituate a svolgere i lavori domestici anche quando non ne hanno voglia, quindi, volenti o nolenti, riescono a fare più cose in una giornata. Tuttavia sono compiti che non vengono svolti volentieri e che invece di caricare di energia sfiniscono ulteriormente.
Come fare allora?
“Fate una bella passeggiata, leggete un buon libro e coccolatevi cono una tazza di cioccolato caldo” sono frasi da rivista patinata che ti fanno venire ancora di più il nervoso perché rischi di voler aggiungere questi buoni propostiti alla “TO DO LIST” e poi ti stressi ancora di più per non averlo fatto.
Quindi non prendiamoci in giro e accettiamo che questo meccanismo è normale e probabilmente ha contribuito alla mancata estinzione della specie umana. Cerchiamo però di capire e di imparare da dove nasce la propulsione a fare qualcosa in un determinato momento che ci dà la carica giustaper poter affrontare anche i compiti meno piacevoli.
Imparare a ragionare in termini di BILANCIO ENERGETICO, che non è solo la conta delle calorie in entrate e in uscita, bensì è quanta energia vogliamo dedicare a determinate cose e quanta ne otteniamo in cambio, serve soprattutto a capire cosa ci ricarica per cercare di fare periodicamente benzina. Una specie di Dare e Avere dell’allocazione delle risorse interne.
In Dare, fra i crediti, mettiamo quello che ci fa stare bene, i compiti che eseguiamo senza fatica e che ci lasciano più riposati dopo averli fatti. Fra in debiti, in Avere, inseriamo ciò che facciamo con fatica, possibilmente distinguendo fra ciò che è veramente necessario e ciò che non lo è, e avendo chiaro che ciò che per qualcuno è una passione, per qualcun altro è un impegno gravoso e insopportabile, quindi un modo per passare dall’uno all’atro ci deve essere.
Pensiamo a come trasformare un’attività energivora(come le cose non concluse che ci girano per la mente) in una ricaricante o neutra, magari vivendo semplicemente il momento o cercando di sostituire un DEVO con un VOGLIO.
Ragionando in questa ottica non esistono più i sensi di colpa (quelli ben che tolgono energia!), perché se faccio una cosa per me che un domani mi permetterà di dare di più agli altri, me la godo senza farmi tanti problemi.
Con gli anni che passano e le energie che diminuiscono, cresce la maggiore necessità di stimoli nuovi (o viceversa, in base al carattere, di stimoli collaudati) che ci gratificano. L’urgenza di focalizzarci su ciò che ci fa stare veramente bene diventa più pressante. Avere bene in testa (o mettere per iscritto) il proprio il bilancio energetico sia personale che professionale diventa imprescindibile.
E finalmente non diremo più “non ho tempo”, ma piuttosto  “non mi interessa abbastanza da trovare il tempo per farlo”.

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