Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

E FAI IL CONTROLLER……..

Professione controller Assocontroller
 
Quando Pirandello scrisse “Uno, nessuno e centomila” ho il sospetto che avesse già in mente la figura del Controller per il semplice fatto che esiste un tipo diverso di Controller per ogni azienda che abbia il controllo di gestione. A differenza del contabile che è imbrigliato nelle maglie delle norme legislative, il Controller può spaziare nella propria operatività a tal punto da trovare all’interno della categoria figure che vanno dal Financial controller, di provenienza amministrativa, all’Industrial controller, focalizzato su aspetti a maggior contenuto produttivo.

 

Tentare di mettere un recinto è un’impresa ardua ma non impossibile. Assocontroller ci ha provato a definire la figura professionale del Controller attraverso la norma UNI 11618:2016 che definisce le competenze, le conoscenze e le abilità necessarie a svolgere questa professione. La norma dà lo standard professionale ma è una specifica “privata” e volontaria, però è anche il naturale riferimento della certificazione che Assocontroller rilascia (tramite FAC Certifica) a chi fa il percorso necessario per ottenere l’Attestato di Qualificazione ai sensi della legge 4/2013.

 

In altre parole nel Far West della professione, che per oltre 2/3 è svolta da lavoratori dipendenti, un’associazione di categoria (riconosciuta dal MISE) è riuscita a creare una norma UNI che ne identifica le competenze e rilascia una certificazione da spendere sul mercato che attesta l’aderenza a quanto indicato nella norma.

 

Non male, visto che in Italia rappresenta ancora una novità mentre in altri paesi è una prassi consolidata sostenere un esame per avere la qualifica di Controller certificato.

 

Essendo però la figura del Controller molto eterogenea e diversificata, quando si legge la norma per la prima volta viene il dubbio che per potere essere certificato Controller a pieno titolo bisogna avere talmente tante abilità e competenze trasversali da provocare sconforto iniziale.

 

Vale la pena cimentarsi in questa impresa?

 

A parte il fatto che molti scopriranno che stanno già facendo tutte le attività descritte dalla norma senza neanche rendersene conto, la risposta dipende molto da quello che uno pensa di fare nella propria carriera lavorativa.

 

Se si ha buone probabilità di lavorare per tutta la vita nella stessa azienda facendo gli stessi quattro report che nessuno all’orizzonte pensa di mettere in discussione, allora la certificazione probabilmente è un vezzo che ha un costo in termini di tempo e di impegno troppo alto. Ma un professionista che non vuole fare lo sguattero dell’Agenzia delle Entrate per tutta la vita o un dipendente che ambisce a crescere dentro o fuori la propria azienda un pensierino dovrebbe farcelo. 

 

Tanto per capire che aria tira uno può iniziare leggendosi il libro “Professione Controller” che parte proprio dal contenuto della norma per analizzare nel dettaglio gli step procedurali e le mansioni insite nell’attività del Controller.

 

Io l’ho letto in orario notturno riuscendo comunque a mantenere l’attenzione, forse perché   è scritto da 7 persone diverse, ognuna delle quali ha dato il proprio apporto per formare quel magico cubo di Rubik che è la nostra professione.

 

I capitoli dedicati all’economia aziendale, alla catena del valore/analisi dei dati e alla pianificazione, budget e controllo sono temi classici che non possono mancare in un libro dedicato al controllo di gestione, ma sono conditi con capitoli dedicati al sale del nostro lavoro come gli strumenti ITC, la comunicazione e la formazione, l’organizzazione aziendale e la capacità di relazionarsi con tutta la struttura, sino al capitolo dedicato alla contabilità Lean che personalmente non conoscevo.

 

Ciò che mi ha colpito di più è stato il riconoscimento delle capacità relazionali del Controller come elemento imprescindibile della professione. Una conferma di ciò che avevo ampiamente sperimentato sul campo. A questo si aggiunge la nuova pelle che deve avere il camaleontico Controller 4.0 relativadell’analisi del dato, oro nero della nuova epoca, che bisogna imparare a trasformare in informazione e conoscenza individuando le relazioni strategiche fra valori, grazie anche ai nuovi strumenti informatici come la Business Intelligenze e il CPM (Corporate performance management).

 

Qual è la morale della favola del libro?

 

Che tu creda o meno nella certificazione abbi almeno la consapevolezza delle varie sfaccettature che può avere la figura del Controller, delle dimensioni in cui può crescere e delle pieghe che potrebbe prendere questo lavoro. Perché se la buona notizia è che la professione è declinabile in tanti modi a seconda dell’azienda in cui si lavora e della persona che si è, la brutta notizia è che se si guardano le cose sempre dalla stessa prospettiva perché sono sempre state fatte in un determinato modo probabilmente ci si preclude la possibilità di fare le cose in modo diverso e arriverà qualcuno, magari da un’altra funzione, che si prenderà un pezzo del nostro orticello senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

 

Quindi leggi, studia, pensa e apriti al confronto con gli altri, se vuoi anche tramite l’associazionismo e……. BE CONTROLLER!

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