Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

SE QUADRI NON RAGIONI

Se quadri non ragioni
Credo che molti abbiamo provato almeno una volta nella loro vita quello che io chiamo “l’orgasmo da quadratura”, ovvero quella scarica di endorfine che rilascia il cervello quando si viene a capo di una quadratura difficile e complicata.
Chi fa il Controller o il Contabile immagino che mi capisca benissimo. Sto parlando di quella sorta di piacere e di intima soddisfazione che nasce dal posare l’ultimo tassello di un puzzle fatto di numeri e non di tessere. Ci piace talmente tanto che a volte ci dimentichiamo del senso di quello che stiamo facendo.
D’altra parte non ci possono neanche accusare di essere troppo precisi perché chi ha alle spalle una certa carriera lavorativa fra le sue “perle” da raccontare avrà sicuramente “Quella volta che c’erano così pochi centesimi di differenza che neanche Fra Luca Pacioli (fondatore della partita doppia) ci avrebbe fatto caso”, ma la micro-differenza nascondeva al proprio interno la compensazione di due errori macroscopici che avevano un importo “quasi” simile. E noi lì, guardiani dei numeri a non mollare mai fino a quando non li abbiamo trovati. A me è successo almeno un paio di volte.
A parte questi casi che in effetti possono capitare, molte volte però ci ostiniamo a trovare la precisione che spacca il capello (ma interessa veramente poi all’imprenditore questa precisione?) senza pensare che questo ha un prezzo molto alto da pagare, ovvero il tempo impiegato a pulire, integrare e quadrare i dati è tutto tempo sottratto all’analisi degli stessi.
Peccato che le attività meramente di calcolo siano destinate a diventare appannaggio delle macchine con le quali indubbiamente non possiamo competere, quindi forse è meglio abituarci ad analizzare il dato con un occhio un po’ più critico in modo da non trovarci spiazzati un domani quando il nostro collega di scrivania sarà un umanoide di metallo.
Ammetto candidamente che a me è capitato più e più volte di essermi talmente concentrata nella quadratura dei numeri, infilata in calcoli, formule e ragionamenti talmente complessi da sfidare la mia intelligenza, che alla fine a momenti mi sfuggiva il quadro generale.
La memoria a breve termine purtroppo funziona così: memorizziamo una piccola quantità di informazioni (tra i 5 e i 9 elementi) per una durata di 20 secondi circa, ovvero il tempo che ci serve per l’uso che ne dobbiamo fare, e poi la nostra mente immediatamente li accantona per non riempirsi di spazzatura. Invece il ricordo dei numeri per un periodo di tempo medio-lungo fa leva su un meccanismo di memoria completamente diverso.
Quindi dobbiamo farci furbi e usare dei trucchetti per evitare che un’altra persona quando osserva il nostro lavoro con una mente “libera“ se ne appropri memorizzando i dati salienti con un colpo d’occhio, o che ce lo contesti riuscendo a cogliere quell’errore che noi, affogati nei nostri numeri, proprio non avevamo visto.
Ecco alcuni consigli:
“Prima di mostrare il lavoro al CdA, al Presidente o al tuo Capo Supremo fallo visionare ad un occhio amico”
Più facile a dirsi che a farsi. Perché se chiedi ad un collaboratore fidato di controllare un tuo lavoro è probabile che non ci capisca nulla. Se chiedi ad un collega pari grado sicuramente dopo lo dovrai sopprimere perché gli hai rivelato dei dati strategici non divulgabili. E poi, diciamoci la verità, noi ci sentiamo unici e irripetibili e chi mai potrebbe essere degno, se non il Capo Supremo, di visionare e giudicare il nostro lavoro?
Quindi?
Quindi se non abbiamo persona degna di fiducia con un numero di sinapsi pari almeno alle nostre allora è meglio farlo vedere a noi stessi ma con uno sguardo diverso. Accantoniamo il lavoro e riguardiamolo il giorno dopo. Se non ci sono i tempi tecnici alziamoci, facciamo una passeggiata o prendiamoci un caffè, ovvero facciamo quello che io chiamo “sciacquare i neuroni” e poi riprendiamo tutto in mano. Cambiamo stanza, o scrivania. E’ incredibile come a volte mettendoci fisicamente in un luogo diverso notiamo qualcosa di nuovo. Me lo ha insegnato lo Yoga e devo dire che funziona.
“Abituati a parlare di quello che vuoi che ti rimanga impresso”
Se fai il Controller o il Contabile immagino che tu non abbia soltanto amici e conoscenti con cui parli del Grande Fratello e della Gazzetta dello Sport. Abituarsi a parlare di Cash Flow, MOL, EDITDA, o più in generale di economia e finanza con altre persone, senza divulgare i dati della propria azienda ma parlando di realtà conosciute o alla ribalta della cronaca, allena la mente a focalizzarsi sugli aspetti che bisogna imparare a cogliere quando ci si concentra sulla quadratura.
Qualcuno dirà “Sì ma anche fuori dal lavoro? Che palle!”. Bello mio, se ancora metti i paletti fra la vita lavorativa e quella privata e la prima la subisci come un’angheria da dimenticare non appena ti tuffi nella seconda, forse il tuo problema non è la quadratura dei conti bensì la quadratura della tua vita.
“Ascolta dentro di te la voce di chi dovrai soddisfare”
Tanto ormai lo sappiano come ragionano e cosa vogliono le persone alle quali dobbiamo mostrare il vostro lavoro, e l’uso che ne faranno. Peccato che a volte ce ne dimentichiamo e continuiamo ad andare allegramente per la nostra strada, incaponiti sul quel totale che proprio non ci torna. La voce del mio Presidente che mi rimbomba dentro e che mi dice “Monica, scusi, ma questo importo da cosa è formato?” mi ha evitato più di una volta di finire fuori pista. Lo so, è triste convivere con questa specie di “grillo parlante interno”, ma se non mi stava bene facevo la pasticcera e non la MasterChef dei numeri.
Che poi alla fine anche noi impastiamo, impastiamo i numeri e facciamo una bella torta. Ma se ci dimentichiamo di assaggiarla per noi rimarrà semplicemente farina, burro e uova e solo qualcun altro ne gusterà il sapore.
Sperando che quando l’assapora non gli faccia schifo.

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