Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

SIETE PRONTI PER LA REVISIONE CONTABILE?

Commercialisti e revisione contabile

 

La nuova legge sullo stato di crisi dell’impresa ha introdotto l’obbligo di nomina dell’organo di controllo per almeno 140 mila società che fino all’altro giorno erano esonerate dall’avere sindaci e revisori.

Precedentemente il Decreto 135/2016 aveva profondamente modificato e innovato la normativa sulla revisione legale introducendo la formazione continua e lo spauracchio dei controlli di qualità da parte degli ispettori del MEF, in particolare sulla redazione delle carte di lavoro, al grido di “ciò che non è scritto non è fatto”.

Ed è proprio andando in aula a fare i corsi di formazione insieme ai commercialisti che mi sono resa conto che molti di loro non sono in grado di approcciarsi alla revisione da un punto di vista formale (a volte nemmeno da quello sostanziale purtroppo).

Sino a quel momento interfacciandomi con KPMG dalla parte del cliente ed essendo in un Collegio Sindacale dove il Presidente aveva lavorato 5 anni in una società di revisione (ma l’ho scoperto in seguito) non ero consapevole di questa situazione visto che i pochi commercialisti con i quali avevo avuto a che fare la revisione la sapevano fare, e ingenuamente pensavo fossero tutti così.

Ad un certo punto mi sono accorta che il mondo era ben diverso da quello che avevo conosciuto sino a quel momento, e ancor di più quando mi sono trovata nella situazione in cui ero io la più esperta in materia rispetto ai colleghi, pur ferratissimi sui bilanci. E così mi sono dovuta cimentare in prima persona con quello che ritengo essere il Sacro Graal della revisione, ovvero il calcolo della materialità/significatività , che fino a quel momento avevo visto fare da altri e per questo motivo non ne avevo compreso fino in fondo l’essenza.

E di seguito sono andata avanti con le circolarizzazioni, l’analisi del sistema di controllo interno, l‘aging analysis, l’analisi dei bilanci comparati, ecc… cercando di formalizzare ogni passaggio il più possibile su fogli excel impostati artigianalmente.

Sì perché alla fine, oltre ad alcuni tecnicismi tipici della revisione, quello che può fare la differenza è scrivere sempre quello che si pensa e quello che si fa, ovvero mettere su carta tutti quei ragionamenti e quelle analisi che i commercialisti spesso fanno comunque sui bilanci delle società ma non in maniera strutturata. Per fare questo è necessaria una pianificazione certosina di tutte le fasi e di tutti i passaggi avendo cura di tracciare tutto.

Quindi bisogna armarsi di santa pazienza e dedicare del tempo (magari quello di un collaboratore), perché i controlli gli ispettori prima o poi inizieranno a farli (!?) e avere le carte in regola serve anche per una tutela generale, altrimenti le Big Four della revisione non sarebbero così maniache della formalizzazione in tutti gli aspetti, da quelli più banali a quelli sostanziali, tanto che quanto firmi la lettera di incarico ti addormenti a leggerla da quanto è lunga e dettagliata.

E chissà che i cambiamenti normativi non siano l’occasione per ripensare alla professione del commercialista che in molti casi è scivolata via sino a diventare front end dell’Agenzia delle Entrate e a perdere quello che secondo me doveva essere il nobile scopo iniziale (al di là del calcolo delle imposte), ovvero una figura veramente in grado di affiancare e indirizzare l’imprenditore nelle sue scelte strategiche.

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