Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

CHE NE HO FATTO DEI MIEI SOLDI

“Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule paisá”

La frase di questa famosa canzone napoletana mi ricorda che se fino ad ora non siamo stati bravissimi a gestire i nostri risparmi forse è arrivato il momento di iniziare adesso, magari senza dimenticarci degli errori che abbiamo fatto in passato ma certamente cercando di riconoscere le distorsioni mentali che abbiamo avuto e il valore emotivo che abbiamo dato al denaro. Imparare dai nostri errori ci permetterà di non replicarli in un mondo intorno a noi che è profondamente cambiato e che spesso continuiamo ad affrontare con i nostri precedenti schemi mentali.

E’ un po’ questo il senso del libro “Che ne ho fatto dei miei soldi” di Marco lo Conte, giornalista de Il Sole 24 Ore che ha condensato in un volume dalla lettura scorrevole una serie di “pillole di saggezza” a prova di analfabeta finanziario.

Non aspettatevi però di leggere il “Manuale delle Giovani Marmotte” perchè un po’ di impegno ce lo dovete mettere, per lo meno ci deve essere il desiderio di avvicinarsi ad una materia, quella dell’educazione finanziaria e dell’analisi consapevole delle proprie scelte, che è meno ostica di quello che sembra, soprattutto se viene divulgata in maniera chiara come fa Marco lo Conte, che cerca sapientemente di passare al lettore alcuni concetti chiave che dovrebbero fare parte dell’ABC delle nostre conoscenze.

Io per prima però devo ammettere che, malgrado gli studi in economia e l’attenzione spasmodica che ho sempre avuto nei confronti della diversificazione degli investimenti, non avevo ancora fatto una riflessione completa e approfondita sulle mie scelte finanziarie, previdenziali e assicurative, ovvero non avevo ancora disegnato un’architettura che tenesse conto delle mie mutate situazioni economiche, anagrafiche e del cambiamento del mio sentimento verso il denaro.

Ora sto cercando di supplire a questa carenza, e l’incontro con questo libro è stata la causa (o la conseguenza) della mia volontà di scordarmi del passato e di ripartire con un piede nuovo.

Ma perché non l’ho fatto prima? Nel mio caso principalmente per un motivo: per la difficoltà di ragionare su un orizzonte temporale di lungo periodo, perché non volevo pensare di trovarmi imbrigliata in uno schema già precostituito e deciso.

E devo dire che sono in buona compagnia, perché sono tanti quelli che non si spingono molto in là con le riflessioni ed analisi, complici le leggi che cambiano continuamente e le crisi economiche ricorrenti che danno un senso di instabilità. Ma ho capito che si possono comunque pianificare le scelte basilari del proprio futuro (magari prevedendo più scenari), a patto che si abbiano ben chiari alcuni concetti base che devono guidare le nostre scelte. E se non ce li abbiamo meglio affidarsi ad un consulente.

Ma per favore non teniamo i soldi sotto il materasso perché, finito il periodo delle scelte facili e preconfezionate dei Titoli di Stato, per ignoranza finanziaria finisce che non sappiamo più dove investire i nostri risparmi e quindi li teniamo fermi perché “tanto non danno un tubo di interessi”.

Ricordiamoci però che un capitale qualsiasi raddoppia in un numero di anni pari a 72 diviso il tasso di interesse. Quindi, tanto per dire, anche con un misero 2% di interesse composto in 36 anni si può arrivare a raddoppiare un capitale, e se si è giovani o con dei figli è comunque un orizzonte temporale più vicino di quello che sembra.

Grazie Marco lo Conte per avermici fatto riflettere.

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