Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

PERCHE’ NESSUNO CI INSEGNA COME ACCUDIRE UN GENITORE ANZIANO?

Come accudire un genitore anziano

“Quanti anni ha la mamma?”

“86 anni Dottore, quasi 87”

“Ah, è giovane!”

“Scusi ma per voi geriatri a che età una persona è vecchia?”

“Per me è vecchio uno che ha 95 anni”

E così poco alla volta mi sono ritrovata ad occuparmi di una “bambina” di 86 anni. Peccato che la situazione sia un po’ diversa rispetto ad un neonato con pochi mesi di vita.

Quando stai per diventare mamma grazie ai corsi pre-parto, alle riviste, ai consigli entusiasti di amiche e vicini di casa, e grazie ad un medico dedicato previsto dal Servizio Sanitario Nazionale, hai a disposizione una fonte inesauribile di informazioni.

Quando invece arriva il momento di accudire un genitore anziano, con te che hai alcuni anni in più sulle spalle e magari hai anche figli nel pieno dell’adolescenza, nessuno ti dice come ti devi comportare.

Accudire una persona anziana, magari non più autosufficiente, è un lavoro a tutti gli effetti, tant’è che esiste la figura della badante.

Ma con o senza badante ci sono una serie di compiti che gravano sulle spalle dei figli, o più spesso delle figlie solo per il fatto di essere femmine, dando per scontata un’innata capacità di accudimento da parte del genere femminile.

 

IL PICCOLO CHIMICO

In un paese con il più alto tasso di popolazione over 65 rispetto alla media europea non capisco perché il Servizio Sanitario Nazionale non preveda un medico dedicato agli anziani, ovvero il geriatra. Il medico di base spesso è approssimativo nelle risposte o non sufficientemente preparato. E soprattutto fa una gran fatica a venire a casa per una visita a domicilio.

Così per la somministrazione dei farmaci a volte si procede per tentativi perché il corpo è una macchina chimica molto complessa e quando con l’età l’equilibrio diventa instabile a volte si risolve un problema in un organo ma se ne crea uno maggiore in un altro.

E allora si tentano i dosaggi, si misura la pressione, si fanno le analisi, si cerca di comunicare con il medico del genitore per telefono o si prendono ore di permesso per andare nell’ambulatorio. Ci si accorge anche che il parere del medico di base spesso non coincide con quello dello specialista. Alla fine si calcola un algoritmo per capire quale può essere il dosaggio giusto di quel farmaco per il proprio caro. Come se fosse scontato che una persona non laureata in medicina possa e debba prendersi queste responsabilità. Per non parlare della verifica che l’anziano genitore prenda la medicina giusta all’orario giusto nella dose giusta, che credo sia l’ansia di tutti i figli. E meno male che esistono le scatoline portapillole settimanali!

 

IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON

Avete presente quel film dove il protagonista nasce anziano e poi diventa bambino? Io ci penso spesso. Quanto hai in testa l’idea del genitore forte non sempre riesci a capire quando devi cambiare atteggiamento perché sta diventando fragile. Nei confronti del bambino è normale avere queste avvertenze, nei confronti di una persona che sta regredendo invece no.

 

IO COSA DEVO FARE?

E’ la domanda che mi ripete continuamente mia mamma, abituata da tempo a darmi una mano su tante cose e che adesso non può più aiutarmi in niente ma che vuole ancora rendersi utile. E allora giù a ripetere 150 volte le stesse cose fino allo sfinimento perché si è dimenticata quello che le ho appena detto. Alla fine diventa quasi un mantra: “Niente mamma. Stai tranquilla. Tu non devi fare niente”

 

PANNOLONE E DENTIERA

Ma chi ci aveva pensato di mettere il pannolone al proprio genitore? Io manco sapevo che gli anziani ad un certo punto dovessero metterlo. E la dentiera che fino all’altro giorno veniva gestita in autonomia ad un certo punto scopri che devi comprare la colla adesiva e la pastiglia disinfettante. Fortunatamente dopo un pò ci si fa l’abitudine e si vince il disgusto iniziale.

 

MAMMA MIA QUANTO PESI!

Mentre un bambino te lo spupazzi quanto vuoi, un anziano quando devi muoverlo ti spezzi la schiena. Quando inizia ad avere problemi a camminare e lo devi accompagnare, spostare, sollevare ti domandi per quale strano principio agli uomini questo lavoro sembra precluso quando invece hanno molta più forza di una donna e farebbero meno fatica.

 

Ricapitolando: assistere un anziano è un lavoro vero e proprio, che richiede delle competenze che, se non sei del mestiere, difficilmente le reperisci. Solo Google o qualche amica che ci è passata prima di te possono venirti in aiuto quando sei alle prime armi.

Purtroppo con la crisi economica in corso (in questo momento siamo ancora in piena emergenza Covid) molte famiglie si sono trovate nella condizione di non essere più in grado di sostenere il costo della badante, magari perché hanno perso il posto di lavoro. Me lo hanno riferito le tante aspiranti badanti che mi hanno contattata quando hanno saputo che ne stavo cercando una.

E allora fra fratelli ci si accorda e finisce spesso che sia una delle figlie femmine a prendersi in carico il papa o la mamma, spesso allettati e con l’Alzheimer. Ma anche quando è il figlio maschio a volersene occupare finisce spesso che chiede aiuto alla propria compagna per l’accudimento.

E mi viene una grande amarezza perché mi domando quanto lavoro stiano facendo le donne, con grande carico emotivo oltre che fisico. Magari senza le necessarie competenze ma spinte solo dall’amore, dalla gratitudine e dai tanti sensi di colpa che le fanno sentire perennemente inadeguate.

Con il pensiero fisso in testa di chissà cosa capiterà a noi quando invecchieremo e di chissà come si comporteranno i nostri figli, ai quali vorremmo tanto risparmiare questo strazio.

Post Correlati

Leave a comment