Aggiornato il 27 settembre 2024
“Fare la spia” nella cultura italiana è considerato un atto disdicevole.
Eppure il whistleblower (o “segnalatore di illeciti” ) è una figura importante per la società. Infatti è colui che fa emergere un illecito o una frode all’interno di una azienda o di un’organizzazione per la quale lavora.
Spesso dopo la denuncia viene messo ai margini della vita aziendale se non addirittura licenziato, motivo per il quale la legge 231/2001 ha previsto che le aziende debbano attivarsi per proteggere questa figura.
Negli Stati Uniti però si va oltre alla salvaguardia di questi dipendenti così importanti per la collettività. Pare che la SEC (l’autorità americana che vigila sui mercati finanziari) vada a caccia delle imprese che mentono sui criteri ESG (ambiente, sostenibilità e governance). E come lo fa? Pagando un congruo premio in denaro a chi spiffera le magagne commesse dalle aziende in cui lavorano.
WHISTLEBLOWER CONTRO I FINTI GREEN
Negli Stati Uniti stanno prendendo così sul serio il tema della sostenibilità ambientale da voler scoprire, tramite “gli spioni”, le aziende che promettono di essere Green e invece non lo sono.
Un bel cambio di passo, considerato che difficilmente dalla rendicontazione si capisce fino in fondo se quello che dichiara l’azienda è reale o meno. Spesso solo chi lavora internamente è a conoscenza di quello che succede dietro alle pieghe di un bilancio.
Ecco allora che all’interno della SEC è stata creata una task force dedicata al “Climate and ESG” formata da ben 22 funzionari che gestiranno i whistleblower ambientalisti.
Per scovare le aziende finte Green i 22 funzionari scaveranno nei database per verificare che le dichiarazioni dei manager corrispondano al vero. Ma l’analisi dei dati dall’esterno, si sa, ha sempre dei limiti, soprattutto se si basa su degli algoritmi. Ecco allora che diventa fondamentale l’apporto dell’umano, il quale fornisce una segnalazione che fa scattare l’accertamento da parte della task force.
MA DI CHI E’ QUINDI UN’AZIENDA?
Mi colpisce questa notizia perché secondo me rappresenta un’estensione del concetto dell’azienda di proprietà di tutta la collettività in cui opera e non solo degli azionisti.
Nel momento in cui interviene un’autorità pubblica pagando quei dipendenti che dovrebbero essere esclusivamente a servizio degli imprenditori è come se la collettività togliesse all’azienda il controllo dei propri dipendenti.
Se qualcuno mi paga per svolgere una funzione sociale chi diventa il mio datore di lavoro?
A mio avviso con questa mossa si aprono delle riflessioni interessanti in merito alla responsabilità sociale delle imprese. Se fino ad ora un’azienda che inquinava al massimo poteva essere sanzionata con una multa per un illecito o per falsa dichiarazione, ora si entra al suo interno utilizzando come “testa di ponte” i suoi dipendenti.
COME FUNZIONA IN ITALIA?
Negli Stati Uniti la pratica di pagare una ricompensa a chi aiuta a sconfiggere una frode è diffusa da diversi anni, e solo recentemente è stata estesa anche al settore Green. In Italia invece ho delle perplessità che possa avvenire questo passaggio perché la nostra cultura è più restia a “fare la spia”. Già nel 2017 era stata stata istituita una legge che impediva ritorsioni e la perdita del posto di lavoro a chi segnalava illeciti e truffe.
La recente normativa legata al Whistleblowing, il D.Lgs. 24/2023, che recepisce la direttiva europea 2019/1937, rafforza le tutele per chi “fa la spia” segnalando illeciti, estendendole anche al settore privato.
Da dicembre 2023 le aziende con più di 50 dipendenti, oltre a quelle operanti in specifici settori (come servizi finanziari o mercati pubblici), sono obbligate ad attuare canali di segnalazione interni, garantendo anonimato e protezione contro ritorsioni. Resta da vedere se queste misure riusciranno a superare le resistenze culturali e incentivare una maggiore partecipazione attiva nella lotta contro le frodi.
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