Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

“ORA CHE I FIGLI SONO SISTEMATI”

Figli sistematiL’altra sera una vicina di casa settantenne mi informa che partirà a breve per una vacanza al mare di 15 giorni.  “Sai Monica, ora che i figli sono grandi e sistemati mi voglio godere la vita”.

Io annuisco con un sorriso forzato mentre dentro di me monta la rabbia. Questo pensiero così radicato nella generazione dei nostri genitori che i figli “vanno sistemati” non mi è mai piaciuto.

 

Forse aveva senso un tempo, nella società che hanno vissuto loro, quando la vita era scandita da tappe forzate:  lavoro (rigorosamente a tempo indeterminato) – matrimonio – figli. Ma io già faticavo a digerirlo allora, allergica all’idea di ingabbiarmi in rapporti professionali e personali che dovevano necessariamente durare per sempre pur di mettere il cuore in pace ai genitori. Oggi poi, in questo clima di incertezza, senza punti di riferimento, questo atteggiamento non ha proprio più senso.

 

Quanti genitori ho visto andare in crisiper le separazioni dei figli o per la loro perdita di lavoro. E il malcapitato di turno, oltre a trovarsi a gestire una situazione così delicata e dolorosa, doveva sobbarcarsi anche il senso di colpa nei confronti dei propri cari per avere deluso lo loro aspettative. Mentre magari per lui invece era una liberazione.

 

Questo ricatto morale lo trovo inaccettabile. La vita è fatta di incontri, di momenti, di emozioni e non di tappe obbligate. I punti di riferimento devono essere interni e non esterni.

 

Io penso che un figlio sia “sistemato” quando un genitore lo ha educato all’indipendenza e all’autonomia, ad allenare i muscoli emotivi, a trovare dentro di se le risorse per andare avanti e affrontare ogni situazione, ad avere ali e radici. A prescindere da quello che gli accadrà intorno. Perché il mondo è cambiato e il nuovo libretto di istruzioni da consegnare alle generazioni future non è ancora pronto. Insegniamo loro a scriverselo.

 

Nella lingua degli eschimesi non esiste l’espressione “è mio figlio”, esiste semplicemente “è figlio”. L’idea di possedere una persona non è minimamente contemplata. E poi dicono che siamo noi la cultura evoluta!

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