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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

E’ MEGLIO INVESTIRE PER I FIGLI O SUI FIGLI?

Aggiornato il 19 marzo 2026

Investire sui figli o per i figli?

 

In Italia siamo abituati a pensare all’eredità come a qualcosa di concreto: una casa, un risparmio, un patrimonio da lasciare ai figli.

Ma nel mondo che sta cambiando, la vera eredità potrebbe essere un’altra: una formazione solida, spendibile ad alto livello, capace di accompagnarli ovunque.

È una riflessione che mi ha colpito leggendo il libro Matrimoni e patrimoni, dove si mette a confronto il valore del patrimonio economico con quello del capitale umano.

Tempo fa fece discutere anche la scelta dell’attore Barbareschi, che dichiarò di aver tolto l’eredità ai suoi sei figli dopo aver investito circa un milione di euro nella loro istruzione.
“Conoscono le lingue, sono colti, possono lavorare ovunque. Non lascio loro denaro, ma la possibilità di costruirsi un futuro.”

È una posizione forte, ma non banale.

IL VERO INVESTIMENTO: IL CAPITALE UMANO

Sviluppare il capitale umano dei figli richiede un investimento importante. Non solo economico, ma anche di tempo, attenzione e presenza.

Significa scegliere scuole adeguate, stimolare la curiosità, investire nelle lingue, favorire esperienze all’estero, sostenere attività extrascolastiche.
È un percorso impegnativo, che richiede continuità.

Paradossalmente può essere più facile accumulare un patrimonio da lasciare ai figli che accompagnarli in un percorso di crescita di questo tipo.

E infatti in Italia spesso accade il contrario: si costruisce una sicurezza economica futura — una casa, un risparmio — che però arriva quando il percorso formativo è già concluso.

Il rischio è quello di avere figli patrimonializzati, ma non necessariamente autonomi dal punto di vista professionale. E a volte anche frustrati, perché aspettano qualcosa che sentono come un diritto, senza aver costruito davvero un proprio percorso.

FORMAZIONE O RADICI?

Le considerazioni sono moderne e condivisibili. La conoscenza è mobile, si sposta con la persona e può essere valorizzata ovunque, mentre un immobile resta fermo e può anche perdere valore.

Ma leggendo queste riflessioni mi è venuto un dubbio.

Preparare i figli a competere in un mondo globale apre sicuramente molte opportunità. Ma non c’è il rischio che il contesto in cui sono nati e cresciuti finisca per stargli troppo stretto?

Da giovani è naturale voler partire, cercare esperienze, confrontarsi con realtà più dinamiche, magari in paesi che valorizzano maggiormente il talento. Ma crescendo cambiano le priorità, cambia il modo di vivere il lavoro, il rapporto con i luoghi, il bisogno di stabilità.

Ho visto molte persone — anche nella mia famiglia — vivere questa condizione: non sentirsi più completamente a casa né nel paese di origine né in quello di arrivo. Italiani all’estero e, allo stesso tempo, un po’ stranieri anche in Italia.

IL VERO RISCHIO

È vero che si può sempre tornare indietro. Ma non sempre è così semplice.

A volte si finisce per restare in contesti che all’inizio offrono grandi opportunità professionali, ma che nel tempo non rappresentano più davvero ciò che si è diventati. Possono mancare cose semplici: il mare, il cibo, le relazioni, gli amici di sempre.

E allora la domanda diventa inevitabile: è sufficiente avere una buona formazione e una carriera internazionale per sentirsi realizzati anche quando l’età avanza?

REGALARE LE ALI, MA ANCHE LA DIREZIONE

Personalmente credo che quando si fanno queste scelte sia importante avere consapevolezza delle diverse fasi della vita e delle esigenze che cambiano nel tempo.

Va bene dare ai figli gli strumenti per volare lontano.
Ma forse è altrettanto importante aiutarli a capire dove vogliono andare e perché.

Perché regalare le ali per volare è fondamentale.
Ma senza una direzione, il rischio è di ritrovarsi a metà strada, senza più carburante.

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% Commenti (2)

Grazie Monica , articolo molto giusto.
Io ho un figlio che lavora in Germania, ora aspetta un bimbo e la sua compagna che ha lavoro in Italia e che l’ha seguito mettendosi in aspettativa, ora vuole stare qui. E anche lui alla fin fine preferisce la vita italiana, più a sua misura.
Non tutto l’estero brilla d’immenso ma certo la possibilità di scegliere e poter scegliere è un grande dono .

Ciao Raffaella e grazie per la conferma. La Germania probabilmente offre più opportunità ed è una nazione più meritocratica, ma la vita italiana è imbattibile. Bisogna trovare il proprio personale mix fra desiderio di realizzare le aspirazioni professionali e vivere al di fuori del lavoro una vita piacevole. La possibilità di scegliere è certamente molto importante perchè la spinta verso l’uno o l’altro aspetto è molto soggettivo

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