Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

L’ANALFABETISMO DI RITORNO

Analfabetismo
Quando si parla di analfabetismo la prima cosa che mi viene in mente è il famoso programma televisivo Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta che andava in onda ogni giorno nella RAI degli anni 60. Il programma era condotto dal maestro Alberto Manzi, che insegnava a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l’età scolare. Si trattava di autentiche lezioni tenute a classi formate da adulti analfabeti, nelle quali venivano utilizzate le tecniche di insegnamento moderne, oggi potremmo dire “multimediali” giacché si servivano di filmati, supporti audio e dimostrazioni pratiche. Precisiamo: all’epoca io non ero ancora nata, però ne ho sentito parlare spesso di quel programma perché è stato recentemente riproposto da una fiction televisiva.

 

Passato quel periodo, con l’introduzione della scuola dell’obbligo davo per scontato che ormai in Italia tutti sapessero leggere e scrivere, e invece ho scoperto che esiste una nuova forma di analfabetismo che consiste nel non essere in grado di leggere o scrivere un testo di media complessità. Tecnicamente un adulto sa leggere e scrivere, ma non è in grado di orientarsi nella vita di una società moderna.

 

Sembra che la percentuale di analfabeti di ritorno sia più del 70% degli italiani, e fra questi il 33% faticano a leggere frasi semplici e perciò hanno difficoltà con avvisi al pubblico, cautele contro infortuni, indicazioni sui medicinali (qui però servirebbe una laurea in medicina), istruzioni per l’uso, e ovviamente libri e giornali.

Stessa cosa si può dire per l’approccio ai numeri: quanti sono veramente in grado di leggere un estratto conto bancario?

Per contro la società non aiuta ad orientarsi vista la crescente complessità di ogni aspetto, e la scuola non è pronta per l’insegnamento di base che serve nei vari campi della vita moderna. Non ultimo l’inglese: per competere nella società attuale fra pochi anni chi si limita a “the pen is on the table” sarà considerato un vero e proprio analfabeta rispetto a chi padroneggia la lingua anglosassone come quella del proprio paese.

 

La crisi degli ultimi anni ha fatto aumentare ancora di più le differenze. Chi se lo può permettere fa frequentare ai figli le migliori università, li fa viaggiare, studiare e  specializzarsi, chi invece appartiene alle classi meno abbienti non scommette più sulla cultura dei propri figli. E così le mappe della povertà economica coincidono sempre più con quelle della povertà di istruzione, formando un circolo vizioso difficile da spezzare.

 

L’unica scrittura e lettura molto praticata e quella sui social network, Facebook in particolare, dove spopolano gli errori grammaticali e le immagini di gattini e bambini. Ma quanti di quelli che utilizzano abitualmente Facebook sanno veramente fare una ricerca di informazioni su Internet che faccia la differenza fra chi sa esercitare la cittadinanza in modo attivo e chi no?

 

In una società composta da persone che non sono più in grado culturalmente di capire il proprio tempo penso che la televisione possa avere un ruolo importante. La tv di Stato non può limitarsi a buttare un osso e un’emozione da Carlo Conti e poi lasciare nell’abbrutimento e nell’ignoranza decine di migliaia di persone. Perché non fare allora delle trasmissioni leggere ma divulgative, con lo stile di Piero Angela, che diano le basi per potersi muovere nella vita moderna?

 

Un paese ignorante è un paese che ha più difficoltà ad uscire dalla crisi. Le riforme dovrebbero partire da qui.

 

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