Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LO STATO SIAMO NOI. NIENTE SCUSE.

Lo Stato siamo noi
Negli ultimi decenni c’è stato un calo di interesse degli individui per tutto ciò che si allontana nello spazio e nel tempo, mentre è cresciuto l’interesse per se e per la propria famiglia. Ci siamo disinteressati alla nostra città,  al nostro paese e in generale al futuro dell’umanità per concentrarci su noi stessi.

Esempi come il Duomo di Milano, costruito in più di 500 anni di storia, dove i cittadini hanno contribuito alla costruzione con una donazione o con il proprio lavoro sapendo che non avrebbero visto il risultato del proprio impegno (e forse neanche i loro figli e i figli dei loro figli), appartengono ad un passato ormai remoto.

In questi anni ci siamo fatti impoverire da politici e ladroni, senza muovere  un dito quando venivano infrante le regole generali che riguardavano la comunità. Chi ha vissuto fuori dall’Italia, in Europa o negli Stati Uniti, sa bene che in quei paesi non è cosi. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare nell’interesse di tutti. Il fatto è che nel nostro paese, così come non si premia il merito, non si punisce chi trasgredisce.

 

Poi ad un certo punto ci siamo svegliati. Ora che non c’è né più da spendere abbiamo iniziato a guardare come vengono gestiti e utilizzati i nostri soldi e ci lamentiamo di essere stati derubati. Per anni siamo stati complici di un clientelismo dilagante perché abbiamo considerato lo stato “altro” rispetto a noi. A parole ci indignava, ma poi se non veniva toccato il nostro micro-cosmo lasciavamo correre. Chi si lamenta della situazione del nostro paese pensa di essere vissuto sulla luna fino ad ora? Chi ha lasciato correre è complice e colpevole tanto quanto chi ha rubato.

 

Il libri sul disfattismo, le ipotesi di complotto, le critiche alla moneta unica vanno per la maggiore sul web e nei talk show. In rete tutti riversano il proprio malcontento con una rabbia che è impressionante. Molti di loro sono gli stessi che quando si rivolgono un artigiano per fare un lavoro in casa se possono non chiedono la fattura, oppure che non muovono un dito se il vicino fa dei lavori in casa senza chiedere il permesso. “Ma questo che c’entra?” C’entra, c’entra. Fa parte di un atteggiamento condiviso e accettato da tutti, dove ciascuno ha rubato o ingannato in proporzione alla possibilità di farlo.

 

In Italia dire che una cosa è di tutti è come dire che non è di nessuno. Come mai quando viene toccato il nostro interesse personale strilliamo e ci agitiamo, ma non facciamo altrettanto quando vengono infrante le regole generali che riguardano la comunità?

 

Ora però Il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali che è difficile che possa essere la classe politica ad affrontarlo. Sarebbe come se decidesse da sola di tagliarsi gambe e braccia. Ma l’opinione pubblica, anche e soprattutto tramite la rete, può fare e dire molto. Certi comportamenti non vanno più tollerati.
Adesso è arrivato il tempo di passare dalla lamentela all’azione. E’ tempo di riprenderci in mano il patrimonio comune, di chiedere come vengono spesi i nostri soldi come farebbe un azionista in una qualsiasi azienda. In fondo siamo tutti co-proprietari dello Stato. E’ tempo di pretendere che chi riceve qualcosa dalla collettività ridia indietro qualcosa. Di pensare che “si è fighi” se si cerca la correttezza vero lo Stato e verso la comunità nelle piccole cose, e non viceversa facendo i furbi, come è stato sino ad ora.

 

Insieme si può, iniziando da noi  stessi.

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