Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

OBBLIGAZIONI PER TUTTI

Obbligazioni per tuttiE’ con grande rammarico che mi rendo conto che a 12 anni dal crack Parmalat poco o niente è cambiato in merito alla cultura finanziaria dell’italiano medio.

L’unica differenza di cui mi sono accorta in questi anni è che quando vai in banca devi firmare moduli su moduli relativi al tuo profilo di rischio, ma ho sempre pensato che fosse una mossa per “pararsi il culo” da parte del sistema bancario senza che ci fosse una corrispondenza con la crescita delle conoscenze dei correntisti, e le vicende degli ultimi tempi di danno pienamente ragione.

 

Ora però queste banche mi devono spiegare a che cosa servono, anche formalmente, tutti quei fogli di fronte ad affermazioni come quella delle della vedova del pensionato ENEL che qualche giorno fa si è suicidato a seguito della vicenda di Banca Etruria:  «Tutto è cominciato a giugno, quando la banca convocò mio marito, spiegandogli che il suo profilo non era più adeguato al suo investimento: non so come, lo convinsero a passare da un profilo a ‘‘basso rischio’’ ad un profilo ad ‘’alto rischio’’».

 

Ora i truffati invocano lo Stato per mettere una pezza ad una situazione drammatica. Sono sinceramente dispiaciuta per chi ha perso i risparmi di una vita, però penso che non si può continuare a fare affidamento sulla copertura della nostra ignoranza da parte dello Stato, perché ci sarà sempre una banca o un intermediario che riusciranno ad aggirare le normative imposte.

 

Chissà quanti altri crack e suicidi ci vorranno prima che la gente si renda conto che non può passare giornate a scegliere l’ultimo modello di cellulare o di televisore, e poi affidare tutti i propri risparmi alla banca sotto casa perché “il direttore è mio amico”. Un minimo di sforzo mi aspetto che ce lo metta anche chi snobba certi argomenti perché ritenuti, a ragione, troppo tecnici, ma se non si prova mai a conoscerli saranno sempre difficili perché ci sarà sempre qualcuno che avrà interesse a tenerci nell’ignoranza.

 

Non bisogna essere un genio della finanza per capire che non si possono concentrare tutti i propri risparmi in un unico investimento. Eppure vedo che questa continua ad essere una insana abitudine, con tutti i danni che ne conseguono.

 

E’ da tanto tempo che continuo a dire che l’educazione finanziaria dovrebbe essere impartita sin dalle scuole elementari. Ci credo a tal punto da pensare di trasformalo in un futuro in un progetto di vita, oltre che professionale. Anche perché più passa il tempo e più mi rendo conto che la tanto snobbata “ragioneria” (intesa come scuola superiore) mi ha dato delle conoscenze che ora si dimostrano utilissime, visto che persino il Papa nel rinnovare la Chiesa ha invocato una maggiore “cultura amministrativa”.

 

Se invece di correre dietro alle Banche lo Stato insegnasse pochi concetti base in tenera età probabilmente i cittadini crescerebbero più consapevoli e desiderosi di capire come impiegare i loro risparmi, senza firmare ciecamente moduli incomprensibili che a quel punto non sarebbero più tali perché nessuno li accetterebbe così. E le obbligazioni verrebbero comprate con cognizione di causa.

 

Se ora lo Stato interviene aiutando (giustamente) gli obbligazionisti che non sapevano, come la mettiamo con chi sapeva e ha rinunciato deliberatamente ad un investimento più conveniente rispetto ad un titolo di Stato meno redditizio per non correre il maggiore rischio? E se un domani lo Stato Italiano non riuscisse più a rimborsare i “sicurissimi” BOT, chi lo spiegherebbe ai pensionati? Forse è meglio iniziare dai maestri elementari.

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