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Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

L’ITALIA LA CAPISCI DAI TASSISTI

L'ITALIA LA CAPISCI DAI TASSISTI
I tassisti sono lo specchio dell’Italia?

 

Probabilmente anche a voi capiterà più o meno spesso di prendere un taxi per lavoro o durante una vacanza.
 
Recentemente sono salita su un taxi a Bologna per andare dalla stazione ad un hotel dove si svolgeva un corso sul Controllo di Gestione.
Al ritorno ho diviso un taxi con una compagna di corso e durante il tragitto abbiamo commentato quello che ci era stato insegnato e altre amenità contabili.
 
Ad un certo punto il taxista, che evidentemente si stava trattenendo da un po’ di tempo, ha sbottato dicendo in maniera accalorata che anche lui era stato un contabile per 10 anni, ma che non ne voleva più sapere di stare chiuso in un ufficio davanti ad un computer a fare dei conti su word ed excel e che ora preferiva scorrazzare sul taxi avanti e indrè per la città.
 
Fin qui nulla di male, a parte il suo evidente astio nei confronti della categoria, se non fosse che durante il tragitto ha iniziato ad inveire contro il suo commercialista e gli studi di settore, dicendo che se non fosse stato per le indicazioni che LUI aveva dato al suo consulente avrebbe avuto una sanzione salatissima durante un accertamento, mentre per fortuna se l’era cavata con una multa di poco conto.
E giù discussioni su come il commercialista gli chiedeva di consumare più carburante per essere congruo con gli studi di settore “Ma come faccio a consumare più carburante, lo rivendo al mercato nero?”
 
Intanto io pensavo al fardello degli studi di settore che opprimono tanti professionisti e piccoli imprenditori, e come è giusto abolirli perché alla fine non sono altro che un’istigazione ad una contabilità creativa per rientrare nei parametri di congruità che attanagliano tanti onesti lavoratori.
 
Poi però è successa una cosa.
 
Arrivati alla stazione io la collega stavamo discutendo se e come dividere la spesa, quando il genio della contabilità con fare deciso sentenzia:
“Ve lo dico io come dovete fare. Voi dividete la spesa e io faccio a ciascuna di voi una ricevuta per l’intero importo. Anzi, siccome la metà viene 8 euro, io faccio a ciascuna di vuoi una ricevuta di 18 euro, così ve la fate rimborsare”.
Ho dovuto insistere non poco per farmi fare una ricevuta corretta, e mi sono sentita dare della “troppo precisa”, come se fosse normale voler fare la cresta di 10euro sul taxi.
 
E mentre discutevo con il tassista bolognese mi tornava in mente un altro tassista di Roma che un paio di anni fa ce l’aveva con Marino perché secondo lui non doveva fare il Sindaco uno che “con il suo lavoro di medico può fare come minimo 1.000 euro di nero al mese”.
Che  questa fissa del nero sia un pallino della categoria?
Salendo sul treno ho ripensato all’episodio e mi sono detta che sicuramente ci sono tanti tassisti onesti, ma poiché ogni giorno i tassisti trasportano decine di persone, parlano con loro e sentono i loro discorsi in fin dei conti rappresentano lo specchio di un paese, dove tanti si  lamentano per “Roma Ladrona” ma che alla fine ciascuno di noi ha contribuito a farlo diventare quello che è  ovvero un paese dove a voler essere onesti si finisce per fare la figura dei pirla.
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