Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

COME CAMBIA LO STATUS DELLE PROFESSIONI

COME CAMBIA LO STATUS DELLE PROFESSIONI
Da giullare di corte a concorrente di “Amici”

Non riesco ancora ad accettare l’idea che buona parte dei giovani di oggi ambisce a fare lavori legati al mondo dello spettacolo. Ballerini, veline, cantanti, presentatori, ormai le professioni legate allo showbiz sono quelle che vanno per la maggiore, grazie alla forte visibilità mediatica e all’illusione che basti un passaggio in TV per avere svoltato nella vita.

 

 
Eppure tanti anni fa chi lavorava nel mondo dello spettacolo non era certo considerato un privilegiato. La vita del giullare di corte, del cantastorie, dell’attore era riservata a chi la sceglieva veramente perché se la sentiva addosso, oppure a chi non aveva alternativa e si improvvisava a fare quello che gli veniva più facile per portarsi a casa la pagnotta.
 
Poi qualcosa è cambiato. I mezzi di comunicazione, il cinema e la televisione hanno reso appetibile un lavoro che fino a poco tempo prima non lo era. Hollywood ha creato  miti inarrivabili, la televisione ha costruito pseudo-vip nostrani, e ora internet ci regala youtuber che dal buio della loro cameretta vengono sparati nella galassia delle star.

 

 
Una sorte opposta è toccata alla mia professione, quella del contabile.
In principio c’erano gli scribi mesopotamici, egiziani ed ebraici, che si occupavano di scrivere e di tenere la contabilità, ed erano una casta molto potente, ammirata e ben retribuita. Anche in seguito, con lo sviluppo del commercio e alla nascita dei mercanti, la tenuta della contabilità è stata per diversi secoli di fondamentale importanza per registrare l’andamento dei traffici commerciali in costante crescita.
 
Poi la professione è diventata alla portata di tutti e quel poco di appeal che aveva si è dissolto definitivamente con l’arrivo di Ugo Fantozzi in televisione che ha sminuito la figura del Ragioniere, divenuto l’emblema del perdente. Fino a quando, nel mondo dei big data, il passaggio da contabile a controller (ovvero da chi annota  i numeri a chi li sa impastare) ha ridato un po’ di lustro alla nostra professione scongiurandone l’estinzione per mano di computer più abili e veloci a fare data entry.

 

 

Ma alle altre professioni cosa è successo?

 
Il lavoro manuale, ambito e desiderato all’epoca dei Comuni quando si “andava a bottega” dagli artigiani, con la rivoluzione industriale e la standardizzazione della produzione lentamente è diventato un ripiego. Ai tempi in cui frequentavo le scuole superiori essere un “colletto bianco” era il massimo dello status, da contrapporsi nei sogni delle mamme alle semplici “tute blu” della catena di montaggio. Idraulico, panettiere, parrucchiere, falegname erano professioni tagliate fuori dalla rosa delle preferenze per chi aveva un minimo di testa e voglia di studiare.

 

 

Oggigiorno però è in corso un altro passaggio.

 
Da una parte le normative rendono più difficili e complessi alcuni lavori che fino all’altro giorno non lo erano. Vedo ad esempio gli idraulici, con i quali mi confronto quotidianamente per il mio lavoro. Fra corsi, patentini, normative e nuovi prodotti ormai ci vuole l’equivalente di una laurea per essere un idraulico in regola con le normative e al passo con i tempi.
 
Dall’altra parte invece ci sono professioni che stanno riacquistando appeal grazie al loro contenuto insito di creatività (come i cuochi, i pasticceri, i Make Up Artist,), ma solo se hanno la possibilità di avere visibilità su Internet e sui media, grazie ai moderni tutorial che piacciono tanto. Altri lavori invece continuano la loro fase di declino e ormai vengono svolti esclusivamente dagli immigrati.

 

 

In futuro cosa ci aspetta?

 
Il web e la rivoluzione digitale spariglieranno ancora di più gli equilibri fra le professioni, e gli scenari futuri potranno essere molto diversi da quelli attuali. Quello che succederà sarà influenzato dall’atteggiamento e dalla consapevolezza della mia generazione, quella “di mezzo”, che in casa ha respirato un’aria e ora dovrebbe soffiarne una opposta verso i propri figli. Perché le istituzioni sono sempre un minuto indietro a recepire i cambiamenti sociali, e solo se nasce nella società il rispetto e l’ammirazione verso il lavoro manuale di qualità può scaturire estro ed inventiva da parte di giovani intelligenti e volenterosi che vogliono cimentarsi negli antichi mestieri rivisitandoli.

 

 
L’innalzamento del livello scolastico è sicuramente desiderabile per una nazione, personalmente però auspico un ritorno all’approvazione sociale (e alla remunerazione economica) del lavoro manuale, integrato dallo sviluppo tecnologico e dalla creatività della quale noi italiani siamo così tanto capaci. Se non altro perché in alcuni campi, dove ancora si guarda troppo al prezzo e troppo poco alla qualità, si sta perdendo il gusto del lavoro ben fatto.
E questo è sempre e comunque un peccato.

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