Aggiornato il 17 ottobre 2025
Hai mai fatto caso a quanto la precisione influenzi il nostro modo di lavorare, di decidere, e perfino di vivere? Nel mio caso, occupandomi di contabilità, la precisione è una regola imprescindibile: i conti devono tornare alla perfezione e la partita doppia non ammette errori nemmeno di un centesimo. È una forma mentis che mi accompagna da sempre e che mi porta a controllare ogni dettaglio con rigore.
Ma la valutazione della precisione di per sé non dice niente se non la si rapporta ad un’altra variabile fondamentale, la più importante della vita moderna: IL TEMPO.
Solamente mettendo in relazione la precisione con il tempo si può ragionare con cognizione di causa. Vediamolo in dettaglio.
La precisione sul lavoro
Nel mio lavoro la precisione conta moltissimo, in alcuni casi deve essere addirittura maniacale ma non sempre. Ci sono delle circostanze in cui per motivi di tempo o di opportunità è necessario velocizzare i ritmi a scapito della precisione.
Purtroppo mi accorgo che chi è abituato a “spaccare il capello” deve farsi violenza per potere “darci un taglio”. E spesso mi domando se, dovendo scegliere, è meglio lavorare con maggiore velocità ma a rischio di imprecisione o lavorare con più precisione a discapito della lentezza. A mio avviso un buon responsabile, un buon professionista, un buon manager deve saper fare queste valutazioni e metterle in campo.
Per quel che mi riguarda mi sono data una regola per non rischiare di cadere nella tentazione di perdere tempo a rendere tutto perfetto in qualsiasi cosa faccia: una sorta di salvacondotto interno che mi aiuta a non farmi imprigionare dall’eccesso di precisione. La chiamo “regola del 90%”: significa che posso concedermi di sacrificare fino a un 10% di precisione se le circostanze lo richiedono. A volte questo margine è nullo, altre volte rappresenta il massimo della tolleranza possibile.
Nel lavoro, però, il ragionamento cambia leggermente. Perché dobbiamo chiederci: siamo davvero sicuri che l’imprenditore — o il cliente — preferisca sempre e comunque un lavoro impeccabile, pagandolo di più, quando può risultare del tutto accettabile un risultato un po’ meno accurato ma consegnato in tempi più rapidi?
La precisione NEL QUOTIDIANO: QUANDO E’ L’ALTRO A NON ESSERE PRECISO
Avete notato quanto meno accurati sono i lavori che fanno oggigiorno gli artigiani? Una volta si chiamava l’artigiano con la certezza quasi granitica che il lavoro veniva fatto “a regola d’arte”, invece oggigiorno sempre più spesso mi accorgo che imbianchini, carrozzieri, idraulici, sarti, meccanici spesso ti restituiscono il lavoro commissionato con qualche falla, e tu ci devi ritornare sopra più e più volte e quasi minacciare di non pagarli finché non ti fanno un lavoro decente. E pensare che anni fa si “andava a bottega per imparare un’arte”. E le professioni intellettuali non sono da meno.
DOVE E’ FINITO IL GUSTO DEL LAVORO BEN FATTO?
Si è perso nei ritmi di una vita moderna frenetica che spesso non consente di andare più lentamente, perché bisogna andare avanti, produrre di più e per fare questo si lavora peggio e più in fretta.
Siamo talmente abituati a pigiare sull’acceleratore che anche quando potremmo rallentare non riusciamo più a farlo. E poi dobbiamo fermarci perché siamo stanchi.
Se facessimo le cose più lentamente probabilmente ci stancheremmo di meno perché consumeremmo meno energia e avremmo più soddisfazione. Oltretutto andando di fretta si rischia di sbagliare, di ritornare sopra alle cose già fatte, e di impiegare più tempo diventando più frustrati.
La precisione SI IMPARA DA PICCOLI?
Ad una riunione di 4° elementare la maestra ha chiesto alle mamme se i compiti che dà ai bambini sono troppi o se sono giusti. Una mamma ha alzato la mano dicendo che la propria figlia impiega tutto il pomeriggio a farli perché vuole essere molto precisa, per cui è molto lenta. Allora ho pensato e che l’attitudine alla precisione sarà sì un fatto personale, di temperamento e di abitudini, ma a scuola dovrebbero aiutarti a coltivare e a bilanciare il livello di precisione con il tempo a disposizione e dovrebbero spiegarti che c’è il momento che bisogna andare più veloci e il momento che ci si può permettere di fare un lavoro più accurato. Un test a crocette e un tema richiedono tempi e livelli di accuratezza ben diversi, e bisogna essere in grado di svolgerli entrambi nelle dovute maniere.
Perché l’equilibrio instabile fra velocità e precisione è un “giochino” che si può imparare, a patto di saperlo gestire correttamente anziché subirlo passivamente.
Forse la vera precisione non sta nel fare tutto perfettamente, ma nel capire quando fermarsi.
Saper dosare l’impegno e riconoscere quel punto in cui l’energia spesa in più non cambia il risultato, ma toglie tempo ad altro — al pensiero, alla creatività, o semplicemente alla vita.
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