Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

PERCHE’ IL LAVORO DEVE ESSERE RETRIBUITO

IL LAVORO DEVE ESSERE RETRIBUITO
“Non puoi lavorare aggratis. E’ diseducativo per i bambini”
Si è molto parlato nel corso dell’ultimo Festival di San Remo della conduzione di Maria De Filippi senza compenso. Ho molto apprezzato il gesto di una donna di spettacolo che, oltre ad essere conduttrice e presentatrice, è anche imprenditrice al 50% in un’azienda, la Fascino PGT Srl, che nel 2015 ha fatturato 52,3 milioni di euro. In un momento di vacche magre avere deciso di non pesare sulle risorse pubbliche è stato un gran bel gesto, considerato il fatto che un interessante indotto sull’attività della sua società l’avrà sicuramente avuto.
 
Tuttavia nel corso della gag di Crozza nei panni dell’esilarante Razzi c’è stato un momento che mi ha fatto pensare, ed è stato quando Razzi-Crozza ha dato 10 euro in mano a Maria dicendo “Non puoi lavorare aggratis. E’ diseducativo per i bambini”.
 
E’ veramente così?
 
Ci sono casi in cui è opportuno non farsi pagare ma a mio avviso sono veramente pochi. Il classico esempio è il professionista o l’artigiano che ha un rapporto continuativo con un cliente e in alcuni casi decide di non farsi pagare nell’ottica di un rapporto di alternanza e di vantaggio reciproco. Il che non significa che uno dei due ne deve approfittare ma che entrambi devono essere soddisfatti.
 
Al di fuori di questi casi non è etico né corretto offrire o pretendere delle prestazioni gratuite. Leggo ad esempio che molti approcciano figure professionali sul web chiedendo consulenze gratuite pensando che tutto sia dovuto. Ma non a tutti è chiaro che il web è una vetrina e non è beneficienza. Il limite che il professionista decide di porre nel divulgare le proprie competenze deve essere rispettato.
 
Quando poi si entra nel regno del lavoro dipendente si apre un abisso.
 
“Stage” full time rimborsati a pochi spicci al mese, o tirocini gratuiti che a volte non prevedono neanche un rimborso spese sono sempre più diffusi. Ha senso lavorare gratuitamente o sottopagati solo se la contropartita è una prospettiva concreta di un lavoro o un’esperienza che sia veramente tale e che bilanci quello che si dà altrimenti io lo chiamo schiavismo. E purtroppo sta passando il concetto, specie fra i giovani, che se non ti fai sfruttare brutalmente sei prepotente, arrogante, lavativo e pure bambacione.
 
Se un giovane, anche non formato, ti dà il suo tempo tu non puoi fare finta che gli stai facendo un favore, perché, come ho detto in altre occasioni, il tempo è diventata la risorsa più scarsa che abbiamo e questo aspetto, da un punto di vista economico, ne accresce moltissimo il valore. Certo, il cuneo fiscale non aiuta sicuramente né i datori di lavoro né i lavoratori, e in alcuni casi sfruttare i vantaggi di alcuni agevolazioni può essere una boccata di ossigeno per imprese, artigiani e professionisti, ma approfittare della normativa per trasformare in regola l’eccezione della prestazione malpagata significa essere poco lungimiranti e anche un po’ stronzi.
 
Per contro chi si trova senza lavoro dovrebbe valutare, carta e penna alla mano, le reali alternative all’utilizzo di quel tempo sottopagato che decide di regalare, e magari facendoci i conti non è sempre vero che “meglio un’offerta sottopagata o gratis piuttosto che niente”,perché a volte quel niente in realtà è tempo che con un po’ di intraprendenza potrebbe essere impiegato per percorrere strade diverse, come ad esempio studiare per acquisire una professionalità più spendibile.
 
A volte è meglio rifiutare un’offerta inadeguata oggi accettando il rischio di un futuro incerto domani che potrebbe portare frutti migliori. Anche perché risalire la china poi diventa più difficile.
 
Nella corsa al ribasso si corre il rischio che quello che non viene pagato sia percepito come di minore valore, danneggiando tutto il sistema economico. Per questo Razzi-Crozza non ha tutti i torti: lavorare gratis è diseducativo, ma sfruttare il lavoro altrui quando se ne ha la possibilità è un comportamento che andrebbe biasimato da tutti, oltre che punito dalla legge.


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